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2 luglio 2015

EMERGENCY: IL TUO 5x1000 FA LA DIFFERENZA


 
Come va laggiù?”
“Tutto come al solito”. Questo è più o meno quello che rispondo a chi da casa mi chiede notizie.

Manco da Lashkar-gah, Afghanistan, da tre anni, ed effettivamente va tutto come al solito.
Solo che “il solito”, a Lashkar-gah
, è quello che è successo stamattina.

Ore 9.30. Durante il giro dei pazienti sentiamo un botto. Trema la terra, tremano i muri. Tremano i visceri.

Due secondi due per guardarci gli uni con gli altri, immobili. Poi ognu
no si muove, come un robot, come non avesse fatto altro in tutta la sua vita. Dimi, la Medical Coordinator, corre al cancello dell’ospedale e poco dopo comunica via radio l’attivazione del mass casualty plan. Altri minuti, in attesa che i pazienti arrivino, le tende fuori dal Pronto Soccorso pronte, ogni membro dello staff pronto al proprio posto, la sala dei giochi riadattata a reparto per spostare i pazienti meno gravi e far posto a chi arriverà.

“Quanti?”. È la domanda che rimbalza in quei lunghi minuti di attesa. Nessuno risponde. Nessuno sa. Un camion-bomba si è fatto saltare a pochi chilometri da qui, vicino a una caserma di polizia. Lì di fianco c’è una scuola. Momenti interminabili nei pensieri, pochi minuti sulle lancette in realtà.
 
Poi tutto si confonde in un caos ordinato in cui ognuno sa cosa fare. La prima ad arrivare è una bambina di 9 anni con una scheggia in testa, “brain out” dicono, “il cervello fuori”. Immediatamente dopo una donna, scheggia nell’addome.

Poi non li distinguo più. In quel momento sono solo corpi, corpi feriti. Corpi da esaminare, da mettere in lista per la sala operatoria, da trasferire in reparto, da suturare, da curare. Riesco appena a realizzare che la maggior parte di loro sono bambini: solo adesso, dopo qualche ora, mi ricordo della scuola. Ci siete incappati bambini miei, siete uno dei tanti “effetti collaterali”.

Alla fine sono arrivati 35 feriti. Per 11 di loro è necessario un intervento chirurgico, gli altri se la cavano con un po’ di medicazioni, tornano a casa, là, fuori dal cancello bianco e rosso dell’ospedale, tornano da dove sono venuti. Non so se è proprio un “cavarsela”.

Ore 12.30, fine della mass casualty, dal distretto di Sangin arriva un paziente con un proiettile nell’addome. Lo portano gli infermieri di uno dei nostri Posti di primo soccorso. Poco dopo un ragazzino di 12 anni, scheggia nell’inguine… ricomincia la silente processione.

“Come va a Lashkar-gah?”
“Al solito… va tutto come al solito”.

— Roberto, infermiere di Emergency in Afghanistan

22 aprile 2015

LA STORIA AL CONTRARIO



 
LA STORIA AL CONTRARIO SECONDO LE MARIONETTE DELLA NATO CHE GOVERNANO KIEV
Alcune notizie flash dal Banderastan (dal nome di Stepan Bandera, eroe della nuova Ucraina filo-atlantica, nonché noto criminale di guerra e collaboratore delle truppe d’occupazione naziste in Unione Sovietica).
Non passa giorno che le marionette della NATO che governano a Kiev, non delizino il mondo con la loro ignoranza storica e pochezza politica oltre che umana. Ma vediamo cosa ci riservano oggi gli eroi dei PiDioti locali (vi ricordo sempre di memorizzare le immagini dell’europarlamentare del PD Gianni Pittella che arringa una folla di nazisti a Kiev).
Le prime avvisaglie si sono avute a gennaio quando, durante una visita in Germania, il primo ministro ucraino Arsenij Jatsenjuk ha dichiarato alla TV tedesca ARD: “noi tutti ci ricordiamo bene dell’invasione di Germania e Ucraina da parte dell’Urss nel 1941”. Credo che simili idiozie non meritino nemmeno un commento, basta ricordare che il 22 giugno 1941 la Germania nazista e i suoi alleati, lanciarono l’invasione dell’Unione Sovietica con il nome di Operazione Barbarossa. Inoltre anche i bambini sanno che l’Ucraina fino al 1991 ha fatto parte dell’URSS quale Repubblica Sovietica; in pratica, il povero primo ministro sostiene che i sovietici si siano invasi da soli. Ci sarebbe da ridere se non si parlasse di una tragedia che è costata la vita a circa venti milioni di cittadini sovietici.
Passiamo a fine marzo con le dichiarazioni di Dmitri Yarosh, deputato della Rada, leader di Settore Destro, nonché vice ministro della difesa. Cosa ha sostenuto questo simpatico personaggio? In un’intervista per il quotidiano ucraino Obosrevatel, ha dichiarato che gran parte del Donbas “è popolata da Sovoks – veri Sovoks [termine spregiativo per definire i cittadini sovietici in generale e i russi in particolare N.D.A.]. E dovrebbero essere deportati. Abbiamo a che fare con chi non vuole vivere secondo le regole e le leggi dello Stato, e devono essere trattati in modo molto duro. Ivi incluse la deportazione, la privazione dei diritti civili, e così via. Senza la forza, non sarà possibile fare niente con la regione, o, come si dice, invertire la tendenza… Dopodiché un programma di ‘Ukrainizzazione amorevole’ può cominciare.” Si sta forse prevedendo una pulizia etnica? Non ditelo al premio Nobel per la pace Obama e alle maestrine dalla penna rossa sue seguaci; potrebbero rimanerci male sapendo quanta nobiltà d’animo esprimono i loro referenti ucraini.
Si arriva infine ai primi giorni di aprile, quando la Rada (quell’ammasso di nazisti e servi dell’imperialismo che è il parlamento ucraino), ha votato una legge che mette sullo stesso piano il nazionalsocialismo di Adolf Hitler con il comunismo dell’Urss, adottando di conseguenza una normativa che ne vieta i simboli di entrambi, come anche la negazione del loro carattere “criminale”. Per chi infrange tali norme la pena prevista arriva fino a 5 anni di carcere. In pratica con questa decisione si mette definitivamente fuori legge il Partito Comunista Ucraino che nelle ultime elezioni regolari aveva ottenuto il 13% di consensi, oltreché dare un’idea della storia secondo i padroni di Washington. Anche qui il silenzio dei paladini dei diritti umani è davvero assordante, in effetti questi devono valere solo per i paesi che si oppongono all’egemonia planetaria anglosionista; ci si potrebbe quindi chiedere dove sono le Femen, le Pussy Riot, le Luxuria; dove le Boldrini con i suoi battaglioni di maestrine dalla penna rossa… Probabilmente risulta molto più proficuo cercare inesistenti delitti nella Russia di Putin, piuttosto che denunciare quelli reali nell’Ucraina a stelle e strisce.
Isidoro Ferrari

7 ottobre 2014

BANDA BASSOTTI - " NO PASARAN! "


Tratto da: http://www.senzatregua.it/





Quest’oggi il gruppo musicale italiano “La Banda Bassotti” è partito da Mosca per tornare in patria ma quello che è riuscito a fare deve trovare una sua continuazione fino a quando la guerra contro il fascismo non si concluderà con la vittoria contro di esso. Ultimamente avevamo pubblicato sul nostro sito le dichiarazioni del gruppo e il comunicato stampa dell’unico concerto che si sarebbe tenuto a Mosca. La Banda Bassotti con il viaggio in Russia ha voluto dare un esempio concreto delle sue intenzioni. “La Carovana della pace” viaggiando verso la Novorossija ha dato concerti itineranti lungo il percorso. Qualcuno tra i malpensanti sicuramente dirà: “Ecco, in Novorossija non ci sono arrivati e invece di promesse sì che ne avevano fatte…”.
Io da testimone posso dire questo: il gruppo era intenzionato ad esibirsi in Novorossija a costo di passare il confine prendendo i sentieri battuti dagli animali che attraversano i territori che si trovano sotto continuo fuoco nemico. Erano pronti, con i loro strumenti musicali sulle spalle ed equipaggiati militarmente, nel caso si fosse trovato un accompagnatore.




Questo non è successo, ma quella loro determinazione, parlando personalmente, mi è parsa impressionante. Questi ragazzi e i giornalisti che li accompagnavano hanno dato prova di tale coraggio che a stento riesco a trovarne di simil sorta nel mio cerchio d’amici più cari.
Fino all’ultimo momento hanno atteso il lasciapassare per attraversare la frontiera russa anche solo per il tempo necessario di dare il concerto. I miliziani di Lugansk hanno provveduto a fornirli un pullman per arrivare fino al posto di ritrovo. A Lugansk e in tutte le località limitrofe lungo il confine, le persone attendevano con grande speranza e riconoscenza il concerto di questa “Banda Bassotti”. Tutti i componenti della “carovana della pace” (di cui facevano parte anche giornalisti stranieri provenienti dalla Grecia, dalla Spagna, dai Paesi Baschi, accompagnatori del ROT FRONT (РОТ ФРОНТ), del RKRP-KPSS (РКРП-КПСС) e membri del KPRF (КПРФ) ) hanno cercato di trovare ogni via possibile per uscire dal vicolo cieco in cui erano incappati, mettendosi in contatto anche con personalità militari molto influenti per ricevere il lasciapassare necessario ad attraversare il confine russo.




Quando sono scaduti tutti i termini ed è sfumata ogni speranza di raggiungere anche solo Lugansk si è deciso di dare il concerto nel centro città di Donec’k nella regione di Rostov, in piazza, proprio non lontano dalla statua di Lenin. Qui, in tutto il suo splendore, sostenuta da un’apparecchiatura musicale all’avanguardia, si è realizzata una vera e propria favola musicale che ha del’ eroico. Senza alcun preavviso ma soltanto attirati dal suono della musica, sono arrivati moltissimi abitanti del posto. Intere famiglie con i bambini, persino le anziane casalinghe si sono fermate incapaci di resistere al turbinio di emozioni che suscitava la musica; numerosi gruppi di giovani si sono buttati in pista per ballare. Non mi è possibile trasmettere con le parole ciò che abbiamo vissuto.
Io personalmente ho visto un’anziana donna che è rimasta in piedi con la sua busta della spesa durante tutto il concerto, riuscire a farsi largo tra la gente per andare a ringraziare il solista. Moltissimi ragazzi, vinto l’imbarazzo, sono accorsi a chiedere autografi o a farsi una foto per ricordo; il tutto mentre nascevano poetici discorsi in una lingua che fondeva l’italiano, lo spagnolo, l’inglese e il russo. L’atmosfera di festa ha invaso tutta la piazza e quando il gruppo ha lasciato il palco per dirigersi verso la statua di Lenin, tutta la piazza si è diretta con loro. Si è addirittura avvicinata una guardia di frontiera e con tono di scuse ha detto: “Capiteci, noi purtroppo senza alcun’ autorizzazione non possiamo fare nulla…”.
Le persone anziane con le lacrime agli occhi hanno ringraziato per le meravigliose emozioni positive che il gruppo ha portato dopo un così lungo periodo buio, un periodo nel quale un sorriso è divenuto merce rara. E così, tutta la folla unita con il gruppo ha scandito a gran voce: “Il fascismo non passerà! Non passerà!”.
Ci è voluto molto tempo prima che la folle iniziasse a disperdersi, tutti volevano un altro bis e semplicemente non volevano lasciarli andare via, benché si fosse fatto molto tardi e si sarebbe dovuto ritornare con il buio. Per il grande pubblico è stata una grande sorpresa scoprire che dopo il concerto, il gruppo davanti alla presenza dei giornalisti ha consegnato agli organi ufficiali della milizia i ricavati raccolti durante i concerti di beneficenza (una somma piuttosto consistente in euro) e una serie di beni primari per i volontari (sacchi a pelo, cuffie da mettere sotto gli elmi, medicinali, ecc.); una tale quantità di beni che il gruppo ha portato con se sacrificando parte del proprio bagaglio personale. Effettivamente, quando ci siamo incontrati, mi ero molto sorpresa che portassero una così grande quantità di bagagli e soltanto in quel momento capii che tutte quelle cose erano per i combattenti e che il gruppo era disposto a sacrificarsi al massimo per portare il più possibile per coloro che dovevano combattere e sopravvivere in quelle terre. Tutto questo dimostra chiaramente come la carovana abbia raggiunto il suo fine ultimo, senza considerare il fatto che anche una parte della milizia popolare, seppur piccola, è riuscita ad assistere al concerto.
Questo è solo un appunto che scrivo di getto ora che le mie impressioni sono ancora fresche e vivide nella mente. Spero che le registrazioni del concerto e delle interviste vengano pubblicate presto; interviste alle quali il gruppo ha sempre acconsentito di dare a chiunque avesse avuto qualcosa da chiedere. Perfino in tarda notte, all’arrivo all’aeroporto di Mosca poco prima della partenza verso casa, senza curarsi della stanchezza accumulatasi, il gruppo ha dato un’intervista collettiva per i siti ROT FRONT (РОТ ФРОНТ) e del Partito Comunista Operaio di Russia – Partito Comunista dell’Unione Sovietica (РКРП-РПК): questo per trasmettere quanto più velocemente e in larga scala la loro opinione e l’appello perché vengano inviati quanti più aiuti possibili e quanto più sostegno al popolo del Donbass impegnato nella guerra al fascismo. Quindi, a tutti gli antifascisti del mondo: aiutate i combattenti antifascisti!
Fino alla completa vittoria contro il fascismo! Per questo sono stati fatti questa serie di concerti e per questo sono stati fatti tanti appelli sul palco. Perché così come dice una vecchia canzone sovietica: se tutte le persone della terra saranno per la pace, il FASCISMO NON PASSERA’!

25 luglio 2014

Sostieni la "Carovana antifascista" della Banda Bassotti


 
COMUNICATO DELLA BANDA BASSOTTI

http://www.youtube.com/watch?v=GcbsUST9lQI
 
Ci rivolgiamo alla nostra grande Famiglia, a tutti i Banditi senza Tempo, agli Antifascisti, alla Classe Operaia, ai lavoratori, ai disoccupati e agli sfruttati. Dovunque essi siano.
Da molti mesi assistiamo ad una politica del silenzio. In tutta Europa non trapelano notizie di quello che il governo nazista di Kiev sta facendo nel Donbass ed in tutta l’Ukraina. La stampa italiana ed europea è completamente asservita all’Unione Europea ed alla politica degli Stati Uniti d’America.

Nessuna notizia riguardante i bombardamenti sui civili, le persecuzioni di Russi, di comunisti e di chiunque possa sembrare un Partigiano delle milizie Popolari; nessun cenno al fatto che l’”europea” Ukraina sia il più grande laboratorio per il neonazismo internazionale.
Stanchi di questo, in completo accordo con le Milizie Popolari della Novarossija, stiamo organizzando una Carovana Antifascista con raccolta di fondi, portando nelle terre del Donbass la nostra solidarietà antifascista e un concerto. Come già abbiamo fatto in Nicaragua nel 1984, in Salvador nel 1994, in Palestina nel 2004 siamo pronti per questo viaggio.
Dal 26 al 30 settembre 2014 saremo nelle terre che resistono all’attacco dei nazisti, visiteremo Novarossija. Il nostro programma prevede un concerto a Rostov on Don, la città che ospita un immenso campo profughi e un concerto in Novarossija. Non possiamo dire dove, impossibile visti i bombardamenti, ma faremo il possibile. A tutti gli antifascisti chiediamo un aiuto economico per il viaggio e per portare materiale alle popolazioni del Donbass.

Sappiamo di contare su una grande Famiglia.
Come già in Spagna nel 1936 dove migliaia di Internazionalisti hanno combattuto a fianco della Repubblica di Spagna: NO PASARAN!

23 luglio 2014

I bambini di Gaza

"GAZA"
di Gabriel Rosenstock
 
 
"Chiude gli occhi della bambola invece dei suoi.
Una bambina di Gaza ha già visto qualunque cosa nel mondo" 

30 giugno 2014

Con l'Ucraina antifascista


 
Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo
Ernesto ”Che” Guevara
@BANDA_BASSOTTI  @GRIDALOFORTE @UcrainaResiste1

29 maggio 2014

Comunicato di Union Borotba (Lotta) sulle "elezioni di sangue" in Ucraina


 
Comunicato di Union Borotba (Lotta)
sulle "elezioni di sangue" in Ucraina
 
Le cosiddette elezioni, tenute dalla giunta Kiev il 25 Maggio, non si possono considerare giuste o legittime. Le elezioni tenute nel bel mezzo della guerra civile nella parte orientale del paese e del terrore neonazista nel Sud e Centro, non sono state libere.

Lo stesso corso della campagna elettorale è stato senza precedenti con ogni inimmaginabile violazione delle norme democratiche. I candidati presidenziali sono stati picchiati e non è stata permessa la campagna. Diversi candidati si sono ritirati per protesta contro la farsa.

A Odessa e in altre regioni, sono stati documentati casi di seggi "sorvegliati" da unità ultra-nazionaliste portati da Kiev e dall'Ucraina occidentale. Ciò non può essere definito altro che come una pressione esplicita sugli elettori.

In Crimea e nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, le cosiddette elezioni non si sono svolte. Nelle regioni Odessa e Kharkov, i seggi erano quasi vuoti. Molti di coloro che sono andati a votare hanno annullato il loro voto, scrivendo slogan contro la giunta di Kiev. Tuttavia, la cosiddetta Commissione Elettorale Centrale ha dichiarato una partecipazione del 60%!

Migliaia di persone in diverse città del paese sono scese in strada per protestare contro le "elezioni di sangue". Tuttavia, i risultati annunciati dalla giunta saranno riconosciuti dell'obbediente Commissione Elettorale Centrale e dagli osservatori Occidentali.

Va notata l'ipocrisia dei cosiddetti campioni delle elezioni giuste. Essi criticano le elezioni viziate nella Federazione Russa e in altri paesi, ma adesso chiudono un occhio alla palese falsificazione e flagrante violazione delle "elezioni" del 25 Maggio. Questo dimostra ancora una volta che il criterio dell'"onestà" per l'opinione pubblica liberal ufficiale non è reale rispetto alle procedure elettorali, ma è leale al regime che tiene le elezioni per l'imperialismo occidentale.

Come previsto, il vincitore dell'"elezione" presidenziale è stato il miliardario Poroshenko. Poroshenko, insieme ad altri miliardari come Igor Kolomoisky e Sergei Taruta, è divenuto la personificazione del trasferimento diretto del potere statale ai grandi capitalisti. Poroshenko è il principale esempio della classe dirigente dell'Ucraina "indipendente" – la parassitaria oligarchia borghese che ha saccheggiato il paese negli ultimi 20 anni.

Il percorso politico di Poroshenko è rivelatore. Alla fine degli anni '90 era un membro leale dell'allora Presidente Kučma del Partito Social Democratico d'Ucraina (Unito). Poi fu uno dei fondatori del Partito delle Regioni. Poi - un amico e alleato del presidente Viktor Yushchenko. Un leader lobbista per la cosiddetta "integrazione Europea", Poroshenko è infine diventato uno dei leader e sponsor di Euromaidan.

Non c'è dubbio che Poroshenko continuerà il corso di Turchinov e Yatsenyuk nell'interesse di un sottile strato dell'oligarchia. Poroshenko continuerà la sporca guerra della giunta contro il proprio popolo nel Donbass. Poroshenko continuerà ad attuare le misure antipopolari imposte dal FMI portando il Paese al disastro economico.

Il trasferimento diretto del potere all'oligarchia e il rafforzamento delle tendenze neo-fasciste sono conseguenze dirette di Euromaidan, come Unione Borotba aveva avvertito lo scorso autunno. Solo le persone politicamente molto ingenue potevano aspettarsi un risultato diverso da un movimento guidato da neoliberisti e ultra-nazionalisti, e sponsorizzato dai più grandi capitalisti.

I risultati hanno mostrato una sconfitta devastante per i nazionalisti radicali - e Tyagnybok [leader di Svoboda] e Yarosh [leader di Settore Destro], che insieme hanno raggiunto solo il 2 %. Il terrore contro il popolo, contro la sinistra e le forze democratiche e lo spiegamento di unità combattenti nazionaliste, non hanno promosso la crescita della popolarità delle forze fasciste. Tuttavia, nonostante il loro scarso sostegno pubblico, l'estrema destra rimarrà un elemento importante del sistema politico della dittatura Kiev. Il loro ruolo è la violenta repressione degli oppositori del regime oligarchico. Questo è il ruolo tipico dei movimenti fascisti.

Noi non riconosciamo l'esito di queste pseudo elezioni ignorate dalla maggioranza. Noi continueremo la campagna di disobbedienza civile contro la giunta di oligarchi e nazionalisti.


Tratto da: http://resistenciasiempre.blogspot.it/

13 novembre 2013

Campagna di boicottaggio sportivo a Israele

 
 
Venerdì 15 Novembre, presentazione a Madrid della campagna:
Mostra il cartellino rosso alla colonizzazione!

 
Grupo BDS Madrid
Una delle maggiori sfide propagandistiche dello stato israeliano è tentare di presentarsi al mondo come uno stato normale, vendere una immagine cosmopolita e occidentale in modo da farci dimenticare poco a poco del regime di apartheid al quale sottomette il popolo palestinese.
Così, non sorprende che partecipa a competizioni sportive o attività culturali europee come se fosse un paese dell’Unione Europea, come se la regione nella quale vive non fosse sufficiente per loro.
Lo sport è uno strumento di occupazione che Israele utilizza senza nessun pudore.
Una delle innumerevoli forme nelle quali si materializza questa occupazione è attraverso la negazione sistematica del normale sviluppo delle attività sportive palestinesi: arresta i giocatori, impedisce la loro libertà di movimento e formazione, distrugge gli impianti sportivi. Il caso del calciatore Mahmoud Sarsak  è il più significativo, fu arrestato mentre si trasferiva dalla sua città natale Gaza a Nablus, in CisGordania, dove andava a cominciare a giocare per la squadra Balata Youth.
Durante questo spostamento fu arrestato e incarcerato per tre anni applicando la detenzione amministrativa, meccanismo israeliano che permette l’arresto per un periodo di sei mesi rinnovabile a tempo indefinito senza prove né giudizio.
Prima di questa violazione dei diritti umani, come molti altri prigionieri politici, iniziò uno sciopero della fame che durò tre mesi.
La conseguenza di tanto tempo senza mangiare e delle torture fisiche e mentali che soffrì in prigione si trascineranno per il resto della sua vita.
Se questo non bastasse, spesso si sentono i portavoce sionisti che utilizzano il discorso ricorrente e falso di “non  mischiare sport e politica”.
Lo fanno celandosi dietro l’immagine sana e conveniente di sportivi per coprire i loro crimini di guerra o utilizzandole in campagne propagandistiche dell’esercito.
Il Maccabi di Tel Aviv afferma di essere andato a "incoraggiare" le truppe israeliane al confine di Gaza durante la sanguinosa operazione “Piombo Fuso (2008-09)” che si concluse con l’uccisione di più di 1.400 palestinesi (inclusi più di 300 minori), lasciando migliaia di feriti e città ridotte in macerie.
Stadio Olimpico di Gaza, distrutto in un bombardamento
israeliano durante l’operazione Piombo Fuso
Durante l’ apartheid sudafricano, il boicottaggio sportivo e  la partecipazione di atleti provenienti da tutto il mondo, ha giocato un ruolo fondamentale per porre fine a questo vergognoso regime.
La campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) lanciata nel 2005 da più di 170 organizzazioni palestinesi inspirata a quel movimento antiapartheid chiese alla comunità internazionale di fare lo stesso con Israele: esigiamo la fine dell'occupazione, della colonizzazione e dell'apartheid.
Venerdì 15 Novembre alle 20h, presentiamo la campagna di boicottaggio sportivo alla Taberna Castellana (C/ Picos de Europa 45, Portazgo)

Mostra il cartellino rosso alla colonizzazione!


18 giugno 2013

NON CI MANDATE ALL'INFERNO, CI SIAMO GIA'. SOSTIENI MEDICI SENZA FRONTIERE

 
Secondo te quante pallottole sono state sparate in due anni di guerra?

Nessuno le ha contate. Come
noi non abbiamo contato il numero di pallottole che abbiamo estratto dai corpi delle vittime in Siria.
Ma contiamo sul tuo aiuto per salvare la vita di donne, uomini e bambini che non hanno nessuno se non noi.
E te.
Grazie.
 
Con 52 €uro porti cure d'emergenza a 20 persone.
Con 100 €uro fornisci cibo terapeutico a 416 bambini.

29 maggio 2012

Il crimine di Gheddafi: Far funzionare l'economia della Libia a vantaggio dei libici

di Gowans Stephen

"Le compagnie petrolifere sono controllate da stranieri, che grazie ad esse hanno guadagnato milioni. Ora, i libici devono trarre profitto da questo denaro", Muammar Gheddafi, 2006.

Il Wall Street Journal del 5 maggio fornisce la prova, oltre a quelle già raccolte, che alla radice dell'intervento militare della NATO in Libia dello scorso anno vi era l'opposizione alla politica economica del governo Gheddafi.

Secondo il quotidiano statunitense, gli accordi più favorevoli ai libici, che il governo Gheddafi stava contrattando, fecero infuriare le compagnie petrolifere private tanto da "sperare in un cambio di regime in Libia... che potrebbe alleggerire alcune delle dure condizioni che avevano dovuto accettare nella partnership" con la compagnia petrolifera nazionale libica. [1]

Per decenni, molte compagnie europee avevano goduto di accordi che garantivano loro la metà della del petrolio di alta qualità prodotto negli impianti libici. Alcune grandi compagnie petrolifere speravano che il paese avrebbe aperto ulteriormente agli investimenti, dopo che da Washington erano state revocate le sanzioni nel 2004 e i giganti statunitensi erano rientrati nella nazione nordafricana.

Ma negli anni che seguirono, il regime di Gheddafi rinegoziò la quota delle compagnie petrolifere spettante da ogni impianto, facendola passare dal 50% circa a un decisamente più basso 12%.

Subito dopo la caduta del regime, diverse compagnie petrolifere straniere hanno manifestato la speranza di ottenere condizioni migliori negli accordi esistenti o più interessanti per quelli futuri. Fra quelle che nutrono speranze in un'espansione libica vi sono la francese Total e l'olandese Shell.

"Vediamo la Libia sotto il nuovo governo come una grande opportunità", diceva Sara Akbar, amministratore delegato della compagnia privata Kuwait Energy, lo scorso novembre in un'intervista, e aggiungeva che "Sotto Gheddafi, le esplorazioni erano ferme a causa dei termini molto duri". [2]

Il giornale aveva già riferito dei termini "duri" (leggasi pro-libici) che il governo Gheddafi aveva imposto alle compagnie petrolifere straniere.

Nel quadro di un nuovo e più stringente sistema, noto come EPSA-4, il regime vagliava le offerte delle grandi compagnie discriminando sulla base di quanta parte della produzione futura avrebbero lasciato la Libia. I vincitori abitualmente promettevano oltre il 90% della loro produzione alla National Oil Corp. (NOC, la compagnia nazionale petrolifera libica).

Intanto, la Libia manteneva i suoi gioielli off limits agli stranieri. Gli immensi campi petroliferi terrestri, che rappresentavano la maggior parte della sua produzione, rimanevano prerogativa delle compagnie statali libiche.

Anche le imprese da anni presenti in Libia avevano ricevuto un trattamento duro. Nel 2007, le autorità iniziarono a forzarle per rinegoziare i loro contratti per portarli in linea con EPSA-4.

Una vittima è stata Eni, il colosso energetico italiano. Nel 2007, ha dovuto pagare 1 miliardo di dollari di incentivi per riuscire a prolungare la durata dei suoi interessi libici fino al 2042. Anche la sua quota di produzione è caduta dal 35-50%, a seconda dell'impianto, ad appena il 12%. [3]

L'insoddisfazione delle compagnie petrolifere stava anche nel fatto che la compagnia di stato libica "stabiliva che le società straniere dovevano assumere libici ai migliori posti di lavoro". [4]

Nel novembre 2007, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti avvertiva che "la leadership politica ed economica della Libia persegue politiche sempre più nazionalistiche nel settore energetico" e che vi erano "prove crescenti di nazionalismo sulle risorse libiche" [5], citando un discorso del 2006 in cui Gheddafi dichiarava: "Le compagnie petrolifere sono controllate da stranieri che grazie ad esse hanno guadagnato milioni. Ora, i libici devono trarre profitto da questo denaro". [6]

Il Governo di Gheddafi aveva forzato le compagnie petrolifere a dare alle loro filiali locali dei nomi libici. Peggio ancora, "le leggi sul lavoro sono state modificate per 'libianizzare' l'economia", vale a dire riformate a vantaggio dei libici. Le compagnie petrolifere "sono state spinte ad assumere dirigenti, tecnici e capi del personale libici". [7]

Il New York Times riassume così le critiche dell'Occidente. "Il colonnello Gheddafi si è dimostrato essere un partner problematico per le compagnie petrolifere internazionali, alzando spesso tasse ed imposte ed avanzando altre richieste". [8]

Anche se l'opposizione delle compagnie petrolifere private e del governo degli Stati Uniti alle politiche economiche filo-libiche di Gheddafi non prova che l'intervento militare della NATO sia avvenuto per rovesciare il governo, è tuttavia coerente con tutta una serie di prove che vanno in questa direzione.

In primo luogo, possiamo rigettare le argomentazioni occidentali che spiegano l'impiego della sua alleanza militare per motivi umanitari. Mentre la guerra civile in Libia diventava incandescente, un'alleanza di petromonarchie a guida saudita inviava truppe e carri armati in Bahrain per schiacciare una rivolta. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia - alla guida dell'intervento in Libia - non hanno fatto nulla per fermare questa violenta repressione. Significativamente, il Bahrain ospita la V Flotta statunitense. Altrettanto significativamente, la sua politica economica, a differenza della Libia sotto Gheddafi - è stata concepita per mettere gli investitori stranieri al primo posto.

In secondo luogo, quei paesi oggetto dei tentativi occidentali di cambio di regime - Corea del Nord, Siria, Venezuela, Cuba, Zimbabwe, Bielorussia, Iran - hanno posto gli interessi economici di tutta o una parte della loro popolazione, sopra quelli degli investitori e delle società straniere. È vero che le politiche economiche di India, Russia e Cina sono in certe misure nazionaliste e che questi paesi non devono affrontare nella stessa misura le pressioni per un cambio di regime, ma per un'alleanza statunitense sono troppo grandi da conquistare senza un pesante costo in sangue e denaro. L'Occidente prende di mira i più deboli.

Infine, i governi occidentali sono dominati da grandi investitori e compagnie. Il dominio delle corporation e della finanza sullo Stato avviene in diversi modi: con attività di lobby; comprando i politici attraverso il finanziamento della campagna elettorale e la promessa di incarichi remunerativi dopo il mandato; attraverso il finanziamento di think-tank per guidare la politica del governo e con la collocazione di amministratori delegati e avvocati aziendali nelle posizioni chiave dello Stato. Aspettarsi che la politica estera sia modellata su preoccupazioni di carattere umanitario e non invece sugli interessi delle industrie petrolifere, di armi, delle società specializzate nella ricostruzione e esportazione post-bellica, significa di ignorare la grande influenza che il grande capitale e la grande finanza esercitano sugli Stati occidentali.

In alcune parti del mondo è diverso. Là, i governi hanno orientato le economie al servizio dei loro cittadini, piuttosto che mettere il lavoro, i mercati del paese e le loro risorse naturali, al servizio degli investitori esterni e delle grandi aziende straniere.

Per aver rifiutato di sacrificare la vita dei loro cittadini all'arricchimento dei titani stranieri della finanza e dell'industria, a questi paesi viene fatto pagare un prezzo. I loro dirigenti sono vilipesi dalla becera propaganda e minacciati di persecuzioni da parte dei tribunali penali internazionali finanziati e controllati dagli Stati occidentali. Sono colpiti con devastanti blocchi economici e da sanzioni le cui caotiche conseguenze sono ingiustamente addossate alla "cattiva gestione" e alle "errate" politiche economiche, con lo scopo di creare una miseria diffusa e spingere le popolazioni a sollevarsi contro i loro governi. Con il finanziamento e supporto occidentale vengono create delle quinte colonne per progettare il cambiamento di regime dall'interno. Infine, l'onnipresente minaccia di un intervento militare esterno che è mantenuta per fare pressione sui governi di questi paesi affinché facciano marcia indietro.

I peccati di Gheddafi non erano crimini contro l'umanità, ma azioni al suo servizio. La sua reputazione infangata, il governo rovesciato, il paese assediato dall'esterno e destabilizzato dall'interno, la sua vita finita per aver osato mettere in atto un'idea radicale - spingere l'economia al servizio del popolo del proprio paese, piuttosto che il suo popolo e le sue risorse naturali al servizio degli interessi delle imprese straniere.


Note

1, 2. Benoit Faucon, "For big oil, the Libya opening that wasn't, " The Wall Street Journal, May 4, 2012.

3, 4. Guy Chazan, "For West's oil firms, no love lost in Libya, " The Wall Street Journal, April 15, 2011.

5, 6, 7. Steven Mufson, "Conflict in Libya: U.S. oil companies sit on sidelines as Gaddafi maintains hold, " The Washington Post, June 10, 2011.

8. Clifford Kraus, "The scramble for access to Libya's oil wealth begins, " The New York Times, August 22, 2011.

24 novembre 2011

Il vero crimine è la guerra, non il suo rifiuto


60528L'ex membro della Raf Inge Viett, è stata condannata per aver "moralmente sostenuto" il sabotaggio di mezzi militari tedeschi
"Questa sentenza è frutto di un processo politico". Così Inge Viett subito dopo la lettura delle motivazioni per la condanna a ottanta giorni di carcere o, alternativamente, 1200 euro di multa. Inge Viett, ex membro della Raf (Rote Armee Faktion), è stata processata e condannata per apologia di reato.
Durante la conferenza pubblica dell'8 gennaio 2011 organizzata dal giornale di sinistra Junge Welt, Viett aveva legittimato le dieci e più operazioni di sabotaggio contro mezzi militari verificatesi tra il 2009 e il 2010: "Se la Germania è in guerra - aveva affermato la combattiva sessantasettenne - allora è legittimo, quale azione dimostrativa contro la guerra, incendiare gli equipaggiamenti militari". E poi ancora: "I mezzi militari dati alle fiamme in Germania avrebbero potuto portare morte e oppressione nel mondo".
Per il procuratore Matthias Weidling, quelle di Inge Viett sono parole incendiarie e chiede alla corte che sia punita con tre mesi di carcere.
Seduta al fianco del difensore Sven Richwin, Viett - capelli corti e orecchino al lobo sinistro - è apparsa serena e ha dispensato sorrisi e saluti ai suoi amici e simpatizzanti presenti in aula per mostrarle solidarietà. Sul banco degli imputati, l'ex Raf tiene aperto, alla pagina tre, il quotidiano Junge Welt: Der Krieg ist das Verbrechen, la guerra è (il vero) crimine. Perché questo, in fondo, è stato - tra le righe - in discussione nel processo del 23 novembre: è reato manifestare la propria opinione (contraria) sul più grande crimine umano? A quanto pare Inge Viett non ha la stessa libertà di parola garantita agli altri cittadini. In questo ha ragione, quando afferma che la sentenza è politica e per la verità il giudice Hammer non ne ha fatto mistero. Considerato il suo passato (nocciolo duro della Raf), il suo carisma e sèguito (il regista Schlöndorff ha costruito il film "Il silenzio dopo lo sparo" sulla sua biografia), le parole di Viett hanno un peso diverso: avendo sostenuto "moralmente" quegli atti criminosi - si legge nella sentenza - l'imputata Viett ha, di fatto, promosso l'emulazione di tali reati creando un senso di insicurezza nella società tedesca.
Fuori al tribunale di Berlino c'è un piccolo gruppo di sostenitori, alcuni dei quali hanno viaggiato diverse ore per essere presenti: "Bisogna raccontare cosa sta accadendo in Germania", dice un uomo sulla cinquantina e che vive a un centinaio di chilometri dalla capitale. "Qui è in pericolo la libertà di parola". L'uomo, che preferisce non dire il proprio nome, racconta di altri due processi: Thies Gleiss, portavoce del partito di sinistra Die Linke nel Nord Reno-Westfalia, sarà alla sbarra per aver definito assassini i soldati tedeschi in Afghanistan (vale la pena di ricordare che il colonnello Klein, colui che ordinò l'attacco aereo e l'uccisione di oltre cento civili afgani a Kunduz, non è stato ritenuto responsabile di quella strage). Anche il direttore del Junge Welt è stato processato - ma assolto - per aver riportato il discorso di Viett dell'8 gennaio 2011. Il giudice, nell'assolverlo, ha ricordato quanto sia pericoloso mettere in discussione la libertà di stampa.
Il processo Viett può costituire uno spartiacque nella futura gestione degli estremismi: la Germania ha sempre prestato più attenzione al terrorismo rosso che metteva nel mirino gli uomini dell'establishment, meno al terrorismo bruno che invece punta a immigrati e persone di colore.
In molti si aspettano, ad esempio, la cancellazione del Rock for Germany festival di Gera, una sagra per neonazisti, dove si inneggia alla caccia e all'uccisione degli immigrati.
O quegli inviti sono forse tutelati dalla libertà di espressione?

27 ottobre 2011

SI RICOMINCIA


Finita la Libia i prodi "difensori del mondo" puntano una nuova preda da colpire.
Fino a quando il mondo deve stare al gioco dei padroni della terra?
Fino a quando questi signori potranno fare il loro porco comodo?

Fino a quando?

E intanto dopo le minacce dalla Sig,ra Clinton, si ricomincia!

 


Pakistan, elicotteri Nato violano i cieli del Nord Waziristan
 



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Due elicotteri della Nato hanno violato per 15 minuti lo spazio aero pakistano, all'altezza di Datta Khel, nel Nord Waziristan. Lo riferiscono fonti militari di Islamabad, secondo cui i mezzi sarebbero tornati indietro solo dopo la minaccia della contraerea pakistana di aprire il fuoco.



Nell'area sorgono numerose basi di talebani e di altri gruppi terroristici, come la rete Haggani
Da giorni Islamabad teme un intervento statunitense nell'ottica della lotta la terrorismo, tanto che la Nato ha rinforzato il contingente di terra.



Nell'altra zona tribale della Khyber Agency sono scoppiate nuove tensioni: il bilancio di oggi è di cinque morti, fra cui un militante della milizia Aman Lashkar. A Orkazai, invece, è esplosa una bomba in un negozio di armi, causando quattro vittime. Altro attentato a Peshawar, dove sono rimaste ferite 11 persone dopo l'esplosione di un negozio di stoffe.


21 ottobre 2011

ETA abbandona definitivamente la lotta armata


45971Lo storico annuncio in un comunicato trasmesso dal quotidiano basco Gara. Cessazione definitiva dell'attività armata e un appello a Madrid e Parigi per affrontare le conseguenze del conflitto



Storico annuncio dell'organizzazione armata basca. Euskadi Ta Askatasuna, Paese basco e libertà, a oltre cinquant'anni dalla sua nascita ha annunciato oggi la fine di ogni attività armata.



Il comunicato e il video che sono stati recapitati al quotidiano basco Gara parlano della 'cessazione definitiva dell'attività armata. Nel comunicato Eta si rivolge a Spagna e Francia chiedendo ora un dialogo diretto per 'affrontare le conseguenze del conflitto'.



L'annuncio è avvenuto a tre giorni dalla dichiarazione di Aiete, a San Sebastian, dove importanti mediatori internazionali hanno sottoscritto un documento in diversi punti programmatici per aprire uno scenario di superamento del conflitto basco. Fra i mediatori Kofi Annan, gerry Adams e l'appoggio di Tony Blair, Jimmy Carter e George Mitchell. I mediatori chiedevano espresamente a Eta di annunciare la fine della lotta armata. Una dichiarazione sposata anche dalla sinistra basca. I mediatori chiedevano, inoltre, a Madrid e Parigi di aprire uno scenario di dialogo per affrontare le conseguenze del conflitto, con particolare a tutte, tutte, le vittime del conflitto.



 



 



 



 


15 giugno 2011

Afghanistan, falsi successi

51508Migliaia di 'talebani' catturati nei raid notturni dalle forze speciali Usa, secondo il generale Petraues. Ora si scopre che oltre il 90 per cento erano civili innocenti
Allo scopo di far credere all'opinione pubblica mondiale che la strategia militare americana in Afganistan è efficace e vincente, il generale David Petraues e i comandi Usa hanno deliberatamente mentito alla stampa, lasciando credere che i contestati blitz notturni delle forze speciali abbiano portato alla cattura di migliaia di talebani, quando invece oltre il 90 per cento dei detenuti sono civili innocenti.
La scoperta è stata fatta dallo storico giornalista investigativo americano Gareth Porter - famoso per le sue corrispondenze durante la guerra in Vietnam, da anni all'agenzia Inter Press Service (Ips) - grazie a documenti militari declassificati di cui è entrato in possesso.
Documenti della Task Force 435, il comando americano delle operazioni detentive, che dimostrano come solo una minima percentuale degli afgani fatti prigionieri dalle forze speciali Usa lo scorso anno fosse in realtà composta da'Agf' (forze anti-governative), come vengono chiamati i talebani in gergo militare.

Lo scorso dicembre il generale Petraeus dichiarò alla stampa che nella seconda metà del 2010 erano stati catturati 4.100 'talebani', dimenticandosi di dire che 3.410 di questi erano stati rilasciati pochi giorni dopo la cattura in quanto civili, ealtri 345 erano stati successivamente scarcerati dalla prigione militare di Bagram per mancanza di qualsiasi prova di 'militanza' a loro carico.

51510In conclusione, secondo le tabelle consultate da Porter, solo solo l'8,4 per cento dei 'talebani' catturati secondo Petraeus erano realmente appartenenti alle 'Agf'. Gli altri erano tutti civili innocenti, completamente estranei alla guerriglia, arbitrariamente sottoposti a settimane di prigionia e duri interrogatori.
Chissà quanti di loro, traumatizzati da questo immeritato trattamento e mossi da sentimenti di vendetta, hanno poi deciso di entrare veramente nella resistenza talebana. Magari dopo aver visto uccidere qualche loro familiare nel corso dello stesso blitz in cui erano stati fatti prigionieri.

Tenuto conto che il generalissimo, nella stessa conferenza stampa dello scorso dicembre, aveva parlato anche di circa 2.000 'talebani' uccisi nei raid delle forze speciali, sorge spontanea la domanda: quanti di loro erano in realtà civili innocenti?

 Enrico Piovesana

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8 giugno 2011

Cristiano Congiu: in Afghanistan si racconta un'altra storia

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Il ragazzo afgano ferito dal carabiniere è fuori pericolo e non è sottoposto ad alcun provvedimento restrittivo

È fuori pericolo Mohtaudin, il giovane afgano di 24 anni, ferito con un colpo di pistola dal carabiniere Cristiano Congiu, prima che quest'ultimo fosse aggredito e ucciso come ritorsione per il colpo esploso. I giornali afgani riportano la stessa versione raccolta da PeaceReporter due giorni fa.
 
Nei giorni scorsi il ragazzo aveva raccontato tutta un'altra storia rispetto a quella resa pubblica dalle fonti dell'Arma dei Carabinieri: "Io ed un mio amico - racconta Mothaudin -  stavamo salendo dal bazar alla montagna con un asino carico di cibo. Il sentiero era stretto e dalla montagna al bazar stavano scendendo il carabiniere italiano e una donna. Quando ci siamo incrociati l'asino ha urtato la donna. Ho tentato di spostare l'asino. Immediatamente l'italiano ha tirato fuori la pistola. Quando ho visto l' armapensavo stesse scherzando... Invece mi ha sparato. Il mio compagno è scappato ed è andato al bazar ad avvisare gli abitanti dell'accaduto. Dopo un po' di tempo sono tornate altre persone che prima hanno picchiato con bastoni e pietre l'italiano, poi gli hanno sparato e se ne sono andati".

Tutta la stampa locale racconta la medesima versione, pur non avendo accesso diretto alle informazioni del ferito, ricoverato in ospedale e impossibilitato a comunicare con il mondo esterno. Mohtaudin è stato piantonato dalla polizia solo lo scorso venerdì, quando ancora non erano chiare alla polizia afgana le dinamiche dell'accaduto. Poi, il ragazzo è stato lasciato solo in ospedale,senza che contro di lui sia stata formulata alcuna accusa.

Ad oggi (7 giugno) nessun ufficiale afgano, né tantomeno italiano, si è recato presso l'ospedale di Emergency in Panjshir, dove il giovane è ancora ricoverato, per raccogliere la sua testimonianza. 

Numerosi altri testimoni hanno raccontato che l'italiano e la cittadina statunitense erano andati a visitare le miniere di smeraldi della zona di Khinch, nel Panjshir. Rimane senza risposta da parte del Ministero della difesa l'interrogativo della presenza in quella zona del militare e della sua ospite statunitense in visita a una miniera di smeraldi a cinque ore da Kabul.

Maso Notarianni
http://it.peacereporter.net/homepage.php
 
A partire dal nostro articolo, i deputati radicali del Pd hanno formalmente chiesto alla Difesa di fare chiarezza sulle circostanze della morte del carabiniere in Afghanistan

Prendendo spunto dal nostro articolo di sabato scorso, "Cristiano Congiu: parla il ragazzo afgano che il carabiniere ha ferito", il deputato radicale Maurizio Turco, iscritto al gruppo parlamentare del Partito democratico (Pd) e cofondatore del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm), ha presentato lunedì un'interrogazione parlamentare al ministro della Difesa per chiedere "per quali motivi il tenente colonnello Cristiano Congiu si trovasse in visita alle miniere di smeraldi della zona di Khinch, se vi si trovasse per ragioni del suo servizio e nel caso quali fossero gli ordini ricevuti e quali compiti stesse assolvendo".
 



Cofirmatari dell'interrogazione, altri cinque deputati radicali del gruppo Pd: Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci e Elisabetta Zamparutti.

Al Ministro della Difesa.
Per sapere - premesso che: il giorno 4 giugno 2011 sul sito web http://it.peacereporter.net/ è stato pubblicato un articolo a firma di Maso Notarianni dal titolo «Cristiano Congiu: parla il ragazzo afgano che il carabiniere ha ferito»; nell'articolo si legge
(segue il testo del nostro articolo, ndr)- se il Ministro interrogato sia a conoscenza dell'articolo in premessa e se i fatti in esso narrati corrispondano al vero; per quali motivi il tenente colonnello Cristiano Congiu si trovasse in visita alle miniere di smeraldi della zona di Khinch, se vi si trovasse per ragioni del suo servizio e nel caso quali fossero gli ordini ricevuti e quali compiti stesse assolvendo. (4-12193).

 

30 marzo 2011

La Guerra Fascista della NATO


Le Riflessioni del compagno Fidel
 


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(da CubaDebate)


Non era necessario essere indovini per sapere quello che io ho previsto con rigorosa precisione nelle tre Riflessioni pubblicate nel sito  Web CubaDebate, tra il 21 febbraio e il  3 marzo: "Il piano della NATO è occupare la Libia", "Danza macabra di cinismo", e "La Guerra inevitabile della NATO".
Nemmeno i  leaders fascisti della Germania e dell’Italia furono tanto enormemente svergognati alle radici della Guerra Civile Spagnola, scatenata nel 1936, un episodio che molti forse hanno ricordato in questi giorni.
Sono passati da allora quasi esattamente 75 anni; ma i cambiamenti avvenuti sembrano di 75 secoli o, se lo desiderate, di 75 millenni della vita umana nel nostro pianeta.
A volte sembra che noi che serenamente opiniamo su questi temi, siamo esagerati. Mi azzardo a dire che invece siamo ingenui quando supponiamo che tutti dovremmo essere coscienti dell’inganno o della colossale ignoranza in cui è stata trascinata l’umanità.
Esisteva nel 1936 un intenso scontro tra i due sistemi e le due ideologie, approssimativamente alla pari nel loro potere militare.
Le armi allora sembravano giocattoli, paragonate a quelle attuali. L’umanità aveva  la sopravvivenza garantita, nonostante il potere distruttivo e localmente mortale delle stesse.
Città intere potevano essere virtualmente spazzate via, ma mai gli esseri umani nella loro totalità avrebbero potuto essere varie volte sterminati dallo stupido e suicida potere sviluppato dalle scienze e dalle tecnologie attuali.
Partendo da queste realtà sono vergognose le notizie che si trasmettono continuamente sull’utilizzo dei potenti missili indirizzati da laser di totale precisione, cacciabombardieri che  viaggiano al doppio della velocità del suono; potenti esplosivi che fanno saltare metalli induriti con l’uranio e il cui effetto sulle popolazioni e sui loro discendenti dura per un periodo indefinito.
Cuba ha esposto nella riunione di Ginevra la sua posizione rispetto il problema interno della Libia. Ha difeso senza esitare l’idea di una soluzione politica al conflitto in questo paese e si è opposta categoricamente a qualsiasi intervento militare straniero. 
In un mondo dove l’alleanza degli Stati Uniti e delle potenze capitaliste sviluppate dell’Europa s’impadronisce  sempre più delle risorse e del frutto del lavoro dei popoli, qualsiasi cittadino onesto, qualunque sia la sua posizione di fronte al governo si opporrebbe ad un intervento militare straniero nella sua Patria.
La cosa più assurda della situazione attuale è che prima d’iniziare la brutale guerra nel nord dell’Africa, in un’altra regione del mondo, a quasi 10.000 chilometri  di distanza, era avvenuto un incidente nucleare in uno dei punti più densamente popolati del pianeta, dopo un tsunami  provocato da un terremoto forza nove, che in un paese laborioso come il Giappone è costato già quasi 30.000 vittime. Questo incidente non sarebbe potuto avvenire 75 anni fa.
In Haiti, un paese povero e sottosviluppato, un terremoto di appena 7 gradi della scala di Richter ha provocato la morte di 300.000 persone,  incalcolabili feriti e centinaia di migliaia di lesionati.
Senza dubbio, il fatto terribilmente tragico in Giappone è stato l’incidente nell’impianto nucleare di Fukushima, le cui conseguenze sono ancora da determinare.
Citerò solo alcuni titoli delle agenzie di notizie:
"ANSA.- La centrale nucleare di Fukushima 1 sta diffondendo ‘radiazioni  estremamente forti, potenzialmente letali",  ha detto Gregory Jaczko, capo della Nuclear Regulatory Commission (NRC), l’ente nucleare statunitense."
"EFE.- La minaccia nucleare per la critica situazione di una centrale in Giappone dopo il terremoto, ha costretto a sottolineare le revisioni di sicurezza degli impianti atomici nel mondo ed ha portato  alcuni paesi a paralizzare i loro piani."
"Reuters.- Il devastante terremoto del Giappone e l’aggravamento  della crisi nucleare potrebbero generare perdite sino a  200.000 milioni di dollari nella sua economia, ma l’ impatto globale è difficile da valutare per il momento."
"EFE.- Il deterioramento di un reattore dopo l’altro nella centrale di Fukushima ha continuato ad alimentare oggi il timore di un disastro nucleare in Giappone, senza che i disperati tentativi per controllare una fuga radioattiva aprano una spiraglio di speranza ."
“AFP.- L’imperatore Akihito ha espresso preoccupazione per il carattere imprevedibile della crisi nucleare che sta colpendo  il Giappone dopo il terremoto e il tsunami, che hanno ucciso migliaia di persone e ne  hanno lasciate senza tetto 500.000. Riportato un nuovo terremoto nella regione di Tokio”.
Ci sono dispacci che parlano di temi ancora più preoccupanti.  Alcuni parlano della presenza di iodio radioattivo tossico nell’acqua di Tokio, con il doppio della quantità  tollerabile che possono consumare i bambini più piccoli, nella capitale giapponese. Uno dei dispacci parla delle riserve di acqua imbottigliata che stanno finendo a Tokio, città ubicata in una prefettura a più di 200 chilometri da Fukushima.
Questo insieme di circostanze determina una situazione drammatica per il nostro mondo.
Posso esprimere i miei punti di vista sulla guerra in Libia con totale libertà.
Non condivido con il leader di questo paese concezioni politiche e di carattere religioso. Sono marxista-leninista e martiano, come ho già espresso.
Vedo la Libia come un membro del Movimento dei Paesi Non Allineati,  uno Stato sovrano dei quasi  200 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Mai un paese grande o piccolo, in questo caso di appena 5 milioni di abitanti, è stato vittima di un attacco tanto brutale, della forza aerea di un’organizzazione guerrafondaia  che conta su migliaia di cacciabombardieri,  più di 100 sottomarini, portaerei nucleari ed un  arsenale sufficiente  per distruggere  numerose volte il pianeta.  Questa situazione, la nostra specie non l’aveva mai conosciuta prima e non esisteva nulla di simile 75 anni fa, quando i bombardieri nazisti attaccarono gli obiettivi in Spagna.
Adesso, senza dubbi, la disonorata e criminale NATO scriverà una ‘bella’ storiella sui suoi ‘umanitari’ bombardamenti.
Se Gheddafi fa onore alle tradizioni del suo popolo e decide di combattere, come ha promesso, sino all’ultimo respiro assieme ai libici che stanno affrontando i peggiori bombardamenti che un paese ha mai sofferto, farà affondare nel fango dell’ignominia la NATO e i suoi criminali progetti.
I popoli rispettano e credono negli uomini che sanno compiere il proprio dovere.
50 anni fa, quando gli Stati Uniti assassinarono più di cento cubani con l’esplosione della nave mercantile La Coubre, il nostro popolo proclamò ‘Patria o Morte’. Ha rispettato ed è stato sempre disposto a rispettare la sua parola. 
"Chi tenterà d’impadronirsi di Cuba, esclamò il più glorioso combattente della nostra storia, raccoglierà solo la polvere del suo suolo annegata nel sangue”.
Chiedo scusa per la franchezza con cui affronto il tema.

Fidel Castro Ruz
28 Marzo del 2011
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(Traduzione Gioia Minuti)