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23 giugno 2014

Gerry Conlon - "In the Name of the Father"

 
L’attivista irlandese per i diritti umani Gerry Conlon è morto all’età di 60 anni nella sua casa a Belfast dopo una lunga malattia.

Era uno dei “quattro di Guildford” che furono condannati a 30 anni di carcere per un attentato dell’IRA ad un pub dove morirono 5 persone e 65 rimasero ferite e rilasciato dopo 14 anni dopo che la condanna fu annullata nel 1989.  

Quando uscì  libero dalla Corte di Appello dichiarò :” sono stato in carcere per qualcosa che non ho commesso. Sono totalmente innocente.”
Suo padre, Giuseppe Conlon, condannato con l’accusa di fabbricazione di bombe, morì dopo 5 anni di carcere nel 1980, difendendo fino alla fine la propria innocenza.

Sua madre Sarah, una lottatrice instancabile per la libertà, morì nel 2008 a 82 anni di età.
La storia di Colon e degli altri 3 accusati (Paddy Armstrong, Paul Hill y Carole Richardson) ebbe notorietà internazionale con il film "In the Name of the Father" del 1993.

L’attore Daniel Day Lewis fu nominato all’oscar per la sua interpretazione di Conlon nel film tratto dalla autobiografia "Proved Innocent" di Gerry Conlon.

22 maggio 2014

GEORGE BEST - "THE BEST"

Belfast 22-05-1946 - Londra 25-11-2005
“Se fossi nato brutto nessuno si ricorderebbe di Pelè”

Per chi volesse conoscere la vita di questo genio del calcio, il consiglio è leggere "The Best", autobiografia che trascina il lettore nei meandri della sua vita, tra il fascino della Londra anni sessanta, alla cruda realtà della vita in Nord Irlanda.
 
 
Stefano "CISCO" Bellotti - Best
 
 

30 gennaio 2014

Bloody Sunday - 30 gennaio del 1972

THE DAY INNOCENCE DIED

 
Sono passati 42 anni da quel 30 gennaio del 1972.

La città nordirlandese di Derry fu lo scenario della Domhnach na Fola, il nome gaelico della meglio conosciuta Bloody Sunday.

 Paracadutisti dell'esercito britannico aprirono il fuoco contro manifestanti irlandesi per i diritti civili. A perdere la vita furono quattordici persone, per lo più giovanissimi.
 
 
Quindicimila persone, in grandissima maggioranza cattolici, marciano chiedendo maggior democrazia visto che all'epoca si vota ancora “per censo”, cioè il voto di chi è più ricco conta di più.

I cattolici, esclusi dal potere economico, manifestano per rivendicare una delle più elementari regole della democrazia: “una testa, un voto”. Già che ci sono, poi, cercano di far capire che non ne possono più nemmeno delle vessazioni della Ruc, la polizia nordirlandese, protestante e unionista.

 
Il corteo è pacifico e mescola bambini, ragazzi, ragazze, donne, uomini, vecchi e si conclude a Free Derry Corner, dove è previsto un comizio di Bernadette Devlin, la popolare leader cattolica nordirlandese. Proprio mentre la giovane sta per parlare la folla viene assalita da paracadutisti inglesi in assetto di guerra.

L’aggressione è premeditata. L'intervento dei militari, che hanno l’ordine di sparare per uccidere, provoca quattordici morti e sedici feriti, tutti civili inermi.

foto: frankska

 
 
 

23 gennaio 2014

Derry. Nuovo murales in Bogside


 
Un nuovo murales è stato inaugurato a Bogside, Derry, per le commemorazioni del 42° anno del “ Bloody Sunday”.
Il murales, in Glenfada Park, si basa sull’opera dell’artista Robert Ballagh 'El tres de mayo - Después de Goya, 1970'.

Il lavoro è stato prodotto da artisti e volontari locali.
Il Bloody Sunday March Committee si è detto onorato che Robert Ballagh abbia dato il permesso di adattare la sua opera per gli eventi di quest’anno a sostegno della campagna in corso per la giustizia.

Il murales fa riferimento diretto al quadro contro la guerra di Francisco de Goya “El tres de mayo de 1808 en Madrid”

 
Goya volle commemorare il massacro sanguinoso effettuato dalle truppe francesi nel 1808 durante la resistenza spagnola all’esercito di Napoleone durante la guerra d’Indipendenza
Il comitato invita tutti a vedere l’opera d’arte nella settimana prima della marcia del Bloody Sunday che si terrà domenica 2 febbraio.

10 maggio 2013

Roma ricorda Bobby Sands presenta: QUI BELFAST

QUI BELFAST
Dalla lotta armata al governo dell'Irlanda del Nord
 
Roma
11 Maggio 2013
Via dei Volsci
ore 18.00

30 gennaio 2013

Bloody Sunday - 30 gennaio del 1972

THE DAY INNOCENCE DIED
 

Sono passati 41 anni da quel 30 gennaio del 1972.

La città nordirlandese di Derry fu lo scenario della Domhnach na Fola, il nome gaelico della meglio conosciuta Bloody Sunday.

Paracadutisti dell'esercito britannico aprirono il fuoco contro manifestanti irlandesi per i diritti civili. A perdere la vita furono quattordici persone, per lo più giovanissimi.

Quindicimila persone, in grandissima maggioranza cattolici, marciano chiedendo maggior democrazia visto che all'epoca si vota ancora “per censo”, cioè il voto di chi è più ricco conta di più.
I cattolici, esclusi dal potere economico, manifestano per rivendicare una delle più elementari regole della democrazia: “una testa, un voto”. Già che ci sono, poi, cercano di far capire che non ne possono più nemmeno delle vessazioni della Ruc, la polizia nordirlandese, protestante e unionista.

 
Il corteo è pacifico e mescola bambini, ragazzi, ragazze, donne, uomini, vecchi e si conclude a Free Derry Corner, dove è previsto un comizio di Bernadette Devlin, la popolare leader cattolica nordirlandese. Proprio mentre la giovane sta per parlare la folla viene assalita da paracadutisti inglesi in assetto di guerra.
L’aggressione è premeditata. L'intervento dei militari, che hanno l’ordine di sparare per uccidere, provoca quattordici morti e sedici feriti, tutti civili inermi.

foto: frankska

30 gennaio 2012

30 gennaio del 1972 - Bloody Sunday

Esattamente quarant’anni fa, il 30 gennaio del 1972, la città nordirlandese di Derry fu lo scenario della Domhnach na Fola, il nome gaelico della meglio conosciuta Bloody Sunday. Paracadutisti dell'esercito britannico aprirono il fuoco contro manifestanti irlandesi per i diritti civili. A perdere la vita furono quattordici persone, per lo più giovanissimi.
Quindicimila persone, in grandissima maggioranza cattolici, marciano chiedendo maggior democrazia visto che all'epoca si vota ancora “per censo”, cioè il voto di chi è più ricco conta di più.
I cattolici, esclusi dal potere economico, manifestano per rivendicare una delle più elementari regole della democrazia: “una testa, un voto”. Già che ci sono, poi, cercano di far capire che non ne possono più nemmeno delle vessazioni della Ruc, la polizia nordirlandese, protestante e unionista.
Il corteo è pacifico e mescola bambini, ragazzi, ragazze, donne, uomini, vecchi e si conclude a Free Derry Corner, dove è previsto un comizio di Bernadette Devlin, la popolare leader cattolica nordirlandese. Proprio mentre la giovane sta per parlare la folla viene assalita da paracadutisti inglesi in assetto di guerra.
L’aggressione è premeditata. L'intervento dei militari, che hanno l’ordine di sparare per uccidere, provoca quattordici morti e sedici feriti, tutti civili inermi. La strage suscita orrore provocando reazioni indignate e anche inaspettate come quella dell'ex Beatle Paul McCartney che poche settimane dopo pubblica il singolo Give Ireland back to the Irish (Ridate l’Irlanda agli Irlandesi).

28 luglio 2011

Brendan Lillis, vittima della vendetta britannica


261659_171724272889713_100001564257189_442646_1378094_nLa Parole Commission che avrebbe dovuto vagliare il suo caso ed esprimersi sulla sua liberazione ha deciso che Brendan Lillis è un pericolo pubblico. Questo in base alle ragioni che hanno portato al suo arresto. In questo modo la Commissione ha accettato le motivazioni con cui il ministro della Giustizia nordirlandese David Ford aveva già negato a Brendan la scarcerazione. L’unica “concessione” è stata quella di vagliare le relazioni mediche sul suo caso, ma questo potrebbe avvenire nel giro di tre settimane. Quasi un mese nel quale le condizioni del prigioniero politico repubblicano rischiano di peggiorare in modo irreversibile. Gli amministratori britannici dovrebbero leggere e applicare la “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”, che decreta la proibizione della tortura e afferma che nessuno può essere sottoposto a pene o trattamenti inumani o degradanti. Così come la “Carta fondamentale dei diritti dell’Unione europea”, che all’articolo 1 dichiara che “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. I due documenti sono parte integrante del Trattato di Lisbona, quello che viene chiamato Costituzione Europea. E Londra, il Nordirlanda, fanno parte dell’Europa. Ma purtroppo è la stessa Bruxelles a disinteressarsi dei detenuti politici nordirlandesi, e oggi, ancor di più, a voltare lo sguardo di fronte sorte di Brendan Lillis. Permette a Londra di continuare a tenere segregata una persona affetta da una malattia invalidante che la porterà alla morte se non potrà al più presto riceve cure adeguate. Una persona che non verrà processata, visto che le accuse a carico di Brendan sono decadute, e che quindi dovrebbe essere liberata. Il reato di Brendan Lillis? Essere irlandese, essere un repubblicano che anni fa ha pagato il suo debito con la giustizia britannica per aver militato tra le fila della Provisional Ira. Oggi non c’è un reato per il quale Brendan può essere processato, ma resta il marchio della sua differenza: un repubblicano nelle Sei Contee occupate. Ed è per questa ragione che non viene liberato, sarebbe un cedimento da parte delle autorità britanniche che proprio in questi giorni, in queste settimane, si trovano nuovamente ad affrontare le legittime proteste dei prigionieri politici rinchiusi a Maghaberry. Nel carcere della contea di Antrim molti detenuti repubblicani stanno infatti portando avanti una dirty protest per denunciare la mancata applicazione da parte dell’autorità carceraria dell’accordo sottoscritto nell’agosto dello scorso anno da detenuti e Prison Service. Continuano, infatti, le perquisizioni degradanti, il famigerato strip serching contro il quale lottano i prigionieri e i loro familiari. Ma è una protesta alla quale, se anche volesse, Brendan non può prendere parte: la spondilite anchilosante che lo affligge gli ha causato serissime complicazioni, non è in grado, da almeno 14 mesi, di muoversi dal letto nel quale è stato confinato. In una stanza senza finestre, dimagrito di più di 40 chili. L’ospedale della prigione di Maghaberry è poco più di un ambulatorio nel quale a Brendan non possono essere garantite le cure necessarie per una patologia che gli causa una sofferenza continuata. La sua compagna, Roisin, teme che gli restino poche settimane di vita. Ma questo, a Londra non interessa. Brendan deve forse morire in carcere? È questo che vogliono le autorità britanniche? L’impressione è che si stia consumando una feroce vendetta contro un uomo che ebbe il coraggio e la dignità, durante la sua detenzione a Long Kesh e nei famigerati H Block, di partecipare alla Blanket Protest contro gli abusi e le violenze che già allora affliggevano la vita dei detenuti politici repubblicani. Ma mobilitazione in suo favore è grande. Nelle sei contee, a Dublino, in molti stanno manifestando in queste ore per la liberazione di Brendan. Il gruppo “Friend of Brendan Lillis” su facebook tiene continuamente aggiornata la pagina con le ultime novità sul caso, e invita a firmare la petizione per il suo rilascio immediato all’indirizzo internet http://www.petitionspot.com/petitions/releaseBrendylilli.
Anche qui, in Italia, Brendan ha tanti amici che chiedono la sua liberazione e che sostengono Roisin nella sua battaglia e organizzeranno nei prossimi giorni una mobilitazione.
  sceals
 Venerdì 29 luglio, dalle 10, nei pressi dell’ambasciata britannica (via XX settembre angolo Via Palestro), il “Coordinamento Amici di Brendan Lillis” manifesterà per chiedere la liberazione di Brendan. E’ gradita la partecipazione di tutti coloro che hanno a cuore la vicenda di Brendan e la tutela dei diritti umani. La manifestazione non è legata a nessun partito ne’ movimento, pertanto sono sgraditi simboli politici e/o partitici. Saranno invece gradite le bandiere irlandesi e cartelli per la liberazione di Brendan.

25 luglio 2011

La bella favola del Derry FC


Nella città del Bloody Sunday e della strenue resistenza contro gli invasori unionisti, la locale squadra di calcio ha una storia tutta da raccontare

Derry (per gli irlandesi) o Londonderry (per gli invasori inglesi) è la seconda città per grandezza dell’Ulster (o Irlanda del Nord) e insieme a Belfast quella potenzialmente più calda dal punto di vista politico. Il nome della città è soggetto ad una disputa tra i nazionalisti (filoirlandesi, principalmente cattolici) e gli unionisti (filobritannici, in larga maggioranza protestanti). Assediata dalle truppe unioniste inglesi nel 1688, Derry è nota soprattutto per il Bloody Sunday del 30 gennaio 1972, quando il 1° Battaglione del Reggimento Paracadutisti britannico aprì il fuoco contro una folla disarmata di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26. Tredici persone, sei delle quali giovanissime, furono uccise, mentre una quattordicesima persona morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all'investimento da parte di veicoli militari e cinque vittime inoltre furono colpite alle spalle. L’evento segnò l’inizio dell' anno più terribile della storia dei Troubles in cui morirono 472 persone. La regina d’Inghilterra, anziché punire i responsabili, decorò il comandante dell’operazione, il colonnello Derek Wilford.
derry_free_derryDei circa 90mila abitanti di Derry il 78% è cattolico filoirlandese ed il 20% protestante filounionista. Cuore nazionalista della città è il celebre quartiere del Bogside, nella cosiddetta “free Derry”, dove ha sede lo stadio della prima squadra calcistica locale, il Derry City FC che, come la città che rappresenta, ha una storia tutta da raccontare.
Nonostante la città faccia giuridicamente parte dell’Irlanda del Nord, il Derry City FC gioca dal 1972 nel campionato di calcio irlandese, unico caso nel Nord Irlanda e nell'intera isola. Gli unionisti considerano il club come un simbolo del cattolicesimo nazionalista irlandese e in molte occasioni hooligans protestanti hanno attaccato i supporters del Derry proprio per motivi politici.
CREST5Ma andiamo per ordine. Nel 1964/65 il Derry conquista il campionato nordirlandese ottenendo il diritto di disputare la Coppa dei Campioni ma al secondo turno la Federazione calcistica nazionale dichiara che lo stadio di Brandywell non possiede i requisiti minimi di sicurezza. Una decisione che indigna la città: perché nel primo turno nessuno si era posto il problema? Era chiaro che si trattava di una decisione politica contro una città a larga maggioranza nazionalista sotto amministrazione unionista.
Nell’anno 1969 l’Associazione per i diritti civili nell’Irlanda del Nord, nazionalista, inizia una campagna contro il governo che produce uno scontro trentennale tra filoirlandesi e unionisti. Dato che lo stadio Brandywell si trova nel Bogside, molte squadre con tifosi a maggioranza unionista si rifiutano di andare a giocare a Derry. Chi lo fa rischia e non poco: il 12 settembre 1971, al termine dell’incontro casalingo contro il Ballymena United, hanno luoghi tafferugli tra gli abitanti del Bogside e i pochi tifosi ospiti e la squadra del Ballymena, anziché il proprio pullman, non trova che un mucchio di lamiera contorta e plastica bruciata. Al pari di molti altri veicoli parcheggiati nel Bogside quell’autunno del 1971, il bus del Ballymena, club protestante di una città protestante, era stato distrutto dagli abitanti del quartiere. Non passa molto tempo dall’incidente che la squadra del Linfield, protestante, acerrima rivale del Derry, si rifiuta di lasciare Belfast per recarsi a incontrare il Derry nel suo ormai infamato stadio di Brandywell. Parallelamente, la polizia nordirlandese dichiara insicura la città, obbligando il club a giocare la maggior parte della sue partite casalinghe a Coleraine (di maggioranza unionista), a 30 miglia da Derry.
7724251a5529091870lrh7Per 13 anni il Derry è costretto a giocare quasi sempre in esilio fino a quando, grazie all’intermediazione della FIFA, riesce ad affiliarsi alla Lega irlandese. E’ il 1985 e i biancorossi rientrano anche in possesso del loro stadio.
Due anni di serie B e al secondo anno di Premier Division (la massima serie), il Derry fa il grande slam, conquistando scudetto, coppa nazionale e coppa di Lega. L’anno successivo ottiene il diritto di disputare la Coppa dei Campioni, dove viene eliminato al primo turno dal Benfica.

Dall’89 al 2000 il Derry riesce a conquistare un altro titolo nazionale, tre coppe nazionali e ben sei coppe di Lega. Nel 2000 arriva ad un passo dal fallimento, ma un’incredibile risposta popolare dei suoi tifosi riesce ad evitare il peggio. Personaggi celebri di Derry sposano la causa del club e grazie agli incassi derivanti da alcune partite amichevoli di lusso contro Celtic, Manchester United, Barcellona e Real Madrid, la società riesce a salvarsi. Qualche anno per rimettere in sesto i cocci e il club, nella stagione 2006-07, torna a riaffacciarsi in Europa, stavolta in Coppa Uefa. Il Derry sorprende tutti eliminando nei primi due turni prima l’IFK Göteborg e poi gli scozzesi del Gretna. Viene eliminato al terzo turno dal Paris Saint-Germain (0-0 in casa e 0-2 in Francia).

5 maggio 2011

Bobby Sands 5 Maggio 1981 - 5 Maggio 2011


o_nKYONWVVCX4yiOs"Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l'Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista".

2 marzo 2011

1981-2011 REMEMBER THE HUNGER STRIKERS


190130_10150147768298410_724773409_8185324_5784487_n"ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma e' la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della liberta'"
Bobby Sands

11 febbraio 2011

Una conferenza internazionale per la pace


VENEZIA - 11-12 FEBBRAIO 2011
 


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Seconda edizione della conferenza internazionale sui processi di pace e la mediazione per la risoluzione dei conflitti.

Venerdì e sabato prossimiVenezia diventerà un laboratorio politico di confronto fra tre esperienze diverse fra loro, ma con molti punti di contatto.Baschi, curdi e irlandesi fra i relatori di una conferenza internazionale che è alla sua seconda edizione. Oltre un anno fa proprio nel corso della conferenza di Venezia venne letta la dichiarazione della sinistra basca che divenne uno dei tasselli principali per arrivare alla situazione attuale, in cui un nuovo partito è stato presentato, con Eta in tregua permanente, generale e verificabile.
Fu proprio nel corso del primo appuntamento della conferenza che Jone Gorizelaia, storica militante e avvocata della sinistra, lesse la dichiarazione, che avrebbe portato poi al documento Zutik Euskal Herria, per poi arrivare ai passaggi internazionali con la dichiarazione di Bruxelles e l'accordo di Gernika. E fu ancora durante la prima edizione dell'incontro che Brian Currin, mediatore sudafricano, vaticinò il corso degli eventi nel paese basco, con un ruolo di grande importanza per la presenza di agenti internazionali pronti a svolgere compiti di verifica.
Poco più di un anno fa - la prima edizione si svolse negli ultimi mesi del 2009 - gli esponenti curdi del Dtp curdo presentarono le basi di quella che nel 2010 di configurò come 'autonomia democratica'. Il cessate il fuoco unilaterale dichiarato dal PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) è stato esteso per consentire la creazione di condizioni favorevoli a un dialogo, ma l'esercito turco sta continuando le operazioni militari, anche se il governo ha ammesso che ci sono contatti con il leader curdo incarcerato, Ocalan.
I due assi della conferenza che si svolgerà l'11 e il 12 febbraio riguardano l'analisi dei processi (in atto o in fieri, e comunque allo stato unilaterali) di ricerca di una soluzione pacifica, basata sul dialogo, del movimento curdo e della sinistra abertzale bascae pratiche di costruzione del comune, vale a dire forme più partecipative e decentrate non solo internamente, ma anche in rapporto con altre comunità.
La conferenza internazionale è promossa dal centro pace del comune di Venezia.

Qui la lista dei partecipanti e la scansione dei due giorni di lavori:
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Venerdì 11 febbraio 2011
ore 15 -19
Prima parte
Processi democratici di soluzione dei conflitti: riconoscimento dell' interlocuzione e ambito di decisione


Introduce e coordina: Gianni Tognoni, Segretario Generale Tribunale Permanente dei Popoli
Demir Celik, BDP, Partito della Pace e Democrazia, kurdo
Jone Goirizelaia, avvocata, rappresentante Sinistra Indipendentista Basca
Alex Maskey, Sinn Fein, deputato Assemblea per il Nord Irlanda, ex sindaco di Belfast
Jorgen Klute, Eurodeputato, Die Linke, GUE

Sabato 12 febbraio 2011
ore 10 - 13
Seconda parte
Contributo allo sviluppo dello scenario democratico. Esperienze di democrazia partecipativa

Introduce: Pietrangelo Pettenò, consigliere regionale
Coordina e modera: Enrico Palandri, scrittore
Marian Beitialarrangoitia, sindaca di Hernani (Paesi Baschi)
Sedat Tore, sindaco di Semdinli (Kurdistan turco)
Alex Maskey, Sinn Fein, deputato Assemblea per il Nord Irlanda, ex sindaco di Belfast
Sandro Medici, Presidente X Municipio Roma 
Juan Carlos Alduntzin, ex sindaco di Pasajes,Udalbiltza, Assemblea Muncipalità Basche
Interviene: Gianfranco Bettin, assessore alla pace 
Terza parte
ore 15 - 19
Processi democratici di soluzione dei conflitti: riconoscimento dell' interlocuzione e ambito di decisione

Coordina: Gianni Tognoni, Segretario Generale Tribunale Permanente dei Popoli
Demir Celik, BDP, Partito della Pace e Democrazia, kurdo
Jone Goirizelaia, avvocata, rappresentante Sinistra Indipendentista Basca
Alex Maskey, Sinn Fein, deputato Assemblea per il Nord Irlanda, ex sindaco di Belfast
Jorgen Klute, Eurodeputato, Die Linke, GUE  

 

26 novembre 2010

Lacrime e Sangue


irlandaPrima dell’estate, quando era deflagrata la crisi greca, i soloni del capitale ci avevano raccontato che le cause erano da ricercare nell’eccesso di statalismo, di welfare e bla bla bla.
Adesso tocca all’Irlanda, quello che fino a qualche anno fa era considerato dalle cancellerie occidentali, e soprattutto dai mercati,  un esempio da seguire.
Qualcuno l’aveva definita la tigre d’europa, capace di attrarre investimenti internazionali proprio grazie al suo profilo iperliberista.
Fatto sta che adesso le ricette che verranno imposte saranno le stesse già sperimentate dalla Grecia.  Lacrime e sangue, tagli draconiani e sacrifici.
Ovviamente solo per i lavoratori. 25000 dipendenti pubblici licenziati, riduzione del 10% dello stipendio dei neoassunti, aumento dell’IVA al 23%, queste sono solo alcune delle misure che il 7 dicembre verrano sottoposte al giudizio del parlamento irlandese e che hanno riscosso l’ovvio apprezzamento dei governi europei, mentre sindacati ed opposizioni sono già scese sul piede di guerra.
sciopero%20portogalloOggi intanto, anche in Portogallo, prossima tessera del domino destinata a cadere, i due maggiori sindacati hanno proclamato lo sciopero generale unitario dopo 22 anni che questo non accadeva.
Al contagio della crisi del debito sovrano sembrerebbe corrispondere anche un contagio delle lotte… tranne che da noi dove gli stessi sindacati hanno eretto un bel “cordone sanitario” per evitare che il pericolosissimo virus della lotta di classe si diffondanel belpaese.

16 giugno 2010

Bloody Sunday? non avrebbe dovuto mai, mai succedere...


bllody sundayIl primo ministro inglese David Cameron si è scusato oggi per l'uccisione da parte delle truppe britanniche di 14 manifestanti nell'Irlanda del Nord nel 1972, l'evento noto come Bloody Sunday.



"Gli eventi del Bloody Sunday non erano giustificati in alcun modo", ha detto Cameron in un discorso al Parlamento, che ha fatto seguito al documento di 5mila pagine risultato dall'inchiesta sulle uccisioni condotta dal giudice Lord Saville.



"Ciò che è successo non avrebbe dovuto mai, mai succedere... Alcuni membri delle nostre forze armate agirono in modo sbagliato", ha detto Cameron.



Il primo ministro ha detto che il primo colpo ravvicinato contro i manifestanti che marciavano fu sparato dall'esercito inglese e che nessuna delle vittime era armata. Inoltre ha detto che alcuni soldati "diedero consapevolmente falsi resoconti per giustificare l'apertura del fuoco".



Una folla raccolta nella piazza del municipio di Derry City, in Irlanda del Nord, ha esultato durante alcuni passaggi del discorso di Cameron.



PIC00108Il Bloody Sunday fu uno dei momenti più traumatici dei 30 anni della "questione irlandese", che rinforzò la diffidenza contro le autorità da parte della minoranza cattolica e spinse decine di persone ad unirsi alla violenta campagna dell'Ira contro il dominio britannico.



Una prima indagine del 1972 assolse le truppe che avevano aperto il fuoco su alcuni partecipanti a una manifestazione per i diritti civili a Londonderry, la seconda città della provincia.



Tredici persone, tutti cattolici disarmati, furono uccise, e un'altra morì in seguito per le ferite riportate. Le truppe si giustificarono dicendo che i manifestanti erano armati di pistole e ordigni.

14 febbraio 2010

CORTEO NAZIONALE TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA

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Per la libertà, l'indipendenza e l'autodeterminazione dei popoli


MILANO - Sabato 20 febbraio 2010 ore 15.00 - Piazza Cordusio

Sabato 20 febbraio 2010, a conclusione della settimana internazionale di solidarietà con il popolo basco, la rete nazionale Euskal Herriaren Lagunak - amici e amiche del Paese Basco, insieme alla Comunità Curda della Lombardia, alla Comunità Palestinese di Milano e all'Associazione Nuova Colombia, lancia un appello a tutti i movimenti, gruppi, singoli e realtà dell'autorganizzazione per indire un corteo nazionale a Milano per il diritto all'autodeterminazione dei popoli che avrà come parola d'ordine "Tanti popoli un'unica lotta".
In un momento di forte crisi economica, politica e sociale cui gli Stati imperialisti rispondono internamente con la repressione e fuori dai propri confini con la guerra, crediamo sia fondamentale rafforzare la solidarietà e i rapporti tra i popoli in lotta che combattono per rivendicare i propri diritti, tra studenti e lavoratori che anche
all'interno della cosiddetta "Fortezza Europa" si organizzano per promuovere un modello di società anticapitalista.

In piazza il 20 febbraio sfileremo insieme alle bandiere dei popoli del mondo in lotta per la propria libertà e indipendenza: le bandiere del popolo basco, che da anni subisce, come in un laboratorio di sperimentazione, la "guerra sporca" con la sparizione e l'omicidio di numerosi militanti, oltre ad arresti preventivi, violenti attacchi ai cortei, deportazione in carceri a migliaia di km da casa, messa fuorilegge di partiti della sinistra, organizzazioni sociali, giovanili, organismi a difesa dei lavoratori e chiusura di organi di informazione.le bandiere del popolo kurdo al quale viene tolta, con l'illegalizzazione di ogni struttura politica, la possibilità di una presenza politica organizzata sul territorio. Il popolo kurdo rivendicherà, inoltre, con forza, la libertà per il proprio leader storico Ocalan, da più di 10 anni detenuto dell'isola-prigione di I.mral?.le bandiere dei diversi popoli del Sudamerica che hanno aperto una trada di rilevanza epocale con la rivendicazione di un nuovo cammino bolivariano che imponga indipendenza e libertà all'ingombrante e oppressiva presenza del gigante imperialista statunitense e dei suoi
governi fantoccio le bandiere del popolo palestinese che, ad un anno dal genocidio sionista di Gaza, saranno il segno di chi non si piega all'oppressione sionista e che resisterà e resiste, pagando prezzi altissimi in sangue e vite umane.
Arriveremo da Euskal Herria, Italia, Irlanda, Francia, Germania, Catalunya, Sardigna, Corsica, Kurdistan, Palestina, Venezuela, Colombia, Nicaragua, Cuba e da tutti i numerosi popoli in lotta. Saremo come un
vento caldo che indicherà il cammino della globalizzazione delle lotte dove i potenti stanno globalizzando la miseria.
La solidarietà è un' arma.

Promuovono:

Euskal Herriarren Lagunak / Amici e amiche del Paese Basco di Milano,
Roma, Torino, Firenze, Bologna, Friuli, Livorno, Valdarno, Apuo-Versila, AltoVicentino
Comunità Curda Lombardia
Comunità Palestinese di Milano
Associazione Nuova Colombia

6 novembre 2009

I muri di Belfast

Tra pochi giorni sarà festa a Berlino. Vent’anni dopo la caduta del muro.

A Belfast, invece, la musica non è ancora suonata. Nel silenzio, i muri restano. Qui, fino ad ora, neanche l'ombra dei picconi. Eccoli i "Peace Line", ancora al loro posto come trent'anni fa. Non uno, ma ottantotto in tutta l'Irlanda del Nord. Resistono indomiti e crescono. Vengono allungati di qualche metro da quelli già esistenti, considerando anche le barriere di lamiera e le semplici palizzate o staccionate che separano le strade dei quartieri cattolici, da quelli protestanti. E insieme ai muri, i murales, la principale attrazione turistica della città.
Belfast

META TURISTICA - Gli abitanti di Belfast l'hanno capito da tempo. I turisti qui, ci vengono solo per una ragione: visitare i muri famosi, nati nei primi anni Settanta, all’apice dei «Troubles», i «guai», la fase più acuta dello scontro tra le due comunità, cattolica e protestante, nell’Irlanda del Nord in piena guerra civile. Alternando così la visita della città teatro del suo conflitto, ai ghetti della working class, dove un uomo su due è senza lavoro, mentre i bambini giocano per strada con la testa in giù e alla sola vista della macchina fotografica scappano.
 PIC00172Così è nato il business dei «Political Tours» . Dimenticatevi lo spirito che si può trovare a bordo dei bus scoperti per ammirare i resti archeologici di Roma o la Torre Eiffel a Parigi: qui la visita è truce. Una delle compagnie più gettonate per questi pellegrinaggi della storia è quella di Jim McVeigh, un ex militante dell’Ira con 17 anni di prigione alle spalle e oggi membro del Coiste, l’associazione che riunisce gli ex detenuti politici della capitale nord irlandese. E' il Coiste appunto, che promuove i «Political Tours» nelle aree cattoliche. McVeigh, oggi ha 44 anni. Lo incontriamo a bordo dei bus, da dove racconta la «sua» Belfast ai turisti dopo aver messo le armi in soffitta.

LA TESTIMONIANZA - «L´idea mi è venuta cinque anni fa – spiega l'ex militante dell’Ira – perché mi ero accorto dell'interesse che suscitava la nostra città. La gente mi incontrava per strada per chiedermi informazioni. Belfast
Voleva sapere. Ben presto mi sono accorto che erano turisti americani, francesi, italiani. Detto e fatto sono passato ai fatti e insieme ad altri ex militanti disoccupati, abbiamo pensato di far vivere la nostra vita, il nostro coraggio, la nostra conoscenza dei fatti, cercando di essere il più oggettivi possibile con la storia». Poco più tardi ci sediamo con Jim su un piccolo divano all'interno della sede del Coiste, un angusto ufficio con due stanze dove svettando le immagini della resistenza nord irlandese con una gigantografia di Bobby Sands. Dopo le presentazioni e i convenevoli, Jim ci chiede di firmare un'autorizzazione per procedere nell'intervista e ci mostra le telecamere fuori dalle porte vetrate del Coiste. Non certo un clima da agenzia turistica. Con la mano ci indica le telecamera sopra il suo ingresso, mentre con l'altra ci informa che tutta la Beechmont Avenue, a due passi dalla famosa Falls Road, è un reticolato di occhi elettronici puntati, come in tutta la città.Belfast
«La prima volta che sono stato arrestato ero un ragazzino e avevo diciannove anni. Ho trascorso la mia prigionia al Maze, il famigerato penitenziario di massima sicurezza di Long Kesh e quando sono uscito ho capito che avevo degli occhi diversi. Volevo continuare a credere nelle mie idee e trasmetterle agli altri. Sono i giovani che mi danno le emozioni più grandi. Prendono appunti. Quegli scritti, anche a bordo dei bus, mi ricordano le mie speranze, solo che io ero dietro alle sbarre». Oggi Jim sembra senza passato. E' pacato e felice per la sua nuova vita: ha una moglie che ha sposato in prigione nel 1997 e tre figli.

MURALES CELEBRI - Ci incamminiamo lungo la Road nel West Belfast, la strada principale del quartiere cattolico. Mentre le ragazze escono dal college con le divise, il parrucchiere cattolico più famoso della città sta tagliando il ciuffo ad un ragazzino con la t-shirt in cui c'è raffigurato uno dei murales più famosi della città: George Bush che beve con una cannuccia l'Iran, in un vortice di PIC00174macerie e bandiere americane.
Le pareti del negozio sono dipinte di verde e bianco in onore del Celtic Glasgow. Ed è da queste minuzie che si può comprendere un'identità che reclama il suo spazio tra le piccole cose. Prendiamo un black taxi per proseguire il nostro tour nella versione "individuale". Alla guida c'è Michel O´Gary che ci accompagna senza tanto entusiasmo nel quartiere protestante lungo Shankill Road, nel cuore della capitale. «Cerchiamo di muoverci – dice O' Gary – qui alle 17 chiudono le strade». Belfast
E così accade. Blocchi di cemento tra le due corsie con dei portoni di lamiera incastonati e fili spinati tra uno sbarramento e l'altro. « Da quando ci sono i Political Tours, ho fatto un corso di formazione all'ente del turismo – racconta Michel, 58 anni - . In media faccio anche due o tre corse al giorno. I turisti non sanno cosa gli aspetta. Pensano solo ai murales. E´vero non ci sono più i militari armati per la città, ma siamo sempre all'erta. Non si sa mai». Ma per capire ciò che separa l'inseparabile e va oltre la fantasia di tre lunghezze bisogna andare al Milltown Town Cementary, un area di verde sopra una collinetta che sovrasta la città come se ne fosse il cuore pulsante. E' uno dei cimiteri più grandi d'Europa con le sue 270.000 tombe, incastrato in un quartiere protestante con la lapide di Bobby Sands e le nude croci celtiche che si affacciano nell'area cattolica confinante con Sainsbury's, un supermarket della terza catena commerciale del Regno Unito. Un confine. Un sunken wall. Un muro, che divide anche i morti.

tratto da: www.corriere.it
foto: frankska

5 maggio 2009

Bobby Sands, ricordo di un amico

Bobby SandsIl 5 maggio 1981 il giovane volontario dell’IRA moriva nel carcere di Long Kesh, al 66 giorno di sciopero della fame. Nelle parole di Jerry Adams, la storia di “un normale ragazzo irlandese nato e morto nelle condizioni straordinarie in cui viveva la parte occupata dell’Irlanda”.



di Jerry Adams

Bobby Sands aveva 27 anni e faceva lo sciopero della fame da 66 giorni quando morì nei Blocchi H di Long Kesh, il 5 maggio 1981. Il giovane volontario dell’IRA aveva passato quasi 9 anni della sua breve vita in prigione, era conosciuto in tutto il mondo per essere stato eletto al parlamento britannico e per aver opposto resistenza a pressioni, politiche e morali, che lo spingevano ad abbandonare il digiuno, il cui scopo era di protestare contro il tentativo del governo britannico di criminalizzare la lotta per la libertà dell’Irlanda, attraverso la criminalizzazione dei detenuti politici irlandesi. A parte le ovvie contraddizioni storiche e politiche dei britannici nel perseguire questa strategia, centinaia di prigionieri rinchiusi a Long Kesh con uno status politico o speciale, rappresentavano un problema. Questo status era stato introdotto dal governo britannico nel giugno 1972 dopo un riuscito sciopero della fame sostenuto dai prigionieri repubblicani nella prigione di Belfast. Adesso però, secondo la sua nuova ridicola strategia, il governo di Londra gestiva questa anomalia introducendo una legge che classificava tutti i prigionieri arrestati e condannati dopo il 1 marzo 1976 come criminali.

Ho incontrato Bobby la prima volta nelle prigioni di Long Kesh, dove eravamo detenuti con lo status speciale di detenuti politici. Dalla nostra cella, Cella 11, riuscivamo a vedere il cantiere dove i Blocchi H venivano costruiti per ospitare i prigionieri condannati secondo la legge di Londra sulla criminalizzazione.


Ma chi era Bobby Sands? Era uno straordinario giovane irlandese vissuto e morto nelle eccezionali circostanze che caratterizzavano allora la parte occupata dell’Irlanda. Era nato nel 1954 a Rathcoole, un distretto principalmente loialista di Belfast Nord. Aveva sempre nutrito un interesse per la storia dell’Irlanda, e quando il Movimento per i Diritti Civili irruppe nelle strade nel 1968, la reazione della RUC alla protesta pacifica provocò una reazione di tipo nazionalista nei cuori della maggior parte dei giovani cattolici.

Bobby si unì all’IRA nella tarda adolescenza e nel 1973, all’età di 18 anni fu arrestato e condannato a 5 anni di prigione per possesso di armi. Fu allora che lo incontrai. Ero stato preso mentre tentavo di evadere dal campo di detenzione di Long Kesh; ero stato accusato ed ero ora un condannato. Dividevamo la Cella 11 con molti altri uomini, compresi alcuni che avrebbero continuato a svolgere ruoli cruciali nella lotta del Blocco-H: Brendan Hughes, Brendan (Nick) Mc Farlane, Larry Marley e Pat Beag Mc Geown tra gli altri.

Bobby fu rilasciato dalla Cella 11 nell’aprile del 1976 e si unì nuovamente alla lotta. A parte la sua attività nell’IRA lavorava nella sua comunità locale a Twinbrook. Aiutando a costituire un’associazione di affittuari e un club per giovani. Era sposato e aveva un figlio di 3 anni, Gerard.

Nonostante ciò, tre mesi dopo il suo rilascio, Bobby fu arrestato in servizio attivo, seguito ad una bomba fatta esplodere in un deposito di mobili. Ci fu uno scontro armato tra un’unità dell’IRA e la RUC e due dei compagni di Bobby rimasero feriti.

Bobby fu condannato a 14 anni di reclusione nel settembre del 1977. Questa volta, secondo i tentativi britannici di fare apparire il Repubblicanesimo Irlandese militante come una cospirazione criminale, gli fu negato lo status speciale di detenuto politico e fu rinchiuso come “detenuto semplice” nei Blocchi-H di Long Kesh.

Belfast - Falls Road 44

Un detenuto “speciale”

Per più di un anno. Il governo britannico aveva provato a far rinchiudere i detenuti politici nei Blocchi-H e nella prigione di Armagh conformemente ai regolamenti, a fargli indossare una tenuta da criminali e a costringerli a lavori servili, spesso degradanti.

I detenuti repubblicani irlandesi che erano stati arrestati sotto leggi speciali, interrogati in centri speciali e condannati in tribunali speciali senza giuria, rifiutarono di essere criminalizzati, di indossare abiti da detenuto e di lavorare in prigione. Per riscaldarsi i detenuti si avvolgevano in una coperta e così cominciò la “protesta della coperta”.

Per anni i detenuti furono tenuti in isolamento e picchiati, anche se alla fine, a causa dell’affollamento, molti di loro finirono per dividere una cella con un altro “dimostrante della coperta”. Nella prigione di Armagh anche le donne repubblicane si ribellarono al programma di criminalizzazione e anche loro furono perseguitate dalle guardie carcerarie.

Nel marzo 1978 le autorità carcerarie, nell’ulteriore tentativo di piegare le loro volontà rifiutarono l’accesso a gabinetti e bagni ai detenuti dei Blocchi-H e costrinsero i prigionieri a vivere in condizioni oscene. Questa protesta continuò fino al marzo del 1981.

Nel 1980, nonostante gli enormi sforzi di un’estesa campagna di sostegno e dopo anni di protesta nelle carceri, il governo britannico continuò nel perseguimento della sua strategia di criminalizzazione. Nell’autunno di quell’anno alcuni uomini del Blocco-H e alcune donne del carcere di Armagh diedero inizio ad uno sciopero della fame che durò per 53 giorni e che terminò senza vittime quando il governo britannico promise di introdurre un regime carcerario più liberale.

Ma il governo britannico non mantenne l’impegno preso durante il primo sciopero della fame e ciò spinse Bobby e i suoi compagni a un secondo sciopero della fame. Bobby cominciò il digiuno il 1 marzo 1981, due settimane prima di Francis Hughes sperando che il sacrificio della sua vita e le ripercussioni politiche avrebbero forse obbligato il governo britannico a un accordo prima che altri compagni morissero.

Poco dopo l’inizio del digiuno di Bobby, Frank Maguire, membro indipendente del Parlamento per Fermanagh/Sud Tyrone che era un grande sostenitore della causa dei detenuti politici, morì d’infarto. Nelle elezioni straordinarie che seguirono, Bobby si candidò come “detenuto politico” e fu eletto parlamentare per Fermanagh/Sud Tyrone in un’ondata di pubblicità all’estero.

Il risultato di questo fatto storico dimostrò quanto i nazionalisti sostenessero la causa dei detenuti, mentre secondo la propaganda britannica i detenuti non godevano di nessun appoggio. Margaret Thatcher avrebbe dovuto cogliere quell’occasione per risolvere la crisi dello sciopero della fame. Al contrario, gli inglesi non solo rifiutarono di negoziare, ma emanarono un provvedimento legislativo per cambiare la legge elettorale e impedire che un altro detenuto repubblicano potesse candidarsi. Evviva la democrazia britannica!

Le elezioni tenute in un clima intimidatorio e di continui attacchi da parte delle forze della corona britannica furono uniche anche a causa delle pressioni esercitate contro l’elettorato nazionalista da leader della Sdip, della gerarchia cattolica e dei politici britannici. Nonostante queste pressioni, Bobby Sands ricevette 30.492 voti, un chiaro segno, per quelli che dubitavano, che i nazionalisti riconoscevano i detenuti repubblicani come detenuti politici e sostenevano la loro lotta in carcere.

La morale degli oppressi

Nonostante i risultati elettorali però il governo britannico rimase intransigente. Il 5 maggio il Volontario IRA e Parlamentare Bobby Sands morì al sessantaseiesimo giorno di digiuno. Il suo nome fu sulla bocca di tutti in Irlanda, e il suo sacrificio, insieme a quello dei compagni che lo seguirono, capovolse la propaganda britannica sull’Irlanda ed ebbe una benefica e concreta influenza sulla causa della Libertà irlandese.

Entro agosto del 1981, altri nove “uomini coperta”, Francis Hughes, Raymond McCreesh, Patsy O’Hara, Joe McDonnell, Martin Hurson, Kevin Lynch, Kieran Doherty, Thomas McElwee e Micky Devine, morirono per lo sciopero della fame.

Il 3 ottobre 1981 i detenuti abbandonarono riluttantemente il digiuno dopo una serie di incidenti in cui le famiglie, incoraggiate da una campagna della chiesa cattolica, autorizzarono l’intervento medico nel caso in cui i loro figli o i loro mariti perdessero conoscenza. I detenuti furono in pratica derubati dell’arma dello sciopero della fame e quindi decisero di porre fine al digiuno storico che era durato 217 giorni.

Oltre ad essere il leader degli “uomini coperta” e del secondo sciopero della fame, Bobby Sands era anche il più prolifico scrittore tra i detenuti del Blocco-H. Scrisse non solo dichiarazioni per la stampa, ma anche storie brevi e poesie, con lo pseudonimo di “Marcella“, il nome di sua sorella, pubblicate nel Republican News dopo il febbraio del 1979.

Nelle sue poesie Bobby afferma che lo spirito della libertà e dell’ingiustizia è da sempre innato nell’uomo, Nel descrivere questo spirito dimostra un’incredibile comprensione della storia e della memoria (gli erano stati negati libri,giornali, tv e radio e qualsiasi stimolo mentale durante gli ultimi 4 anni della sua vita). Wat the Tayler, ad esempio, era un contadino inglese che nel 1381 aveva condotto una rivolta contro la monarchia inglese. I primi cristiani perseguitati, gli schiavi, gli indiani americani e i repubblicani irlandesi che hanno combattuto per la libertà dividono una fase della storia che è una lotta contro la tirannia. E questa forza trainante contro l’oppressore, come conclude Bobby, è la superiorità morale degli oppressi.