4 giugno 2009

Restiamo critici ma votiamo comunista

bandabassotti01G

«Restiamo critici ma votiamo la Lista anticapitalista e comunista»:
all`altro capo del filo David Cacchioni , 48 anni, romano, tra i
fondatori della banda Bassotti, autore di alcuni testi, tra cui quello
della mitica "Barboni". Assieme a Mario Monicelli, Paolo Rossi, Cisco
dei Modena City Ramblers e Marino Severini dei Gang, la storica
formazione di combat rock ha firmato l`appello per votare alle Europee
la lista comunista e anticapitalista.

«La Banda - spiega a Liberazione - non è un partito. Alcuni di noi,
negli anni, hanno votato per Nunzio D`Erme. All`inizio ci sembrava
importante che ci fosse Rifondazione. In altri momenti abbiamo dovuto
votà Rutelli!». Come la maggior parte dei musicisti David non vive di
musica. Manovale, facchino, fa quello che capita, «precario come tutto
il mondo. Abbiamo deciso di firmare l`appello anche se io non sempre mi
riconosco nella sinistra elettorale». Nei pochi minuti di intervista
emerge la delusione per la stagione del centrosinistra al governo.
«Parecchie leggi antioperaie e antisindacali sono venute proprio con il
governo Prodi e molti operai sono finiti a votare Lega. Oppure, nelle
periferie, prende piede la destra. Io vivevo a San Basilio, periferia
est di Roma. Bene, negli ultimi anni è cresciuta un`egemonia del
centrodestra perché la sinistra è sparita dai quartieri e il sindacato
concertativo non sempre ha difeso le lotte dei nostri nonni.
Bisognerebbe tornare per strada».
Il cronista ricorda che i comunisti stanno già provando a farlo, fa
l`esempio del partito sociale, del pane a un euro, delle Brigate di
solidarietà attiva che da quasi due mesi operano tra i campi dei
terremotati abruzzesi. «Mi sembrano cose interessanti, ma il problema
reale è che un affitto costa 700 euro e che con mille euro di salario
non si campa».

Banda_Bassotti,_1__May_2008_KreuzbergFabio Santarelli , per tutti Scopa, 51 anni, romano, chitarra solista e
voce del gruppo insieme dalla fine degli anni `80, ricorda il mito
fondativo: «Ci siamo conosciuti per strada, eravamo redskin,
antifascisti» . C`entra parecchio con la firma in calce all`appello: «E`
uno dei valori che vorremmo tenere alti, assieme alle lotte dei
disoccupati, dei precari. Oggi in periferia è troppo visibile
l`abbandono da parte della sinistra dei presìdi sociali e politici. I
suoi esponenti, qualche volta, sembrano uomini d`affari, certe volte
anche i giovani. La carriera ha preso il posto della passione». Non è
usuale per una band che prenda posizione elettorale per una lista,
specialmente in un momento di enorme frammentazione come questo.
«Abbiamo sempre suonato nelle feste politiche di tutti - dice Santarelli
- ma l`indicazione per il voto significa non voler chiudere gli occhi di
fronte alla crisi della sinistra. E` un pensiero mio, naturalmente, ma
credo che la sinistra anticapitalista rischi di finire nei libri di
storia. Invece i comunisti, quelli che tutti i giorni sono attivi nelle
varie situazioni, hanno ancora qualcosa da dire. I politici di
professione, però, sono poco credibili. Preferisco un operaio rumeno, o
anche italiano, alla nomenclatura di partito. Mi auguro che ora siano
conseguenti con le parole che si pronunciano, senza timore di offendere
poteri forti, come quello della Chiesa o di certa stampa. I comunisti
devono riconquistare radicalità a partire dal linguaggio».


2009


«C`era bisogno di una falce e martello visibile e, speriamo, pure
credibile. Voteremo per la lista che sostiene che bisogna mantenere le
conquiste della classe operaia», dice Picchio, al secolo Paolo Picchiàmi
, cantante della Banda. Poi precisa: «Sono un operaio, un precario, non
sono un artista. E guardo il mondo con gli occhi di un operaio. Allora
ti dico che quelle conquiste, troppo spesso sono state intaccate da
tutti i governi. Il nostro appoggio alla Lista non deve far
sottovalutare le critiche.
«E` un sistema troppo perfetto, non è possibile cambiarlo, andrà
rigirato. L`idea più moderna resta quella delle nazioni governate dai
lavoratori», esordisce, infine Angelo "Sigaro" Conti , chitarra e voce.
Ma anche per lui, «è una cosa positiva che ci sia un punto di unione (la
Lista anticapitalista e comunista, ndr). Certo, siamo stati molti
critici con Rifondazione quando, alle ultime europee, non ha mandato
Nunzio D`Erme a Strasburgo». Anche con lui, il cronista cerca di capire
come sia stato possibile che Roma, soprattutto dalle periferie abbia
scelto un sindaco come Alemanno. «Sai, siamo gente di strada, diventati
comunisti dagli anni `70, ci siamo resi conto che, nelle sezioni,
c`erano operai di grande cultura. Dopo la scissione di Occhetto, invece,
siamo restati colpiti da quelle sezioni vuote. Per questo la destra è
penetrata nelle periferie. Come se quello che si diceva di sinistra
dicesse "Votateci e poi fatevi gli affari vostri". Invece la vita di
sezione è molto importante. Anche qualche "amico", gente che abbiamo
visto crescere, è diventato di destra, e sono operai. Oggi la libertà è
solo per pochi, per chi ha i soldi e può scriversi le leggi. A sinistra
vedo troppo distacco tra la base e il vertice: ad esempio, governare
Roma doveva essere l`occasione per dimostrare che eravamo migliori, e
invece m`è sembrato che tutti hanno inseguito i comitati d`affari, hanno
imparato a chiudere gli occhi quando si sta al governo per riaprirli
quando si va all`opposizione» . Anche per "Sigaro", le ferite si chiamano
Pacchetto Treu e legge 30, sono ferite al mondo del lavoro.

1 commento:

  1. il comunismo non lo fà il partito ma il proletariato.

    RispondiElimina