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26 febbraio 2016

Nome di battaglia: CARLOS


 
Tratto da: http://www.ilbuio.org/

Il venezuelano Ramirez ebbe tre figli.
Il primo, lo chiamò Vladimir; il secondo Ilich, il terzo Lenin.
La qual scelta onomastica vi offre un’idea che più chiara non si può di come la pensasse politicamente.
Dei tre, oggi ci occupiamo solo del secondo, cioè di Ilich.
Ilich ha studiato a Mosca, all’Istituto per l’amicizia fra i popoli. All’epoca, infatti, c’era ancòra un istituto che, com’è esplicitato nella sua stessa denominazione, si ispirava ai valori, poi dissoltisi nei fumi dell’alcol ingurgitato a fiumi dal servo della CIA e noto etilista-antileninista Eltsin, dell’Internazionalismo proletario.
Ilich aveva peraltro rifiutato una borsa di studio alla Sorbona. Perché voleva vivere e studiare nella Patria del proletariato al potere, della Rivoluzione d’ottobre. Ilich, infatti, al pari di altri giovani della sua generazione e della sua epoca, voleva “salvare il mondo”. Per questo, aveva deciso di schierarsi a fianco degli oppressi, dovunque essi si trovassero.
I più oppressi, in quegli anni, erano i Palestinesi. La cui causa attirava gli idealisti ed i Rivoluzionari di ogni parte del mondo. Così, scelse di militare nei campi dei rifugiati palestinesi, a fianco dei combattenti giapponesi dell’Armata Rossa e di quelli tedeschi della RAF. E della guerrigliera Leila Khaled, che diverrà ben presto un simbolo per i combattenti rivoluzionari dell’epoca. Anche perché era la dimostrazione concreta che non necessariamente la bellezza fisica si accompagna, come nel caso dell’attuale ministro Maria Elena Boschi, alla stupidità personale più insulsa e vuota.
Rivoluzionario di professione, compagno ideale di lotta del Che Guevara, Ilich ha combattuto nelle fila del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), contro gli invasori sionisti; ha assaltato banche e, a Vienna, nel 1975, ha preso in ostaggio undici ministri dei Paesi produttori di petrolio (OPEC). Divenuto ben presto un autentico mito rivoluzionario, prese il nome di battaglia di “Carlos”. A cui, i suoi nemici, aggiunsero quello, denigratorio, di “Sciacallo”, in omaggio all’eroe del romanzo di Forsyth “I giorni dello Sciacallo”.
Mentre però  lo Sciacallo di Forsyth combatteva solo e soltanto per denaro, Carlos lottava per la libertà dei popoli oppressi e per la Rivoluzione comunista. Da internazionalista coerente.
Non era mai stato e non era un agente del KGB, come si ostinavano a sostenere i suoi detrattori: era invece un partigiano, Un partigiano che aveva scelto la parte in cui militare: quella dell’Unione Sovietica, del Paese di Lenin e di Stalin, della Rivoluzione per tutti e dunque dappertutto.
Dopo il crollo dell’URSS, nel 1991, Carlos si rifugiò in Sudan. Dove, tre anni dopo, venne catturato dai servizi segreti francesi, estradato in Francia, giudicato e condannato all’ergastolo per aver eliminato, al momento dell’arresto, due gendarmi.
Da allora sono trascorsi più di vent’anni. Più della metà dei quali Carlos li ha passati in regime di isolamento totale, una misura detentiva che le autorità francesi hanno preso, su istigazione e per conto degli yankees e dei sionisti, per cercare di condurlo alla pazzia.
Ciò nonostante, Ilich è riuscito a sopravvivere, a vincere anche la sua ennesima battaglia.
Di recente, in un’intervista, ha dichiarato non solo di seguitare, in un momento in cui la corsa al pentimento ed alla diserzione di classe è più affollata di piazza San Pietro in occasione dei comizi pap(p)ali, ad essere “comunista”, di “stimare Putin” e di ritenere che “sia una buona cosa” il fatto che “sia al potere”, “perché il mondo ha bisogno di una Russia forte, di una Terza Roma slava, sulla base dell’ortodossia e del comunismo”.
Oggi Carlos langue ancòra nelle galere francesi, da dove, raccontano le (poche) cronache a lui dedicate, “guarda con speranza a Mosca”.
E dove non  rinuncia ad augurarsi che seguitino ad esserci compagni che si ricordano di lui.
Noi, per quel poco che può valere, siamo senz’altro fra quelli. Perché i compagni di ieri e di oggi sono compagni per sempre.
Luca Ariano

5 settembre 2014

Palestina, dalla parte giusta!


Tratto da: http://www.ilbuio.org/



Se ancora avete dubbi da che parte stare:




- Lo sapevate che gli israeliani non-ebrei non possono comprare o affittare terra nell’entità sionista?
- Lo sapevate che, nonostante la sua recentissima fondazione, (1948) è il Paese che ha collezionato il maggior numero di risoluzioni di condanna dell’ONU?
- Lo sapevate che nega sistematicamente il diritto di voto alla maggioranza palestinese, che altrimenti eleggerebbe il proprio Governo?
- Lo sapevate che ammette legalmente la tortura come metodo poliziesco e di coercizione, passando inosservato agli occhi di Amnesty International?
- Lo sapevate che è stato condannato da una risoluzione dell’ONU del 1974 che definiva il sionismo  come ideologia razzista?


- Lo sapevate che le targhe palestinesi sono di colore diverso per distinguere gli ebrei dai non-ebrei?
- Lo sapevate che Israele assegna l’85% dell’ acqua agli ebrei ed il 15% restante è diviso fra tutti i
Palestinesi nei territori? Per esempio ad Hebron, l’85% dell’acqua è convogliato a circa 400 coloni, mentre il 15% deve essere diviso 120.000 Palestinesi?
- Lo sapevate che occupa impropriamente ampi territori fregandosene dei continui avvertimenti da parte della Comunità Internazionale?


- Lo sapevate che gli Stati Uniti danno ai sionisti 5 miliardi di dollari di aiuti ogni anno?

- Lo sapevate che gli aiuti che annualmente gli Stati Uniti concedono ad Israele sono maggiori di quelli che gli Stati Uniti assegnano all’intero continente africano?

- Lo sapevate che Israele è l’unico paese del Medio Oriente che ha armi nucleari?

- Lo sapevate che Israele è l’ unico paese del Medio Oriente che rifiuta di firmare il trattato di non proliferazione nucleare?

- Lo sapevate che Israele attualmente occupa i territori di una nazione sovrana (la Siria) sfidando impunemente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite?

- Lo sapevate che Israele ha ordinato l’assassinio dei suoi nemici politici in altri paesi (le famose  ‘operazioni chirurgiche’…)?

- Lo sapevate che gli ufficiali dell’Alto Comando delle forze israeliane hanno ammesso pubblicamente di giustiziare i prigionieri di guerra disarmati?

- Lo sapevate che Israele rifiuta di perseguire i soldati che hanno riconosciuto ed ammesso  l’esecuzione dei prigionieri di guerra?

- Lo sapevate che Israele confisca ordinariamente i depositi bancari, i commerci e la terra e rifiuta di pagare le compensazione a coloro che le subiscono?

- Lo sapevate che Israele si oppone o ignora 69 risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite?
- Lo sapevate che l’ odierno Israele si estende su di un territorio sul quale esistevano oltre 400 villaggi palestinesi ora scomparsi?


- Lo sapevate che i quattro primi ministri dell’ Israele (Begin, Shamir, Rabin e Sharon) hanno partecipato ad azioni terroristiche o altri attacchi contro civili, a massacri di donne e bambini, ad espulsioni forzate dei civili dai loro villaggi?

- Lo sapevate che gli insediamenti illegali sono aumentati durante gli otto anni trascorsi dagli accordi di Oslo?

- Lo sapevate che Israele ha dedicato un francobollo ad un uomo che ha attaccato un bus civile uccidendo diverse persone ed ha dedicato un monumento ad un fanatico colono – Baruch Goldestein – che nel 1996 uccise senza motivo più di 30 musulmani in preghiera?

- Lo sapevate che Israele è l’unico paese al mondo in cui la tortura verso i prigionieri e detenuti è legale?

- Lo sapevate che i rifugiati palestinesi compongono maggior parte della popolazione di rifugiati del mondo?

Se non lo sapevate, ora lo sapete. E se ora lo sapete, non potete più far finta di non saperlo. E non potete più astenervi dal prendere una posizione. Non potete più evitare di schierarvi

7 agosto 2014

IL VENEZUELA ACCOGLIERÀ BAMBINI PALESTINESI FERITI O ORFANI



 

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato alcuni giorni fa che il suo paese creerà una “Casa di Protezione” per accogliere bambini palestinesi feriti o orfani,  ed ha accennato alla possibilità di cercare famiglie adottive nel suo paese.

Maduro ha segnalato che sta proponendo all’Alleanza Bolivariana per i Popoli d’America (ALBA) meccanismo d’integrazione regionale, la creazione di questo tipo di “Case” che in Venezuela portano il nome del già scomparso presidente  Hugo Chávez (1999-2013).
“Io ho deciso di creare una “Casa d’accoglienza” con il nome di  Hugo Chávez per ospitare bambine e bambini feriti in guerra o quei bambini o bambine che sono rimasti senza  padre e senza madre, orfani, ha detto Maduro durante un comizio del Partito Socialista Unito (PSUV).

“Li porteremo in Venezuela e li accoglieremo con amore e in accordo con lo Stato Palestinese, ad alcuni di questi bambini cercheremo dei genitori venezuelani”, ha aggiunto.
Maduro un difensore della causa della Palestina, con la quale mantiene relazioni  bilaterali al massimo livello, ha reiterato la sua condanna per le azioni militari sioniste in Gaza ed ha insistito che nella Striscia si sta commettendo una guerra di sterminio.

“Non c’è guerra: Israele, riconosciuta dalla ONU è una potenza occupante che sta espellendo i palestinesi del loro territorio storico e sta realizzando azioni di sterminio per conquistare Gaza e impadronirsi della Striscia di Gaza”, ha detto, ed ha ribadito le sue accuse alla cupola di Israele, che sferra una guerra razzista basata su una presunta superiorità di carattere religioso.
“Ripeto un richiamo al popolo ebreo che vive nella nostra terra, che vive nel mondo intero,  che vive in Israele, perché fermino il massacro che sembra uno sterminio”, ha detto, convocando ad una marcia per appoggiare la Palestina.

Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abás, ha visitato nel mese di maggio scorso il Venezuela in un viaggio che è servito alla creazione di un’impresa mista petrolifera, per il rifornimento di combustibili al territorio palestinese.
Venezuela e Palestina hanno accordi in materia politica, agricola, commerciale, economica, della salute, il turismo e l’educazione.

L’ALBA è formata da  Cuba, Bolivia, Nicaragua, Dominica, Ecuador, San Vicente y las Granadinas, Santa Lucía, Antigua y Barbuda, e Venezuela.

23 luglio 2014

I bambini di Gaza

"GAZA"
di Gabriel Rosenstock
 
 
"Chiude gli occhi della bambola invece dei suoi.
Una bambina di Gaza ha già visto qualunque cosa nel mondo" 

13 novembre 2013

Campagna di boicottaggio sportivo a Israele

 
 
Venerdì 15 Novembre, presentazione a Madrid della campagna:
Mostra il cartellino rosso alla colonizzazione!

 
Grupo BDS Madrid
Una delle maggiori sfide propagandistiche dello stato israeliano è tentare di presentarsi al mondo come uno stato normale, vendere una immagine cosmopolita e occidentale in modo da farci dimenticare poco a poco del regime di apartheid al quale sottomette il popolo palestinese.
Così, non sorprende che partecipa a competizioni sportive o attività culturali europee come se fosse un paese dell’Unione Europea, come se la regione nella quale vive non fosse sufficiente per loro.
Lo sport è uno strumento di occupazione che Israele utilizza senza nessun pudore.
Una delle innumerevoli forme nelle quali si materializza questa occupazione è attraverso la negazione sistematica del normale sviluppo delle attività sportive palestinesi: arresta i giocatori, impedisce la loro libertà di movimento e formazione, distrugge gli impianti sportivi. Il caso del calciatore Mahmoud Sarsak  è il più significativo, fu arrestato mentre si trasferiva dalla sua città natale Gaza a Nablus, in CisGordania, dove andava a cominciare a giocare per la squadra Balata Youth.
Durante questo spostamento fu arrestato e incarcerato per tre anni applicando la detenzione amministrativa, meccanismo israeliano che permette l’arresto per un periodo di sei mesi rinnovabile a tempo indefinito senza prove né giudizio.
Prima di questa violazione dei diritti umani, come molti altri prigionieri politici, iniziò uno sciopero della fame che durò tre mesi.
La conseguenza di tanto tempo senza mangiare e delle torture fisiche e mentali che soffrì in prigione si trascineranno per il resto della sua vita.
Se questo non bastasse, spesso si sentono i portavoce sionisti che utilizzano il discorso ricorrente e falso di “non  mischiare sport e politica”.
Lo fanno celandosi dietro l’immagine sana e conveniente di sportivi per coprire i loro crimini di guerra o utilizzandole in campagne propagandistiche dell’esercito.
Il Maccabi di Tel Aviv afferma di essere andato a "incoraggiare" le truppe israeliane al confine di Gaza durante la sanguinosa operazione “Piombo Fuso (2008-09)” che si concluse con l’uccisione di più di 1.400 palestinesi (inclusi più di 300 minori), lasciando migliaia di feriti e città ridotte in macerie.
Stadio Olimpico di Gaza, distrutto in un bombardamento
israeliano durante l’operazione Piombo Fuso
Durante l’ apartheid sudafricano, il boicottaggio sportivo e  la partecipazione di atleti provenienti da tutto il mondo, ha giocato un ruolo fondamentale per porre fine a questo vergognoso regime.
La campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) lanciata nel 2005 da più di 170 organizzazioni palestinesi inspirata a quel movimento antiapartheid chiese alla comunità internazionale di fare lo stesso con Israele: esigiamo la fine dell'occupazione, della colonizzazione e dell'apartheid.
Venerdì 15 Novembre alle 20h, presentiamo la campagna di boicottaggio sportivo alla Taberna Castellana (C/ Picos de Europa 45, Portazgo)

Mostra il cartellino rosso alla colonizzazione!


5 aprile 2013

Estate 2013 a fianco del popolo palestinese

Della Palestina e del popolo palestinese si parla sempre troppo poco, e spesso solo su canali specializzati e non sempre accessibili a tutti. In particolare, in Italia non abbiamo la possibilità di avere contatti diretti con quella popolazione, né di capire che cosa significhi, nel concreto, la vita delle persone sotto occupazione, esproprio, violenza e intimidazione.

Nulla che si possa leggere o scrivere, sentire raccontare o vedere su uno schermo potrà mai essere paragonabile all’esperienza diretta, del vivere quei territori, quelle condizioni e condividere momenti di quotidianità con le persone interessate: per questo come Milano In Movimento vogliamo proporre tre campi di lavoro che si svolgeranno la prossima estate e che rappresentano delle opportunità di conoscenza diretta e di impegno concreto a fianco della gente palestinese.

Il primo, lo abbiamo già pubblicizzato in questo articolo, è il campo “Amal Al Mustaqbal”, organizzato dal Gruppo di Azione per la Palestina (GAP) di Parma, con l’aiuto di alcuni nostri compagni di Milano. Il campo si svolgerà al campo di Aida, un campo profughi molto “caldo” (non solo in senso meteorologico!) vicino a Betlemme: il periodo è dal 14 al 28 agosto 2013. Le attività che si svolgeranno durante il campo sono a sostegno di un centro per l’infanzia (bambini dai 3 agli 11 anni), ma sono previsti anche numerosi momenti per approfondire la conoscenza della storia e della situazione palestinese: visite guidate, colloqui con detenuti e attivisti, partecipazione a manifestazioni. Vivendo all’interno del campo vi saranno numerose occasioni di condivisione delle condizioni di vita delle famiglie e delle persone nella loro quotidianità.

Per informazioni scrivete a: gap.parma@gmail.com

L’associazione Zaatar di Genova organizza come ogni anno due campi estivi, che, similmente al primo, vogliono sostenere realtà locali che lavorano con i bambini profughi palestinesi attraverso attività educative e di animazione. Il primo si svolgerà vicino a Nablus, nel campo profughi di Askar, dal 20 agosto al 1 settembre 2013: il campo profughi è, come nel primo caso, un luogo sensibile e fondamentale per comprendere che cosa significhi la vita sotto occupazione, soprattutto per i minori. I volontari italiani lavoreranno a fianco dei volontari palestinesi dell’associazione locale ospitante, potendo così condividere l’esperienza di volontariato con altri giovani palestinesi del campo.

Il secondo viaggio si svolgerà invece in Libano dove, nel campo profughi di Nahr el Bared (vicino a Tripoli), si potrà conoscere la complessa situazione dei profughi palestinesi nel paese dei cedri: la situazione del campo di Nahr el Bared è particolarmente critica perché il campo è stato distrutto da un conflitto interno con l’esercito libanese nel 2007, lasciando migliaia di persone senza casa. Le date sono dal 25 agosto all’8 settembre 2013.

Anche in questo caso una parte delle giornate saranno dedicate a visite, incontri formativi e di informazione, occasioni di conoscenza della situazione sociale e politica delle popolazioni dei campi.

Per informazioni ed iscrizioni (entro il 20 maggio): zaatar@inventati.org.

In tutti e tre i casi, i costi sono a carico dei partecipanti: il contributo richiesto per il vitto e l’alloggio è piuttosto contenuto e comprende, in genere, l’ospitalità presso strutture delle associazioni locali e un pasto al giorno. I costi di viaggio sono a carico dei partecipanti ma consigliamo di contattare le associazioni per capire se è necessario organizzare il viaggio autonomamente.

Consigliamo a tutti queste esperienza di conoscenza, crescita, attivismo e solidarietà.
Tratto da: http://milanoinmovimento.com/

12 febbraio 2013

S.O.S. FOR GAZA


“S.O.S. FOR GAZA” E’ un progetto internazionale e nasce per riunire gruppi ed artisti underground che vogliono denunciare attraverso la loro musica i massacri compiuti sotto il cielo di Gaza.
S.O.S. for Gaza inoltre vuole unire le bands e artisti che hanno sentimenti di solidarietà per la causa palestinese, che abbiano avversione contro la discriminazione di questo popolo e la violenza militare sionista; che abbracciano ideali antirazzisti antisionisti / antiautoritaristi.
Il progetto vuole dare un concreto aiuto economico alle vittime di queste stragi oltre alla massima solidarietà al popolo Palestinese!
S.O.S. for Gaza ringrazia tutti gli artisti che hanno messo a disposizione il loro pezzo gratuitamente per questo progetto: lo hanno fatto con entusiasmo, dando un chiaro messaggio dal mondo underground.
S.O.S. for Gaza ringrazia anche coloro che hanno contribuito volontariamente alla comunicazione del progetto o mediato con gli artisti, credendoci sin dall’inizio.
STEP 1
L’idea di S.O.S. for Gaza – Sounds of the street for Gaza nasce dalla consapevolezza che oggi, grazie alla rete ed ai social-network, è possibile non solo reperire/condividere informazioni, ma contribuire ad innescare meccanismi concreti più ampi.
In questo caso S.O.S. For Gaza ha richiesto l’aiuto della scena musicale underground per supportare l’idea ed il progetto.
STEP 2
Lo staff di S.O.S. for Gaza ha riunito quindi in un’unica compilation gruppi e artisti Punk / Hardcore / Hip Hop / Folk / Ska provenienti dal panorama internazionale.
STEP 3

La comunicazione del progetto è veicolato attraverso la rete: grazie al sito ufficiale www.sosforgaza.com, grazie agli artisti e grazie ai media partner che volontariamente hanno deciso di supportare il progetto.
STEP 4
S.O.S. for Gaza / benefit compilation è scaricabile direttamente da questo sito al prezzo simbolico di 7$ (circa 6€). Ogni singola donazione sarà automaticamente trasferita sul conto paypal dell’associazione onlus “DIMA”.
STEP 5
Tutti i proventi realizzati dalla vendita contribuiranno alla realizzazione dell’asilo per bambini “Vittorio Arrigoni” a Khan Younis, Gaza.

4 dicembre 2012

No al torneo Under21 in Israele



Noi, giocatori di calcio europei, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo di Gaza che vive sotto assedio e a cui sono negate la dignità umana e la libertà. Gli ultimi bombardamenti israeliani su Gaza, che hanno causato la morte di oltre un centinaio di civili, sono stati un'altra macchia sulla coscienza del mondo.
Sappiamo che in data 10 novembre 2012 l'esercito israeliano ha bombardato uno stadio sportivo a Gaza, causando la morte di quattro ragazzi che giocavano a calcio, Mohamed Harara e Ahmed Harara, di 16 e 17 anni, e i diciottenni Matar Rahman e Ahmed Al Dirdissawi.
Sappiamo inoltre che dal febbraio 2012 due calciatori della squadra Al Amari, Omar Rowis, di 23 anni, e Mohammed Nemer, di 22 anni, sono detenuti in Israele senza capi d'accusa né processo.
È inaccettabile che i bambini vengano uccisi mentre giocano a calcio. Il fatto che Israele ospiti il campionato europeo UEFA Under 21, in queste circostanze, verrà visto come un premio per azioni che sono contrarie ai valori dello sport.
Nonostante il recente cessate-il-fuoco, i palestinesi sono ancora costretti a sopportare un'esistenza disperata sotto occupazione: devono essere tutelati dalla comunità internazionale. Tutte le persone hanno diritto ad una vita in dignità, libertà e sicurezza.
Ci auguriamo che emergerà finalmente una soluzione giusta.
Firmato da:
Gael Angoula, Bastia Sporting Club (France)
Karim Ait-Fana, Montpellier HSC (France)
André Ayew, Olympique de Marseille (France)
Jordan Ayew, Olympique de Marseille (France)
Demba Ba, Newcastle United (UK)
Abdoulaye Baldé, AC Lumezzane (Italia)
Chahir Belghazouani, AC Ajaccio (France)
Leon Best, Blackburn Rovers Football Club (UK)
Ryad Boudebouz, Football Club Sochaux Montbéliard (France)
Yacine Brahimi, Granada Football Club (Spain)
Jonathan Bru, Melbourne Victory (Australia)
Yohan Cabaye, Newcastle United (UK)
Aatif Chahechouche, Sivasspor Kulübü (Turkey)
Pascal Chimbonda, Doncaster Rovers Football Club (UK)
Papiss Cissé, Newcastle United (UK)
Omar Daf, Football Club Sochaux Montbéliard (France)
Issiar Dia, Lekhwiya (Qatar)
Abou Diaby, Arsenal Football Club (UK)
Alou Diarra, Olympique de Marseille (France)
Soulaymane Diawara, Olympique de Marseille (France)
Samba Diakité, Queens Park Rangers (UK)
Pape Diop, West Ham United (UK)
Abdoulaye Doucouré, Stade Rennais Football Club (France)
Didier Drogba, Shanghaï Shenhua (China)
Ibrahim Duplus, Football Club Sochaux Montbéliard (France)
Soudani El-Arabi Hilal, Vitoria Sport Club Guimares (Portugal)
Jires Kembo Ekoko, Al Ain Football Club (United Arab Emirates)
Nathan Ellington, Ipswich Town Football Club (UK)
Rod Fanni, Olympique de Marseille (France)
Doudou Jacques Faty, Sivassport Kulübü (Turkey)
Ricardo Faty, AC Ajaccio (France)
Chris Gadi, Olympique de Marseille (France)
Remi Gomis, FC Valenciennes (France)
Florent Hanin, SC Braga (Portugal)
Eden Hazard, Chelsea Football Club (UK)
Charles Kaboré, Olympique de Marseille (France)
Diomansy Kamara, Eskisehispor Kulübü (Turkey)
Frédéric Kanouté, Beijin Guoan (China)
Anthony Le Tallec, AJ Auxerre (France)
Djamal Mahamat, Sporting Braga (Portugal)
Steve Mandanda, Olympique de Marseille (France)
Kader Manganne, Al Hilal Riyad Football Club (Saudi Arabia)
Sylvain Marveaux, Newcastle United (UK)
Nicolas Maurice-Belay, FC Girondins de Bordeaux (France)
Cheikh M'bengué, Toulouse Football Club (France)
Jérémy Menez, Paris Saint-Germain Football Club (France)
Arnold Mvuemba, Olympique Lyonnais (France)
Laurent Nardol, Chartres Football Club (France)
Mahamadou N'diaye, Vitoria Sport Club Guimares (Portugal)
Mamadou Niang, Al-Sadd SC (Qatar)
Mbaye Niang, SM Caen (France)
Fabrice Numeric, FK Slovan Duslo Sala (Slovakia)
Billel Omrani, Olympique de Marseille (France)
Lamine Sané, FC Girondins de Bordeaux (France)
Mamady Sidibé, Stoke City Football Club (UK)
Momo Sissoko, Paris Saint-Germain Football Club (France)
Cheikh Tioté, Newcastle United (UK)
AdamaTraoré, Melbourne Victory (Australia)
Armand Traoré, Queen Park Rangers FC (UK)
Djimi Traore, Olympique de Marseille (France)
Moussa Sow, Fenerbahçe Spor Kulübü (Turkey)
Hassan Yebda, Granada Football Club (Spain)

10 agosto 2012

NOA, persona non gradita


Ha giustificato l’operazione Piombo Fuso di Israele su Gaza del 2009, si schiera al fianco di chi calpesta ogni diritto del popolo palestinese… e canterà a Milano l’11 agosto, in un festival organizzato dal Comune: stiamo parlando di Noa, cantante israeliana, decisamente persona non gradita.
Dal 5 all’11 Agosto il Comune di Milano ha organizzato un festival musicale in “preparazione” di Expo 2015: l’evento, chiamato “Voci dal Mondo” vedrà la partecipazione di alcuni artisti internazionali, donne, che si esibiranno gratuitamente in concerto nel centro di Milano.
Scorrendo il programma, che vede, tra gli altri, artiste famose come Angelique Kidjo e band conosciute come gli Skatalites, non si può non notare la presenza, in chiusura, della cantante israeliana Noa.
Noa è famosa non solo per le sue canzoni e la sua musica, ma soprattutto per la vasta campagna di boicottaggio a lei indirizzata da più di tre anni, da quando, durante l’operazione Piombo Fuso a Gaza nel 2009, giustificò pubblicamente le azioni militari del suo governo. Infatti, in una “lettera aperta” rivolta al popolo palestinese, la cantante disse che l’attacco militare israeliano era finalizzato ai loro stessi interessi, essendo mirato a distruggere il “mostro” Hamas che li governava e che ne stava decretando la morte e la distruzione. L’artista colpevolizzò, dunque, l’autorità palestinese sia per quello stesso attacco che per le condizioni di povertà e miseria della popolazione, vittima, secondo lei di una “fanatismo che ha trasformato Gaza in un cumulo di spazzatura fatto di povertà, malattia e miseria”.
Noa si inserì dunque nella “corrente giustificazionista” che in quel periodo (e non solo) fece di tutto per nascondere l’atrocità e la spietatezza delle operazioni militari che, sebbene parzialmente rivolte alla distruzione di Hamas, furono caratterizzate da un indiscriminato uso della forza contro civili inermi, causando la morte di circa 1500 civili, nonché dalla violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, e dall’uso di armi chimiche come il fosforo bianco.
Inoltre, risulta evidente che via sia una prassi consolidata della giustificazione delle politiche israeliane (non solo di guerra ma anche di occupazione, di conflitto a bassa intensità, e di violazione del diritto internazionale e dei diritti umani) da parte di intellettuali, artisti, personaggi pubblici vicini allo stato ebraico: appare ovvio come questi interventi, resi pubblici e evidenziati dalla notorietà dei personaggi, rinforzino una già forte politica di disinformazione e omissione di notizie compiute da molti media internazionali.
La Campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) è una coalizione di individui e associazioni che, in diversi Paesi del mondo, sensibilizzano l’opinione pubblica sui crimini di guerra e politici israeliani e si oppongono alle “alleanze” costruite tra Israele e molti stati esteri (Italia compresa) attraverso accordi commerciali, promozione culturale, organizzazione di eventi e diffusione di false informazioni.
L’Italia, e in particolare, il Comune di Milano, sono stati aspramente criticati per una serie di eventi organizzati negli ultimi anni, che promuovevano Israele come meta turistica, come modello positivo di democrazia e sviluppo tecnologico.
L’11 Agosto verrà organizzato un volantinaggio davanti al concerto di Noa, in modo simile a quanto avvenuto a Napoli circa due mesi fa, dove l’esibizione della cantante nel quadro di un festival organizzato dal Comune ha causato non poche contestazioni.

15 giugno 2012

Anche Eric Cantona con Mahmoud Sarsak

Il campione di calcio francese “scende in campo” a sostegno del suo collega palestinese che fa lo sciopero della fame in un carcere israeliano


Eric Cantona, indimenticato campione di calcio francese degli anni 90, «scende in campo» per sostenere la richiesta di liberazione immediata di Mahmoud Sarsak, il calciatore della nazionale palestinese che da quasi tre mesi fa lo sciopero della fame in un carcere israeliano.
Cantona, per anni punta del Manchester United, ieri ha inviato una lettera al ministro dello sport britannico Hugh Robertson e al presidente della Uefa Michel Platini, in appoggio alla battaglia contro la detenzione che, a rischio della vita, sta conducendo Sarsak. La lettera porta la firma anche dell’intellettuale ed accademico statunitense Noam Chomsky e del regista Ken Loach.

«E’ tempo che cessi l’impunità di Israele e di insistere affinché (lo Stato ebraico) rispetti gli stessi standard di uguaglianza, giustizia e di legalità internazionale che sono richieste agli altri Stati», è scritto nella lettera, in riferimento all’utilizzo da parte di Israele della «detenzione amministrativa», che prevede il carcere senza processo e sulla base soltanto di una raccomandazione dei servizi di sicurezza.
Israele accusa Sarsak di essere un «terrorista del Jihad Islami» ma non ha prodotto alcun prova a sostegno di presunti reati compiuti dal palestinese, originario della Striscia di Gaza.
Da parte sua l’associazione internazionale dei calciatori professionisti FIFPro si dice «molto preoccupata» anche per la situazione di altri giocatori di calcio in Palestina. Preoccupazione analoga è stata espressa al presidente della FIFA Joseph S. Blatter in un messaggio inviato ai vertici del calcio israeliano.
Intanto peggiorano giorno dopo giorno le condizioni di Sarsak da 86 giorni senza cibo. Due giorni fa sembrava che il giovane calciatore palestinese avesse deciso di porre fine alla protesta ma ieri l’avvocato del detenuto, Jawad Bulos, ha smentito la notizia: lo sciopero della fame di Sarsak prosegue.
Mahmoud è nato a Rafah, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, nel 1987. Ad otto anni aveva già scoperto la sua passione per il pallone e aveva iniziato a giocare con il Rafah Sport Club. Pochi anni dopo, per le sue doti particolari, era entrato nella squadra degli adulti e da lì direttamente nella nazionale palestinese, come centravanti. Da quel momento aveva avuto l’opportunità di uscire dalla prigione a cielo aperto di Gaza, per recarsi in Cisgiordania e in altri paesi come Qatar, Egitto, Norvegia, Turchia ed Iraq. Ed è proprio mentre cercava di uscire da Gaza che è stato arrestato, il 22 luglio 2009, al valico di Erez.

4 novembre 2011

Freedom Flotilla, due navi verso Gaza


59355Si avvicina lentamente a destinazione la mini-flottiglia filo-palestinese diretta a Gaza ''per rompere il blocco'' e portare aiuti umanitari alla popolazione.
Gli attivisti a bordo delle due navi - l'irlandese Saoirse e la canadese Tahrir - hanno comunicato via Twitter di essere ''a 70 miglia nautiche'' dalle coste della Striscia anche se attendono, ormai da un momento all'altro, di essere intercettati.
Durante la notte, infatti, la mini-flottiglia organizzata dal gruppo Freedom Waves aveva già reso noto di aver avvistato ''navi da guerra della marina israeliana'' a poche miglia di distanza mentre ''aerei di ricognizione'' sono stati visti sorvolare le due imbarcazioni.
''I due battelli si stanno avvicinando alle acque controllate da Israele e hanno ricevuto consegna di non opporre resistenza alla marina israeliana allorchè saranno intercettati'', ha spiegato il portavoce degli organizzatori della nave canadese, Denis Kosseim.
''I nostri delegati hanno firmato un documento in cui si impegnano a non opporre resistenza in caso di arrembaggio da parte di Israele'', ha aggiunto.
I 27 militanti, per ora, non hanno però alcuna intenzione di fermarsi.
''Noi portiamo un messaggio chiaro, il disumano blocco di Gaza deve finire'', scrivono via Twitter dalla nave Tahrir.
''Siamo felici nel sentire i palestinesi pronti ad accoglierci sulle loro navi da pesca'', è uno degli ultimi messaggi lanciati dagli attivisti.

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19 luglio 2011

Gaza, fermata dagli israeliani la Dignite


52130La nave della Freedom Flotilla scortata nel porto di Ashdod



Lo yacht francese Dignité/Al Karama, in navigazione verso Gaza per portare aiuti umanitari, è stato circondata in mattinata da tre unità della Marina militare israeliana e condotta nel porto di Ashdod. Lo ha riferito un organizzatore della Freedom Flotilla 2, di cui fa parte la nave. Il Dignité/Karama era salpato domenica dal porto greco di Kastellorizo, vicino al confine con la Turchia. A bordo vi sono 14 attivisti pro-palestinesi. "L'imbarcazione è stata circondata da almeno tre navi israeliane e dalle 9,06 (ora locale) tutte le comunicazioni sono state interrotte. Non riusciamo a metterci in contatto con loro, né via telefono né via internet", aveva riferito Julien Rivoire da Parigi. Successivamente, l'inviato di Al Jazeera che si trova a bordo dell'imbarcazione, ha detto che a 50 chilometri dalla Striscia, le unità israeliane hanno abbordato la Dignité scortandola fino al porto israeliano.

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25 maggio 2011

Viaggio in Palestina


con gli Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese
dal 1° al 10 luglio
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Dieci giorni nei Territori palestinesi per conoscere dall’interno la vita e la cultura della Terra di Palestina.
Visiteremo Gerusalemme, Betlemme, Hebron, Nazareth, Jerico, Nablus, Sabastia, Ramallah, Qalquilia, Tulkarem, villaggi e campi profughi, vedremo da vicino l’ingiuria delle colonie illegali, dei check point e del muro dell’apartheid.
Conosceremo luoghi ricchi di cultura e di storia, parleremo con rappresentanti della società civile e delle istituzioni, entreremo nelle case dei bimbi che abbiamo adottato a distanza e sentiremo le voci di speranza e di denuncia di donne e uomini che chiedono giustizia e pace.
Sarà un viaggio in cui cercheremo di unire alla solidarietà politica e umana l’interesse culturale e la curiosità verso usi e tradizioni che costituiscono parte dell’identità palestinese.
Il costo comprensivo di volo A/R Fiumicino Tel Aviv, albergo in stanza doppia, trasporti, interpreti, guide ecc. è di 1.200 euro.
Le iscrizioni si chiudono il 2 giugno, il numero massimo di partecipanti è 20 e verrà data priorità alle iscrizioni secondo l’ordine cronologico.
Nella prima decade di giugno gli iscritti s’incontreranno con gli organizzatori per avere il programma dettagliato, per versare la caparra di 300 euro, per avere eventuali chiarimenti e… per conoscersi.
Se avete bimbi in adozione e volete mandare un regalo, una lettera, una foto, ma non potete venire in Palestina, mettetevi in contatto con noi e ci faremo latori del vostro pensiero.

Per informazioni più dettagliate e per le iscrizioni contattate esclusivamente questo indirizzo:
info@palestinamezzalunarossa.org
oppure telefonate ai numeri 347 6090366  o  347 1654654

Chi non è mai stato in Palestina scoprirà che anche solo dieci giorni sono sufficienti per capire quanta ipocrisia circonda la realtà palestinese e quanto sia urgente dire al mondo "Adesso Basta"
 

8 febbraio 2011

LIVORNESI PER LA PALESTINA


BOICOTTIAMO L’ECONOMIA DI GUERRA E DI APARTHEID DELLO STATO DI ISRAELE.
LIBERIAMO TUTTI I DETENUTI PALESTINESI SEQUESTRATI NEI LAGER SIONISTI


 


corteo_palestinaa3Il boicottaggio è una forma di protesta e di pressione che va usata contro chi con la forza espropria i popoli della loro libertà e sfrutta le risorse degli altri adottando politiche coloniali e sradicando popolazioni intere dalle loro terre per costruire nuove colonie illegali. Questo è quanto accade al popolo palestinese per mano di Israele.
Oggi davanti agli occhi del mondo il governo coloniale israeliano mette sotto completo assedio la popolazione palestinese della Striscia di gaza, costringendo oltre un milione e mezzo di persone a vivere nella più grande prigione a cielo aperto del mondo, impedendo il passaggio costante e sufficiente dei generi di prima necessità.
Il governo israeliano imprigiona migliaia di persone (circa 11.000), costruisce quotidianamente colonie illegali, distrugge case e terreni coltivati, attua sistematicamente una vera e propria pulizia etnica con metodi criminali, usa contro il popolo palestinese armi non convenzionali al fosforo bianco.
E’ chiaro che lo stato sionista di Israele, sin dalla sua nascita, altro non è che il baluardo degli interessi imperialisti in tutta la regione del medio oriente, rappresentando realmente la punta dell’iceberg del vecchi/nuovo colonialismo che mira allo sfruttamento globale dei popoli e delle loro risorse.
Dichiariamo con forza il diritto del popolo palestinese ad avere uno stato dai confini sicuri, che possa riabbracciare i palestinesi fuggiti dalle persecuzioni sioniste, con Gerusalemme come captale, così come stabiliscono le risoluzioni dell’ONU 194, 252, 3236, quest’ultima sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale.
Tutte risoluzioni puntualmente ignorate da Israele e dalle potenze occidentali.
La decisone del governo israeliano di dichiarare Israele stato ebraico con tanto di giuramento di fedeltà in questo senso per i suoi cittadini sancisce la messa al bando dei cittadini di religione non ebraica, che sono oltre 1 milione e mezzo e che saranno ritenuti stranieri in casa loro.
Oggi vogliamo invitare chi lotta contro tutte le ingiustizie ad unirsi a noi per una campagna di efficace boicottaggio dello stato di Israele, al fine di isolare la sua economia di guerra e di apartheid e di ottenere la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi.



SABATO 12 FEBBRAIO 2011, alle ore 14.00
INIZIATIVA NAZIONALE A LIVORNO AL TERMINAL PASSEGGERI DI FRONTE A PIAZZA DEL LUOGO PIO.

 

12 giugno 2010

Ortaggi annaffiati di razzismo


Alcuni supermercati italiani hanno deciso di bandire i prodotti Agrexco. Anche Amira Hass sceglie con attenzione cosa comprare e cosa no.



boycott campaign


Ogni volta che entro in un negozio israeliano esamino attentamente l’origine del prodotto. Il miglior vino d’Israele è fatto sulle alture del Golan, occupate, e quindi non lo compro mai. Penso ai 15mila siriani che nel 1967 furono espulsi dalle loro terre.
I migliori ortaggi biologici sono coltivati nelle colonie del sud della Cisgiordania e della valle del Giordano. Lì i coloni dispongono di grandi quantità di acqua, mentre le vicine comunità palestinesi non sono collegate alla rete idrica.
Poi ci sono le uova di gallina provenienti dall’insediamento di Itamar, dove i soprusi dei coloni e le restrizioni militari hanno reso la vita impossibile ai palestinesi. Ma questi prodotti non si trovano solo in Israele.
Certi negozi di Ramallah vendono, consapevolmente o no, alcuni prodotti degli insediamenti. I funghi secchi, per esempio, provengono dalla colonia di Teqoa (anche qui i palestinesi soffrono di una cronica mancanza d’acqua). Una recente legge palestinese che vieta la vendita di prodotti degli insediamenti non è ancora applicata ovunque.
Molti israeliani si comportano come me. Questo fa di noi degli antisemiti? Sembrerebbe di sì, stando al putiferio suscitato dalla decisione (poi revocata) di alcune catene di supermercati italiani di bandire i prodotti Agrexco, perché l’etichetta non indica se provengono da Israele o dalle colonie. Ma è meglio essere accusati di antisemitismo che mangiare ortaggi annaffiati di razzismo.
amira hass
Amira Hass
è una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, e scrive per il quotidiano Ha’aretz