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28 settembre 2016

IL LUTTO AL BRACCIO DELL'ATHLETIC BILBAO DEL SETTEMBRE 1975


 
Il 29 settembre del 1975, era domenica, Francisco Franco e il suo regime erano quasi alla fine, però per dimostrare al mondo il suo potere, due giorni prima fucilò tre membri del FRAP (Frente Revolucionario Antifascista y Patriótico) e due dell’ETA (Euskadi ta Askatasuna). 

José Humberto Baena, José Luis Sánchez Bravo, Ramón García Sanz, Juan Paredes Manot  Txiki, e Ángel Otaegui furono fucilati all’alba del 27  settembre 1975.

José Angel Iribar chiese ai suoi compagni del Athletic Club de Bilbao di entrare in campo con il lutto al braccio, con la scusa di commemorare il primo anniversario della morte dell’ex calciatore dell’Athletic Luis Albert. In realtà fu un segnale di dolore e di protesta per le morti dei compagni fucilati.

Entrarono in campo Iribar, Astrain, Goikoetxea, Lasa, Villar, Irureta, Escalza, Dani, Rojo II, Txetxu Rojo e Amorrortu.

 
Altri due giocatori della squadra avversaria, il Racing di Santander Aitor Aguirre y Sergio Manzanera, entrarono in campo con il lutto al braccio.

In questo caso non ci fù nessun ricorso storico se non la protesta contro il regime franchista e la polizia entrò negli spogliatoi alla fine del primo tempo e obbligò i due calciatori a togliere il lutto al braccio. Successivamente i due calciatori furono multati di 100.000 pesetas ciascuno.

ALCUNE SETTIMANE DOPO FRANCO MORI’.

5 marzo 2015

Hasta siempre Comandante Chavez

HUGO RAFAEL CHAVEZ FRIAS
Sabaneta, 28 luglio 1954 - Caracas, 05 marzo 2013
 
 
Simón Bolívar, padre della nostra Patria e guida della nostra Rivoluzione, giurò di non dare riposo alle sue braccia, né dare riposo alla sua anima, fino a vedere l'America libera. Noi non daremo riposo alle nostre braccia, né riposo alla nostra anima fino a quando non sarà salva l'umanità »

6 agosto 2014

6 agosto 1960 - Cuba nazionalizza le proprietà straniere

6 agosto 1960
In risposta all'embargo degli Stati Uniti,
Cuba  nazionalizza tutte le
proprietà straniere della nazione

23 giugno 2014

Gerry Conlon - "In the Name of the Father"

 
L’attivista irlandese per i diritti umani Gerry Conlon è morto all’età di 60 anni nella sua casa a Belfast dopo una lunga malattia.

Era uno dei “quattro di Guildford” che furono condannati a 30 anni di carcere per un attentato dell’IRA ad un pub dove morirono 5 persone e 65 rimasero ferite e rilasciato dopo 14 anni dopo che la condanna fu annullata nel 1989.  

Quando uscì  libero dalla Corte di Appello dichiarò :” sono stato in carcere per qualcosa che non ho commesso. Sono totalmente innocente.”
Suo padre, Giuseppe Conlon, condannato con l’accusa di fabbricazione di bombe, morì dopo 5 anni di carcere nel 1980, difendendo fino alla fine la propria innocenza.

Sua madre Sarah, una lottatrice instancabile per la libertà, morì nel 2008 a 82 anni di età.
La storia di Colon e degli altri 3 accusati (Paddy Armstrong, Paul Hill y Carole Richardson) ebbe notorietà internazionale con il film "In the Name of the Father" del 1993.

L’attore Daniel Day Lewis fu nominato all’oscar per la sua interpretazione di Conlon nel film tratto dalla autobiografia "Proved Innocent" di Gerry Conlon.

22 maggio 2014

GEORGE BEST - "THE BEST"

Belfast 22-05-1946 - Londra 25-11-2005
“Se fossi nato brutto nessuno si ricorderebbe di Pelè”

Per chi volesse conoscere la vita di questo genio del calcio, il consiglio è leggere "The Best", autobiografia che trascina il lettore nei meandri della sua vita, tra il fascino della Londra anni sessanta, alla cruda realtà della vita in Nord Irlanda.
 
 
Stefano "CISCO" Bellotti - Best
 
 

21 maggio 2014

MONIKA ERTL – LA RAGAZZA CHE VENDICO’ IL “CHE”


Per la vendetta, nessun cammino è lungo…
MONIKA ERTL – LA RAGAZZA CHE VENDICO’ IL “CHE”

 
Il 1 Aprile 1971 Roberto Quintanilla, il colonnello dei servizi segreti boliviani che aveva voluto la morte del “Che”, viene assassinato nella sede del consolato boliviano ad Amburgo.
I colpi mortali partono da una colt Cobra registrata a nome Giangiacomo Feltrinelli.
La vendetta si consuma per mano di una giovane di origini tedesche che abbracciando la lotta armata ha scavato un solco tra se e il padre, alpinista e operatore di cinema compromesso con il nazismo e amico di Klaus Barbie, il macellaio di Lione.

18 marzo 2014

La memoria nel presente, per Fausto e Iaio.

 
a cura dell’Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio

Da 36 anni ricordiamo Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, uccisi per mano fascista il 18 marzo 1978, in via Mancinelli, un luogo della memoria per i cittadini e per tutti quelli che hanno a cuore Fausto e Iaio.

In tutti questi anni, c’è stata una costante richiesta di verità e di giustizia. Il percorso giudiziario si è concluso con l’archiviazione del caso, nel 2001. Con forza lo diciamo ancora: ”la verità non si archivia”.

Abbiamo voluto trasformare la rabbia, il dolore, la mancata giustizia per Fausto e Iaio, nell’impegno di voler far vivere i loro, i nostri ideali. Dobbiamo avere paura della superficialità, dell’ottundimento, che ci portano a chiudere le nostre porte.

Affinché l’eterna campagna elettorale sulla paura, sul nemico, si sgretoli, riprendiamoci la strada: facciamo in modo che messaggi quali: non c’è futuro, ci rubano la speranza, la dignità, lascino il posto a: non farti rubare il presente, vivi con senso di responsabilità e impegno civile.

Nel corso degli anni abbiamo individuato l’importanza di parlare ai giovani, di dare loro spunti di riflessione, ma anche la possibilità di espressioni, artistiche, culturali, organizzando momenti di socializzazione. La collaborazione con altre associazioni, ci porta a impegnarci in progetti per migliorare le problematiche sociali e culturali nella nostra città. Vogliamo trasmettere l’importanza di essere cittadini attivi.

18 Marzo 2014, in via Mancinelli, dalle ore 16 alle 23:
i muri, le strade parlano di voi, di noi, e ci appartengono. dipingiamo i murales!

Dalle 16.00 street art live
con Ivan il poeta, Volks Writerz, Morc, Ste-Marta, Francesca Pels, Mister Caos.
Interventi musicali di Yoma, Federico Oliverio e percussioni afro.

Dalle 17.00 alle 21.00 letture e interventi di:
Rosa per Dax, Daniele Biacchessi, Marco Philopat, Danilo de Biasio, Albi, Lodo, del gruppo Lo Stato Sociale

Collettivo Tempi diVersi, poesia e musica di strada (www.tempidiversi.it)

Federico Manfredi, Alice Redini e Umberto Terruso leggono brani da Viva l’Italia, le morti di Fausto e Iaio – César Brie

Ciclofficina ruotalibera, banchetti associazioni e comitati di Zona 3,
bookcrossing, libri di Agenzia X, per la condivisione di saperi.

Dalle 21 in poi, concerto di:

Kafka On The Shore, suonano Pirate Mexican Porn Rock. I loro live sono caratterizzati da un’esplosività unica frutto della combinazione sapientemente dosata tra l’indiavolato pianismo classico del siciliano Vincenzo Parisi, il dinoccolato groove funky-soul del cantante e chitarrista austriaco Freddy Lobster, e i ritmi neri che scorrono nel sangue del freddo nord tedesco del batterista Daniel Winkler.

Ultimo Binario, i temi sociali sono da sempre al centro dei progetti di Ultimo Binario, che racconta le proprie storie attraverso testi graffianti e un sound accattivante e coinvolgente.

In caso di maltempo dopo il presidio dalle 17 alle 20 in via Mancinelli, saremo all’auditorium di via Valvassori Peroni, 5

30 gennaio 2014

Bloody Sunday - 30 gennaio del 1972

THE DAY INNOCENCE DIED

 
Sono passati 42 anni da quel 30 gennaio del 1972.

La città nordirlandese di Derry fu lo scenario della Domhnach na Fola, il nome gaelico della meglio conosciuta Bloody Sunday.

 Paracadutisti dell'esercito britannico aprirono il fuoco contro manifestanti irlandesi per i diritti civili. A perdere la vita furono quattordici persone, per lo più giovanissimi.
 
 
Quindicimila persone, in grandissima maggioranza cattolici, marciano chiedendo maggior democrazia visto che all'epoca si vota ancora “per censo”, cioè il voto di chi è più ricco conta di più.

I cattolici, esclusi dal potere economico, manifestano per rivendicare una delle più elementari regole della democrazia: “una testa, un voto”. Già che ci sono, poi, cercano di far capire che non ne possono più nemmeno delle vessazioni della Ruc, la polizia nordirlandese, protestante e unionista.

 
Il corteo è pacifico e mescola bambini, ragazzi, ragazze, donne, uomini, vecchi e si conclude a Free Derry Corner, dove è previsto un comizio di Bernadette Devlin, la popolare leader cattolica nordirlandese. Proprio mentre la giovane sta per parlare la folla viene assalita da paracadutisti inglesi in assetto di guerra.

L’aggressione è premeditata. L'intervento dei militari, che hanno l’ordine di sparare per uccidere, provoca quattordici morti e sedici feriti, tutti civili inermi.

foto: frankska

 
 
 

7 gennaio 2014

1 Gennaio 1994 – 1 Gennaio 2014 : YA BASTA


 
Il 1 Gennaio del 1994 il mondo scopriva l’EZLN: Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Il Messico, nel giorno dell’entrata in vigore del NAFTA (Trattato di Libero Commercio del Nord America), scopriva il Chiapas e conosceva una guerra che aveva il sapore di un movimento politico e sociale che impugnava le armi per non doverle mai più utilizzare, non per conquistare il potere ma per contrastare il neoliberismo e conquistare diritti per gli indigeni discendenti dei Maya.

Lasciamo la storia ufficiale e la storiografia da libro per raccontare un piccola parte di questa grande storia, quella che i libri di storia e i media non raccontano. Questa storia inizia una decina di anni prima, il 17 Novembre del 1983, quando un gruppo di sei persone entra nella Selva Lacandona con l’intenzione di organizzare la più classica delle guerriglie del continente americano. L’incontro/scontro con le originali popolazioni indigene che si erano rifugiate in quei magnifici quanto impervi luoghi dell’entroterra del Chiapas obbligherà i fondatori dell’EZLN a rivedere e di molto le proprie intenzioni e trasformarsi in quello che oggi conosciamo.

Una storia lunga 30 anni, una storia piena di immagini, lotta, sofferenza e sogno. La guerra, intesa come conflitto armato tra esercito messicano e guerriglieri indigeni, dura 12 giorni. Sette città vengono prese militarmente all’alba del primo giorno dell’anno, scontri cruenti soprattutto a Ocosingo dove si conteranno la maggior parte dei morti tra cui il Comandante Hugo. La prima dichiarazione della Selva Lacandona viene letta dal comandante Felipe dal balcone del palazzo del municipio di San Cristobal De Las Casas. La caduta del Subcomandante Pedro, leggendario comandante militare dell’EZLN morto nella presa de Las Margaritas e che il mondo non conobbe se non per l’eco, l’onore ed il rispetto che le popolazioni Tojolabal e Tzeltal della Selva Lacandona gli dedicano con tanto di murales e striscioni alla Realidad. Una mobilitazione popolare di forse un milione di persone che obbliga il governo federale messicano a firmare il cessate il fuoco ed un tregua, ancora oggi in vigore e tuttavia almeno due volte tradita (9 Febbraio ’95, estate ’98). Donne indigene comandanti, miliziane, responsabili politiche come la Comandante Ramona, piccola ma immensa donna, colei che impose all’organizzazione zapatista la legge rivoluzionaria delle donne indigene, legge che impose ed impone alle comunità zapatiste di riconoscere la parità di doveri e diritti tra uomini e donne. Una legge che fece capire al mondo come una rivoluzione si può fare solo se è capace di rivoluzionare prima di tutto i rapporti sociali interni al corpo rivoluzionario. Il resto è davvero sui libri di storia.

 
Questa storia non ci racconta solo di un movimento politico/sociale e militare capace di imporre letture, agenda politica e di cambiare fondamentalmente il modo di comunicare, usare linguaggi, concepire immaginari e di fare politica per tutti coloro che si trovano in basso a sinistra ma ci parla anche di un’opposizione alla riforma dell’art. 27 della Costituzione messicana, costituzione nata dalla rivoluzione di Zapata e Villa, la battaglia contro la riforma agraria. Un’opposizione praticata occupando e collettivizzando oltre 700.000 ettari di terreno non solo per gli zapatisti ma per tutti gli abitanti dei territori sotto il controllo dell’EZLN. Estendendo il concetto ci parla di una resistenza capace di impedire lo sfruttamento del territorio per meri interessi economici e poco importa se questi interessi siano la messa a resa massiva ed industriale di un campo (o allevamento) piuttosto che la realizzazione di un maxi-progetto di ecoturismo o annientamento delle biodiversità in favore dell’imposizione delle colture ogm.

Quel famoso YA BASTA gridato il 1 Gennaio del 1994 è forte, vivo e attuale e oggi si materializza non tanto nelle cose elencate qui sopra, e già non sarebbe poco, ma nella costruzione di una zona autonoma autogovernata sperimentando il metodo della democrazia diretta. EZLN e governo firmarono nel 1996 i famosi accordi di San Andres accordi che, in parole povere, avrebbero dovuto garantire agli indigeni di vivere nei loro territori secondo le antiche tradizioni. Questi accordi non sono mai stati applicati, così le comunità autonome zapatiste hanno deciso di applicarli autonomamente e lo stanno facendo. Sanità, giustizia, educazione, e gestione del territorio sono oggi autonome e assolutamente costruite e portate avanti senza nessun aiuto da parte del governo e da un po’ di tempo anche senza l’aiuto dell’EZLN inteso come corpo militare. Le cariche sono elettive a rotazione, periodicamente, se si fa parte dell’organizzazione, bisogna assumersi cariche di responsabilità in uno dei 3 livelli che lo richiede (locale, municipale o di zona). Le comunità possono togliere le responsabilità nel caso di malagestione del ruolo. Probabilmente l’unico esempio mondiale di una zona totalmente autogovernata capace di resistere a cinque presidenti e otto governatori oltre che alle volontà di grandi multinazionali e delle teorie neoliberali.

 
Lo zapatismo non è la panacea dei movimenti e nello zapatismo non va cercata la soluzione a quello che non si riesce a costruire, non è nemmeno perfetto come movimento. Tante delle cose che teorizza e pratica tutti i giorni sono lontane dall’essere realizzate al 100% (si pensi allo sviluppo del ruolo della donna o del rapporto con l’omosessualità) ma bisogna anche pensare che questa storia è breve, ha trent’anni, e non si cambiano gli usi e costumi di una società millenaria in poco tempo. Forse è da apprezzare il lavoro interno quotidiano che stanno svolgendo per completare questo percorso. Lo zapatismo è una rivoluzione dalle due velocità: quella contro governo e neoliberismo e quella interna alle stesse comunità. Il governo in questi venti anni non è certo rimasto a guardare e più volte ha provato a cancellare dalla storia la lotta zapatista, prima con l’uso dell’esercito, poi con quello dei paramilitari e adesso con la pratica della guerra di bassa intensità ovvero con la creazione di progetti di sviluppo per le comunità indigene basati su elemosina costante e aiuti inutili quali regalie di telefonini, antenne paraboliche e abbonamenti Sky. Elemosine che crescono quando una famiglia decide di abbandonare la lotta. Non possiamo non negare che sono molte le famiglie che stanno facendo questa scelta, ma parimenti non possiamo non raccontare di quante sono le nuove famiglie che decidono di aderire alla lotta. Per spiegare come sia possibile questo fenomeno occorrerebbero molte righe, penso però sia interessante ragionare su come progetti di sviluppo per le comunità indigene siano stati pensati dal governo solo come antidoto allo zapatismo; cosa ne sarà di queste famiglie e di questa elemosina se un giorno l’EZLN dovesse essere sconfitto? Chi si domanda cosa gli zapatisti abbiano fatto in questi venti anni, dovrebbe anzitutto rispondere alla domanda precedente.

La forza organizzativa e strutturale mostrata dalle comunità zapatiste e dalle Giunte del Buon Governo nell’organizzare l’escuelita e la marcia del 21 Dicembre dello scorso anno era impensabile solo qualche anno fa, la capacità di produrre ragionamento politico e immaginari universali è costante e lo dimostrano le diverse migliaia di persone che dal Messico e dal mondo intero ogni anno arrivano ad appoggiare la lotta del sud-est messicano.
Tratto da: http://milanoinmovimento.com/
 

17 dicembre 2013

Simon Bolivar - " El Libertador"

 
Il 17 dicembre 1830 muore a Santa Marta in Colombia,
 
Simon Bolivar,
 
" El Libertador "
 
l'eroe più amato dell'intero continente sud americano.
 
America Latina libre - Ska P
 

28 novembre 2013

DECENNALE DEL TRIBUTO ITALIANO A JOE STRUMMER


 
IL DECENNALE DEL TRIBUTO ITALIANO A JOE STRUMMER


http://www.radioclash.it/

"10.000 GIORNI DI ROCK'N'ROLL" TUIJS - IL TRIBUTO ITALIANO A JOE STRUMMER - X Edizione 2013 Sabato 14 Dicembre 2013 @ Laboratorio Crash di Bologna - Via della Cooperazione 11
Carissimi, la passione riemerge sempre, inesorabile, punto di incontro inalienabile delle nostre storie.
Ed eccoci qui allora, ad annunciarvi con gioia la decima edizione del Tributo Italiano a Joe Strummer.
Dal 2004 ma già dal 2003 con lo Strummer Corner al Parco Nord nell'occasione dell'Indipendent Day, tanta acqua è davvero passata sotto i ponti. Acqua e soprattutto anni, non ci sono dubbi.

Faremo tutto il possibile affinché questa decima edizione del Tributo rimanga impressa nelle nostre menti, in un grande ed ennesimo riconoscimento collettivo alla memoria di Joe Strummer ed alla storia dei Clash.
Qui sopra il flyer dell'evento, con le band partecipanti e gli ospiti che, per questa edizione, saranno davvero speciali, davvero Clash : Johnny Green (il tour manager dei Clash da fine '77 ad inizi anni '80) e Robin Banks (da sempre nella crew dei Clash e molto vicino a Mick Jones sin dall'infanzia).

Non vi nascondiamo che questa decima edizione potrebbe essere davvero l'ultima del nostro ciclo. Sarebbe bello poter passare il testimone ad un gruppo di persone più giovani, capaci di portare avanti questo appuntamento con la stessa credibilità, pensiamo di poterlo affermare, che ha contraddistinto il Tributo in tutti questi anni. Vorremmo trovare i ragazzi giusti e capirne le motivazioni più vere.
Perché una cosa dovrà essere chiara: Il Tributo Italiano a Joe Strummer is not for sale.

Memorizzate la data :
Sabato 14 Dicembre 2013 - Laboratorio Crash di Bologna.
Back in the garage, orgogliosamente. Tutti insieme, ancora una volta, per ricordare Joe.

One Love
Mauro, Fulvio, Daniele
"Penso che la gente dovrebbe sapere che noi dei Clash siamo anti-fascisti, contro la violenza, siamo anti-razzisti e per la creatività. Noi siamo contro l'ignoranza".
Joe Strummer - Dicembre 1976

28 ottobre 2013

“Se c'é stato un Camilo, ci saranno molti Camilo".

 
Il 28 ottobre 1959 muore l'eroe della rivoluzione cubana più amato dal popolo: Camilo Cienfuegos.
L'aereo su cui viaggiava si inabissò nell'oceano e i suoi resti non furono mai trovati.
Per questo ogni  28 ottobre i cubani gettano in mare un fiore alla sua memoria.
 
 
In tutti i 170 municipi cubani vi sono caserme, scuole e musei che lo ricordano. La sua vicenda storica e le sue azioni rivoluzionarie a fianco del popolo di Cuba vengono insegnate in tutti gli istituti scolastici dell'Isola caraibica.

11 ottobre 2013

Madureira FC, tributo al “Che” Guevara

IN RICORDO DEL TOUR A CUBA DEL 1963, IL CLUB BRASILIANO HA PRESENTATO UNA UNIFORME DI GIOCO CON L’IMMAGINE DEL “GUERRIGLIERO EROICO”
 

Il club calcistico Madureira di Río de Janeiro, ha stampato l’immagine di Ernesto "Che" Guevara sulla propria maglietta tricolore. Si tratta di un tributo  al tour  realizzato a Cuba cinquant’anni fà, con visite a Fidel Castro e al "Che", i leader dell’allora  nascente rivoluzione.
La società ha presentato le nuove magliette in un evento chiamato "Hasta la Victoria Siempre", con il quale si commemorerà la squadra che fece il tour internazionale a Cuba nel 1963.



Il 18 maggio del ’63, il Madureira chiamato “il tricolore suburbano” realizzò il tour a Cuba, vincendo le cinque partite giocate.

9 ottobre 2013

Hasta siempre Comandante

Il 9 ottobre 1967 a La Higuera in Bolivia,
moriva l'uomo e nasceva l'immortale.
 
HASTA SIEMPRE COMANDANTE



 

1 ottobre 2013

DECENNALE DEL TRIBUTO ITALIANO A JOE STRUMMER




 
RADIOCLASH – NEWSLETTER nr.114 del 30 Settembre 2013

IL DECENNALE DEL TRIBUTO ITALIANO A JOE STRUMMER
"10.000 GIORNI DI ROCK'N'ROLL" TUIJS - IL TRIBUTO ITALIANO A JOE STRUMMER - X Edizione 2013
Sabato 14 Dicembre 2013 @ Laboratorio Crash di Bologna – Via della Cooperazione 11

Carissimi, la passione riemerge sempre, inesorabile, punto di incontro inalienabile delle nostre storie. Ed eccoci qui allora, ad annunciarvi con gioia la decima edizione del Tributo Italiano a Joe Strummer.
Dal 2004 ma gia’ dal 2003 con lo Strummer Corner al Parco Nord nell’occasione dell’Indipendent Day, tanta acqua è davvero passata sotto i ponti. Acqua e soprattutto anni, non ci sono dubbi.
Faremo tutto il possibile affinchè questa decima edizione del Tributo rimanga impressa nelle nostre menti, in un grande ed ennesimo riconoscimento collettivo alla memoria di Joe Strummer ed alla storia dei Clash. Tenteremo di mettere in piedi una grande festa allargata a tante band ed amici, dal primissimo pomeriggio a notte fonda per finire con un esplosivo DjSet, con presentazione libri , iniziative e filmati. Non mancheranno memorabilia sui Clash, la presenza del merchandising della Fondazione Strummerville ed altro a cui stiamo pensando.
Non vi nascondiamo che questa decima edizione potrebbe essere davvero l’ultima del nostro ciclo. Sarebbe bello poter passare il testimone ad un gruppo di persone più giovani, capaci di portare avanti questo appuntamento con la stessa credibilità, pensiamo di poterlo affermare, che ha contraddistinto il Tributo in tutti questi anni. Vorremmo trovare i ragazzi giusti e capirne le motivazioni più vere.
Perché una cosa dovrà essere chiara : Il Tributo Italiano a Joe Strummer is not for sale.
Memorizzate la data : Sabato 14 Dicembre 2013 – Laboratorio Crash di Bologna.
Back in the garage, orgogliosamente. Tutti insieme, ancora una volta, per ricordare Joe.

One Love
Mauro, Fulvio, Daniele

“C’è voluta la morte di Joe per farmi capire quanto grandi sono stati i Clash. Eravamo un gruppo politico e Joe era quello che scriveva i testi. Joe è stato uno dei ragazzi più veri che io abbia mai incontrato. Se ti diceva - io sono al tuo fianco - tu sapevi che voleva dire al cento per cento”

Continuate a seguire e diffondere

Topper Headon sulla morte di Joe Strummer :
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25 settembre 2013

Federico Aldrovandi 17/07/1987 - 25/09/2005


''Otto anni fa un ragazzino veniva ucciso
senza una  ragione. Non tornerà mai più,
ma il suo amore potrà aiutarci
ad indicarci la via...
(Lino Aldrovandi)
 


Aveva 18 anni.

Federico Aldrovandi

17/07/1987 - 25/09/2005

19 settembre 2013

KARL MARX - L’ARTE DELL’INSURREZIONE


L’ARTE DELL’INSURREZIONE
A lezione da Marx, per vincere.

 
1.    Non giocare mai con l’insurrezione, che, una volta iniziata, deve essere condotta fino alla (sua) fine.

2.    Essere superiori al Nemico nel momento e nel punto decisivo.

3.    Mantenere sempre l’offensiva, perché la difensiva è la sconfitta.

4.    Sorprendere il Nemico, sorprenderlo quando è disperso e diviso.

5.    Mantenere la superiorità morale cercando di ottenere vittorie tutti i giorni, anche se piccole.

Queste le cinque regole che Marx ricorda a proposito dell’arte dell’Insurrezione, un’arte che, proprio perché tale, non può mai essere affidata all’improvvisazione o al dilettantismo, per quanto eroico esso possa dimostrarsi.
 

7 agosto 2013

“El asesinato del Che en Bolivia. Revelaciones”


 
Ci sono nuovi elementi dimostrativi dell’esecuzione del Comandante Ernesto Guevara per ordine degli Stati Uniti, nel libro “El asesinato del Che en Bolivia. Revelaciones” scritto da Adys Cupull e Froilán González, scrittori e investigatori cubani.
Entrambi studiosi della figura del “Che” evidenziano, con testimonianze di persone coinvolte nei fatti, come furono le ultime ore del Guerrigliero Eroico e dei suoi compagni e chi prese la decisione di assassinarlo e di dove fù interrato il suo corpo.
Nel libro della Editora Politica, la cui presentazione è prevista per la XXIII Fiera Internazionale del Libro di Cuba 2014, gli autori rispondono anche agli interrogativi sulla fine tragica di varie persone implicate nell’assassinio e di come il “Che” vive nella memoria dei Boliviani.
Citano gli incontri avuti con Silvia Mercedes Ávila, giornalista scrittrice e poetessa boliviana, una dei reporter più importanti del paese andino, specialmente di Radio FIDES, diretta dal sacerdote José Gramunt.
Nel libro Ávila ricordò che la sua emittente divulgò il 9 ottobre 1967 che Che Guevara era morto la notte precedente, come conseguenza delle ferite ricevute in un combattimento a La Higuera.
Disse che ad un corso di giornalismo in Germania venne a conoscenza di stretti vincoli di padre Gramunt con l’ambasciata nordamericana a La Paz e dell’amiciza con il generale Renè Barrientos, allora Presidente della Bolivia.
Molti segnalarono che il sacerdote era un agente della CIA, la quale inviò la notizia della morte del “Che” all’emittente radio.
Quando chiese a Gramunt como seppe della morte del “Che”, le rispose che all’ambasciata nordamericana a La Paz tutti lo sapevano e tutti avevano contribuito.

19 luglio 2013

34 anni fà l'esercito del FSLN entra a Managua

Il 19 Luglio 1979 l'esercito del
Frente Sandinista de Libération National
entra a Managua, mettendo fine a 43 anni di politica dittatoriale della dinastia Somoza.
 

Billy Bragg + Banda Bassotti - Nicaragua Nicaraguita
 Ay Nicaragua, Nicaraguita
La flor mas linda de mi querer
Abonada con la bendita, Nicaraguita,
Sangre de Diriangen.
Ay Nicaragua sos mas dulcita
De la mielita de Tamagas
Pero ahora que ya sos libre, Nicaraguita,
Yo te quiero mucho mas
Pero ahora que ya sos libre, Nicaraguita,
Yo te quiero mucho mas