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11 dicembre 2013

Uruguay, sì definitivo alla marijuana di Stato

 
Via libera al monopolio statale sulla produzione e vendita della cannabis
la norma antiproibizionistaUruguay, sì definitivo alla marijuana di Stato Via libera al monopolio statale sulla produzione e vendita della cannabis
Con il voto favorevole del Senato, da oggi l’Uruguay è il primo Paese del mondo a liberalizzare e controllare la vendita delle droghe leggere. Manca solo la firma scontata del presidente Josè Mujica, che ha fortemente voluto la legge contro l’opinione della maggioranza degli uruguaiani, sin dall’inizio dell’iter parlamentare. Nel piccolo Paese sudamericano, dunque, parte una esperienza unica per debellare il narcotraffico. La marijuana oggi arriva dal vicino Paraguay, e secondo il governo è responsabile per l’aumento degli indici di violenza.
LA DOSE MENSILE - Ora invece i cittadini con più di 18 anni potranno comprare una dose mensile di «erba» (si parla di 40 grammi) ad un prezzo relativamente basso, meno di un euro al grammo, circa il 30 per cento in meno degli attuali valori sul mercato illegale. La vendita avverrà nelle farmacie, mentre la coltivazione sarà affidata a cooperative private, ma controllata dallo Stato. La legge permette anche ai cittadini di tenere un numero limitato di piantine di cannabis in casa. Per evitare la nascita di un turismo della marijuana, non sarà consentita la vendita agli stranieri.
 
L’ANTIPROIBIZIONISMO - Esperimento unico, si diceva, che sceglie un modello diverso da quello di altri Paesi come l’Olanda o di alcuni Stati americani, come California e Colorado. Il governo sostiene che la regolamentazione andrà di pari passo con campagne pubbliche che mettano in guardia dagli eccessi del consumo, simili a quelle che avvengono con il tabacco. Il dibattito finale al Senato è durato ben dieci ore e alla fine i voti favorevoli hanno prevalso per 16 a 13. Negli ultimi mesi una campagna per evitare l’approvazione delle legge è stata condotta dall’opposizione di destra e da gruppi religiosi.

7 novembre 2013

LANDER LIBERO: OCCUPATA SEDE ITALIANA DELLA EFE (AGENZIA STAMPA SPAGNOLA)


 
COMUNICATO STAMPA

Oggetto:
COMITATO “UN CASO BASCO A ROMA” OCCUPA SEDE ITALIANA DELLA EFE (AGENZIA STAMPA SPAGNOLA). “11 NOVEMBRE: PROCESSO PER LANDER, CI SAREMO ANCHE DALL’ITALIA SOTTO L’AUDINECIA NACIONAL DI MADRID”.
Questa mattina un nutrito gruppo di militanti del Comitato “Un caso basco a Roma” ha occupato la sede dell’agenzia stampa spagnola EFE, in Piazza Navona 106. Un’azione che ha puntato l’indice contro la principale agenzia stampa al soldo del governo di Madrid, sempre pronta a criminalizzare la lotta per l’autonomia dei militanti baschi e soprattutto schiacciata in maniera acritica sulla ragion di Stato del governo spagnolo, nonostante le torture e le leggi speciali che – come ha recentemente ricordato la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo – sono in aperta contraddizione con la “condotta democratica” che si dice di applicare in Euskal Herria.
L’azione di stamattina rappresenta un modo per rompere il silenzio e l’ipocrisia intorno al noto caso di Lander Fernandez Arrinda, che il prossimo 11 novembre si troverà davanti i giudici dell’Audiencia Nacional di Madrid (insieme al coimputato Aingeru, al quale fu estorta sotto tortura la dichiarazione con cui fu poi costruita l’accusa a Lander), chiamati ad emettere la sentenza finale su una montatura politica che rischia ancora di privare Lander della sua libertà.
Già da tempo, infatti, Lander si trova in arresto con l’accusa, infondata, di essere un etarra e soprattutto di aver danneggiato un autobus a seguito di un corteo di oltre 10 anni fa. Prima arrestato in Italia, nel giugno 2012, è poi costretto ai domiciliari per 10 mesi; poi, lo scorso 27 aprile, estradato e detenuto nel carcere di Estremera, appena fuori Madrid.
Il contributo dei suoi compagni e delle sue compagne, oltre al sostegno di chi da più di un anno si è prodigato per fare chiarezza sul suo caso, hanno dato vita all’azione odierna: che si torni a parlare del Paese Basco e di Lander, che si distenda nuovamente la fitta rete di solidarietà che ha dato vita alla campagna per la sua liberazione.
Oggi più che mai, parlare dei Paesi Baschi vuol dire parlare di noi.
Per info:
Twitter: @landerlibero
email uncasobasco@autistici.org

11 aprile 2013

Venezuela 11 Aprile 2002 - El dia de el golpe mediatico


 
L'11 Aprile 2002, Pedro Francisco Cardamona prese parte, insieme ad un considerabile numero di generali e civili al golpe di Stato anche conosciuto popolarmente appunto come “ el carmonazo”, ai danni del governo democraticamente eletto di Hugo Chávez, l' 11 Aprile del 2002.
Il giorno seguente assunse l’incarico di “Presidente della Repubblica” dopo aver autoproclamato un “governo di transazione democratica e di unità nazionale”.
Di fatto però questo governo, figlio di un colpo di Stato, risultava completamente illegittimo data la mai avvenuta rinuncia dell’incarico da parte di Chávez, rapito ed in mano ai golpisti. Carmona con il suo primo decreto sciolse il Parlamento eletto, destituì tutti gli altri poteri, dichiarò l’abbandono dell’OPEP da parte del Venezuela, ripristinò la vecchia costituzione abbandonando quella del 1999 votata dal popolo, e cambiò il nome della Repubblica Venezuelana cancellandone la parola “Bolivariana”. Tra le prime decisioni di questo governo golpista anche la rinuncia al patto di cooperazione che legava il Venezuela a Cuba. Immediatamente gli USA si affrettarono a riconoscere il nuovo governo, seguiti a breve intervallo dalla Spagna di Aznar, dove il quotidiano El Pais, legato tramite il gruppo “Prinsa” ad alcuni media venezuelani, giustificò il colpo di Stato.
In seguito si scoprì anche l’appoggio al golpe e quindi al nuovo governo Carmona anche dell’ Inghilterra di Tony Blair e dell' Israele di Ariel Sharon. I media Venezuelani ebbero anch’essi un ruolo determinante sia nell'organizzazione che nell'esecuzione del golpe e dato che tutti erano convinti della sua definitiva riuscita, si sbilanciarono in interviste, trasmesse su tutte le reti, dove parlavano del lavoro organizzativo dei militari e civili artefici dell'evento, nascondendo però la verità sul golpe di Stato e le proteste popolari in atto in tutto il Venezuela. Il 12 aprile a Caracas infatti cominciarono seri disordini con saccheggi di negozi (soprattutto di quelli considerati appartenenti a lobbies anti-Chávez).
Nei giorni 12 e 13 Aprile la polizia uccise più di 200 persone, gli ospedali accolsero centinaia di feriti. La gente, come già accaduto a Caracas circondò anche la base dei paracadutisti del generale Baduel a Maracay chiedendo a gran voce il ritorno di Chávez. Lo stesso avvenne in molte altre località; si calcola che in tre giorni più di sei milioni di persone siano scese per le strade a difendere Chávez ed il suo governo. Nella notte del 13 aprile l'allora vescovo di Caracas, Antonio Ignacio Velasco Garcia, fu inviato all' isola La Orchilla con un jet privato probabilmente di proprietà dei Cisneros, dove avrebbe dovuto convincere Chávez a firmare la rinuncia e partire con lo stesso jet verso una qualsiasi destinazione, forse Cuba.
Durante l'incontro arrivarono tre elicotteri per riportare Chávez a Miraflores.


Con il rientro di Chávez, e il suo ritorno al potere il 14 Aprile, gli scontri ed i saccheggi cessarono.
Il golpe fallì, dunque, grazie al vastissimo appoggio popolare ed all'esiguità del gruppo dei militari golpisti, formato soprattutto da alti ufficiali, mentre il grosso dell'esercito era rimasto fedele a Chávez ed alla nuova costituzione. Carmona fu incarcerato e messo agli arresti domiciliari dai quali scappò, rifugiandosi all’ambasciata colombiana, paese nel quale successivamente gli fu concesso asilo politico. Il governo venezuelano non si oppose e permise l’uscita di Carmona dal paese con destinazione Bogotà.
Attualmente Pedro Cardamona risiede negli Stati Uniti nella città di Miami in Florida
(ma guarda….).
Oltre alla condanna internazionale di molti paesi, pendono sul governo Carmona molte accuse di violenze e di violazione dei diritti umani, in particolare la violazione della libertà di stampa a causa del silenzio obbligato ad i mezzi di comunicazione solitamente vicini al governo democraticamente eletto di Chávez Carmona ed i suoi seguaci, tanto dentro che fuori dal Venezuela, giustificano il golpe di Stato come prodotto degli assassinii commessi da organismi paramilitari del partito di governo e delle violazioni dei diritti umani dell’amministrazione di Chávez. Questo, secondo la loro tesi, ha provocato un vuoto di potere che ha permesso al golpe di avere luogo per instaurare un governo provvisorio. Carmona godeva tra l’altro dell’appoggio dei partiti d’opposizione, di imprenditori, di molti mezzi di comunicazione privati e di una parte di Chiesa Cattolica. Il golpe è stato riconosciuto poi anti-costituzionale a livello internazionale ed è passato alla storia come il primo colpo di Stato “mediatico”, proprio a causa del fondamentale ruolo avuto dai mezzi d’informazione, che non solo appoggiavano apertamente il golpe, ma che contribuivano anche a diffondere notizie false, censurando le rivolte popolari pro-Chávez e cercando di legittimare agli occhi del Mondo il nuovo governo golpista di cui facevano parte.

21 settembre 2011

Il terrorismo contro Cuba apre sede a Madrid, ma non c'é notizia


Che cosa succederebbe se l'ETA, organizzazione considerata come terrorista secondo la legislazione spagnola, inaugurasse una sede all'Avana o Caracas? Scandalo mondiale, sicuramente. Ma quando un'organizzazione é etichettata come terrorista dal governo di Cuba e apre una sede legale nella capitale - Madrid - si crea un occultamento politico ed un silenzio dei media internazionali.
escudo_nuevo_de_alpha66_480Il 18 maggio è nata a Madrid una nuova sede dell' organizzazione terrorista anticastrista Alpha 66, che ha il suo quartier generale a Miami. Alpha 66 ha 50 anni di storia ed è stata creata da cubani contrari alla rivoluzione poco dopo la sconfitta del tentativo di invasione, nella battaglia di Playa Giron, dato che l'esercito guidato da Fidel Castro li neutralizzò. Dopo questa improduttiva strategia bellica di occupazione, pianificata dagli Stati Uniti,si effettuò un cambio tattico e la CIA fondò gruppi terroristici come strumenti per destabilizzare, con attacchi spontanei, il governo socialista cubano.


Secondo un rapporto, reso pubblico, dello Stato cubano, dal decennio degli anni 60 Alpha 66 ha realizzato varie azioni criminali tra cui l'uccisione di pescatori, attacchi contro imbarcazioni e strutture economiche costiere, ed anche contro un ostello di studenti nella città di Tarara, nel 1963. Più recentemente, negli anni 90, organizzarono diversi tentativi per assassinare Fidel Castro, altri attacchi contro pescatori per diffondere il panico in questo settore produttivo e soprattutto attentati contro servizi turistici, principale fonte di entrate dell'isola, come all'Hotel Guitart Cayo Coco o minacce alle ambasciate cubane in Messico, Ecuador, Brasile e Canada. Inoltre, molti dei suoi leader come Andrés Nazario, sono stati collegati al business del traffico di droga. Dopo la morte dell'ex leader, Nazario Sargen, ALPHA 66 è presieduta dal 66enne Ernesto Diaz Rodriguez.
La protezione del governo degli Stati Uniti ai gruppi terroristici anticastristi come Alpha 66, Commandos F-4 o la Fondazione Nazionale Cubano Americana, si é fatta ancora più manifesta con la detenzione di Cinque anti terroristi cubani (René, Ramón, Antonio, Gerardo e Fernando) il 12 settembre 1998, accusandoli di spionaggio contro il governo e di commissione di reati di ingerenza. Mentre l'obiettivo dei cinque cubani era quella di estrarre informazioni sui piani terroristici di questi gruppi, che si muovono liberamente negli Stati Uniti, per trasmettere informazioni al governo cubano al fine di evitare ulteriori attacchi sull'isola. Il legame tra governo e organizzazioni terroristiche anti-castriste è diventato più visibile il 20 maggio 2003 quando il presidente USA George W. Bush ha invitato il leader di Alpha 66, Diaz Rodriguez, ad un incontro alla Casa Bianca, a cui partecipò anche un altro membro, Eusebio de Jesus Penalver Mazorra, che fu arrestato in California il 12 dicembre 1995 ma non incarcerato pur avendo un illegale arsenale militare per attacchi terroristici contro Cuba. Se Eusebio fosse stato comunista o islamista avrebbe smesso di camminare liberamente per la strada e oggi sarebbe dietro le sbarre.
Inoltre, il 2 giugno 2005, il presidente Bush ha inviato una lettera pubblica di ringraziamento confermando il suo impegno politico con Alpha 66 e risaltando che apprezzava conoscere le idee e le strategie del gruppo paramilitare. Esempi come la detenzione negli Stati Uniti del terrorista che servì Alpha 66, Luis Posada Carriles, ma che é stato semplicemente processato come immigrato clandestino e non per azioni armate illegali, come i vari tentativi di assassinare Fidel Castro, il suo intervento con i paramilitari del Nicaragua contro i sandinisti, l'attentato contro un aereo civile della Cubana di Aviazione che volava sulla rotta Barbados - Giamaica - Cuba dove perirono oltre 80 persone, o l'assassinio del turista italiano Fabio Di Celmo nell'esplosione della bomba, posta da un complice presso l'Hotel Copacabana a L'Avana, riflette, ancora una volta, il collegamento del governo degli Stati Uniti e di tutte le strutture politiche con le organizzazioni terroristiche anti-castriste.
La storia si ripete nello Stato spagnolo. Il legame del governo del Partito Popolare (1996-2004) con organizzazioni anti-castriste come la Fondazione Nazionale Cubano Americana, fondata da Jorge Mas Canosa, totalmente annessa alle azioni di Alpha 66, è stato costante. Il PP ha capeggiato la politica della Posizione Comune dell'Unione Europea per esercitare un blocco continentale sull'isola ispirato da quello che gli Stati Uniti portano avanti dagli anni '60. Nonostante il PP abbia perso le elezioni del 2004, continuando a controllare le regioni come la Comunità Autonoma di Madrid, con l'ultra-conservatrice Esperanza Aguirre, dalle istituzioni della capitale spagnola si é continuato a finanziare - la FNCA e indirettamente Alpha 66 in azioni per una "Cuba libera" - per mezzo della cooperazione internazionale.
difendiamocuba_300_01Non c'è l'oggettività del diritto nazionale ed internazionale per etichettare chi è il terrorista, ma il terrorismo si chiama e si sceglie a menù in base agli interessi soggettivi degli imperi. In Libia, gli attori armati sono stati definiti dai governi occidentali e dalla stampa come ribelli e non come terroristi come si sono etichettati i palestinesi che lottano contro l'invasione di Israele. In Colombia, la guerriglia delle FARC-EP é narco-terrorista mentre il Presidente Uribe, legato a paramilitari e trafficanti di droga, ha ricevuto la Medaglia della Libertà da Bush alla Casa Bianca. Le differenze continuano a livello statale, quando l'Iran si identifica come dittatura islamica ma il partner saudita, che fa dure repressioni religiose, é denominato come monarchia tradizionale. E lo stesso vale - in questo confronto di valori soggettivi politici secondo Stati Uniti ed Unione Europea - quando si dice che a Cuba esiste la repressione politica ma la repressione in corso nello stato spagnolo, Cile o Inghilterra contro gli "antisociali" del 15-M, studenti o immigrati, sono per mantenere l'ordine sociale. E aggiungendo, il governo spagnolo di Zapatero è democratico, nonostante una riforma dell'articolo 135 della Costituzione, insieme al PP, senza convocare alcun referendum, ma quello di Hugo Chávez è una dittatura militare venezuelano, anche se ha convocato più di tre referendum costituzionali ed un revocatorio in 10 anni, accettando Chavez la sconfitta nel dicembre 2007.
In breve, l'organizzazione terrorista Alpha 66 contro Cuba socialista riceve appoggio legale, economico ed istituzionale sia a Miami come a Madrid essendo etichettata come organizzazione per i diritti umani, mentre organizza attentati. Le azioni stesse non sono la base che fanno definire chi è terrorista, la causa é il tipo di soggetto che esegue queste azioni e contro che obiettivo le fa.

14 settembre 2011

Reporter senza Frontiere nel più puro stile NATO


Omar Pérez Salomón



http://lapupilainsomne.jovenclub.cu/


rsf_ht1_300Un dispaccio dell'agenzia di notizie, EFE, datato Madrid, rende noto che l'organizzazione Reporter Senza Frontiere (RsF) ha condannato il ritiro dell’accreditamento al corrispondente, a Cuba, del quotidiano El Pais, Mauricio Vicent, ed ha avvertito i dirigenti cubani che "reprimere e censurare" non favorisce né loro né il loro paese. Non c'è da stupirsi di questa minaccia sapendo che RSF è un accolito della Central Intelligence Agency, la CIA, degli Stati Uniti.
Vale la pena ricordare, che nell'articolo "Reporter senza Frontiere … morali" J.Manzaneda, coordinatore del sito Cubainformación, ha dichiarato che secondo le ricerche dei giornalisti come il canadese Jean-Guy Allard, la statunitense Diana Barahona o il francese Salim Lamrani, "Reporter senza Frontiere" è un’organizzazione sostenuta economicamente e politicamente dai più grandi predatori della libertà di informazione nel mondo: i grandi monopoli mediatici e i governi delle potenze occidentali, soprattutto gli Stati Uniti. Non sorprende che la diagnosi di questa ONG circa i luoghi in cui la libertà di stampa è più minacciata coincide parola per parola con quella del Dipartimento di Stato a Washington.
Nuovamente RsF si somma alle campagne di disinformazione contro Cuba. Affermando che "è con il dibattito e l'accesso alle informazioni che si deciderà il futuro di Cuba" disconosce che solo cinque mesi fa si é concluso un profondo processo di discussione e di analisi con tutto il popolo cubano, sull’aggiornamento del modello economico e sociale dell'isola, che ha portato alla sua approvazione, nel VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, nello scorso aprile. Il suo riflesso nei media stampati e digitali cubani contrasta con la lettura manipolata di questo processo della grande stampa internazionale, e soprattutto di El pais.
Il vergognoso silenzio dei media con cui s’identifica RsF davanti alle scandalose rivelazioni di Wikileaks circa l’assassinio di bambini afgani, o la fraudolenta intervista realizzata da un'accolita di El Pais al presidente Barack Obama, evidenzia "il dibattito e l'accesso all’informazione" che questa organizzazione sostiene.
È questa realtà che infastidisce RsF e i suoi padroni? Non dimenticate che come Manzaneda ha affermato: "oltre al governo francese e l'Unione europea, Reporter senza Frontiere riceve cospicui finanziamenti dal National Endowment for Democracy (NED), autentica copertura civile della CIA dedicata a difendere la politica di aggressione degli Stati Uniti contro qualsiasi modello politico contrario agli interessi USA".
E sembra che per essere in sintonia con i tempi che corrono le minacce di RsF al governo cubano siano fatte nel più autentico idioma della NATO. La sua difesa delle bugie di El Pais confermano la correttezza della decisione del governo cubano contro coloro che cercano di preparare l'opinione pubblica per giustificare un'aggressione contro l'isola.

1 luglio 2011

Il successo di 'E-il mensile di Emergency' secondo 'Prima Comunicazione'


"Mura, firma storica dello Sport di Repubblica,
fa il direttore sul serio e non per sport"


E_il_mensile_numero_3_copertina



Prima Comunicazione, "il mensile che racconta come funziona e come cambia il sistema dell’informazione", registra il successo di "E", il mensile di Emergency che continua l'esperienza di PeaceReporter.

"Al terzo numero - si legge - il mensile nato dall'esperienza di PeaceReporter e dalla tenacia di Gino Strada ed Emergency prende una fisionomia originale e non nasconde l'ambizione.
Mura, firma storica dello Sport di Repubblica, fa il direttore sul serio e non per sport.
Si porta in casa Fabrizio Ravelli - altro inviato 'storico' di Repubblica - fra i collaboratori.
Ottiene da Andrea Camilleri un racconto inedito e mette Gianni Amelio a raccontare il mestiere del regista.
Il tutto alternato a servizi e reportage di denuncia su Sardegna, Gaza e Portorico. Foto a tutta pagina e grafica curata rendono il prodotto bello e spesso.
Col primo numero vendute 75mila copie.
Col secondo 40mila, soglia che Mura e i suoi considerano eccellente."

15 giugno 2011

Afghanistan, falsi successi

51508Migliaia di 'talebani' catturati nei raid notturni dalle forze speciali Usa, secondo il generale Petraues. Ora si scopre che oltre il 90 per cento erano civili innocenti
Allo scopo di far credere all'opinione pubblica mondiale che la strategia militare americana in Afganistan è efficace e vincente, il generale David Petraues e i comandi Usa hanno deliberatamente mentito alla stampa, lasciando credere che i contestati blitz notturni delle forze speciali abbiano portato alla cattura di migliaia di talebani, quando invece oltre il 90 per cento dei detenuti sono civili innocenti.
La scoperta è stata fatta dallo storico giornalista investigativo americano Gareth Porter - famoso per le sue corrispondenze durante la guerra in Vietnam, da anni all'agenzia Inter Press Service (Ips) - grazie a documenti militari declassificati di cui è entrato in possesso.
Documenti della Task Force 435, il comando americano delle operazioni detentive, che dimostrano come solo una minima percentuale degli afgani fatti prigionieri dalle forze speciali Usa lo scorso anno fosse in realtà composta da'Agf' (forze anti-governative), come vengono chiamati i talebani in gergo militare.

Lo scorso dicembre il generale Petraeus dichiarò alla stampa che nella seconda metà del 2010 erano stati catturati 4.100 'talebani', dimenticandosi di dire che 3.410 di questi erano stati rilasciati pochi giorni dopo la cattura in quanto civili, ealtri 345 erano stati successivamente scarcerati dalla prigione militare di Bagram per mancanza di qualsiasi prova di 'militanza' a loro carico.

51510In conclusione, secondo le tabelle consultate da Porter, solo solo l'8,4 per cento dei 'talebani' catturati secondo Petraeus erano realmente appartenenti alle 'Agf'. Gli altri erano tutti civili innocenti, completamente estranei alla guerriglia, arbitrariamente sottoposti a settimane di prigionia e duri interrogatori.
Chissà quanti di loro, traumatizzati da questo immeritato trattamento e mossi da sentimenti di vendetta, hanno poi deciso di entrare veramente nella resistenza talebana. Magari dopo aver visto uccidere qualche loro familiare nel corso dello stesso blitz in cui erano stati fatti prigionieri.

Tenuto conto che il generalissimo, nella stessa conferenza stampa dello scorso dicembre, aveva parlato anche di circa 2.000 'talebani' uccisi nei raid delle forze speciali, sorge spontanea la domanda: quanti di loro erano in realtà civili innocenti?

 Enrico Piovesana

http://it.peacereporter.net/homepage.php

21 aprile 2011

L'Altra Verità - Route Irish

Il regista inglese torna al cinema di denuncia con “L'altra verità”, dramma umano sullo sfondo degli orrori della guerra in Iraq.


Presentato in Concorso a Cannes 63
 


locandina-route-irish


“Chiamiamo le cose con il proprio nome: la guerra in Iraq è un crimine. Una cosa illegale, una guerra portata avanti nel nome dell’avarizia” – A parlare è il Maestro Ken Loach, cuore pulsante del cinema indipendente britannico, quello d’impegno e di alta tensione emotiva. E dopo il capolavoro poetico “Il mio amico Eric”, il regista non ha perso la capacità di tornare ad arrabbiarsi sul serio. Noi lo abbiamo incontrato quasi un anno  fa sulla Croisette dove “L'altra verità” è stato presentato in Concorso.
 


“La guerra in Iraq è un qualcosa che io e il mio sceneggiatore Paul Laverty volevamo trattare da tempo, ma dovevamo prima trovare un modo per raccontarla – ha detto Loach - È così che Paul ha avuto l’idea di creare Fergus, un ex agente delle SAS che ha perso il suo migliore amico in guerra e che è deciso a fare luce sul mistero dietro la sua morte. Nel film ogni suo passo verso la verità corrisponderà ad un passo ulteriore verso l’annullamento totale della sua anima”.
A quel punto il regista ha raccontato: “I governi britannici e americani hanno violato le convenzioni di Ginevra, praticando ogni tipo di tortura. E le persone che lo hanno permesso sono proprio Bush e Blair… e oggi l’ex Primo Ministro britannico è ambasciatore di pace in Merioriente! Occorre mostrare all’opinione pubblica i loro crimini”. E a quel punto Laverty rincara la dose, dichiarando: “E’ importante fare i nomi: sto parlando di Dick Cheney, Colin Powell, Condoleeza Rice, Ashcroft… queste persone giustificavano le torture e le definivano ‘interrogazioni tecniche’. Dopodiché si proteggevano dietro i loro avvocati. Devono rispondere delle loro azioni, Obama ha l’obbligo legale di esaminare questi atti criminali proprio perché gli USA dovrebbero rispettare le leggi delle comunità internazionali che loro stessi hanno firmato”.

Il titolo originale del film è “Route Irish”, e cioè il nome con cui viene definita la strada che collega l’aeroporto di Bagdad alla Green Zone colonizzata dagli americani. In pratica, il percorso più pericoloso al mondo. Nel film Loach racconta di soldati assunti privatamente da corporation in affari con i governi e incaricati di rapire e torturare i presunti terroristi: “Questo è lo spirito dei nostri giorni, ormai tutto è privatizzato, ogni cosa da cui si può trarre profitto. Incluso l’esercito ovviamente. Questi mercenari sono protetti dai governi e non sono soggetti alle leggi sul suolo iracheno. La fanno sempre franca”.

“Mentre preparavamo il film, abbiamo parlato con iracheni in Giordania e ci hanno raccontato che il conflitto continua sempre a peggiorare di giorno in giorno. Vendetta su vendetta senza fine. La verità è che gli USA non permetteranno mai uno stato indipendente, ci sarà sempre controllo sul territorio da parte loro”.
Infine il regista ha attaccato anche Hollywood: “Gli schermi non ci appartengono più. Tutto è monopolizzato dai blockbuster americani. Ma se c’è una cosa che davvero mi disturba sono tutti quei film di Hollywood incentrati sulla guerra in Iraq che ritraggono i soldati americani come le vere vittime. E che dire dei milioni di iracheni colpiti da questa tragedia? Non ne parla mai nessuno”.

7 aprile 2011

Morire di carcere

 


Dossier 2000 - 2011

1490806512



Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, overdose



In 10 anni nelle carceri italiane sono morti oltre 1.700 detenuti,
di cui 1/3 per suicidio



 



















































































Anni




Suicidi




Totale morti




2000




61




165




2001




69




177




2002




52




160




2003




56




157




2004




52




156




2005




57




172




2006




50




134




2007




45




123




2008




46




142




2009




72




177




2010




66




173




2011*




15




37




Totale




641




1.773





* Aggiornamento al 3 aprile 2011



Sono numeri che fanno paura, numeri da guerra, una guerra che viene fuori nel momento che c’è un fatto di forte emotività. Finché il fatto è caldo, politici, sociologi ed esperti di turno animano i talk-show televisivi, desiderosi di non far mancare il proprio contributo sulla questione dibattuta. Ma il mondo gira velocemente e ci si annoia in fretta.



Nel mese di ottobre del 2009 la tragica scomparsa di Stefano Cucchi, il giovane ragioniere romano arrestato perché in possesso di una modica quantità di stupefacenti, morto per le percosse ricevute in carcere, aveva scosso l'opinione pubblica e sembrava in grado di mettere profondamente in crisi l'istituzione penitenziaria. Speranze che, però, col trascorrere dei giorni, si sono infrante contro la rigidità e lo spirito di conservazione del sistema carcerario, destinato all'immobilità.
 


4 aprile 2011

Lo scandalo messo a tacere dai media:il programma USA per la diserzione dei cooperanti cubani

 Uno scandalo messo a tacere dai media: il programma USA per la diserzione dei cooperanti medici cubani
 
Questo lavoro è dedicato al 98,11% dei cooperanti medici di Cuba all’estero che hanno rifiutato il ricatto. Al loro esempio per l’umanità; posto sotto silenzio dai media.

José Manzaneda, coordinatore di www.cubainformación.tv
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Una delle più meschine iniziative nella guerra di logoramento del governo USA contro Cuba si chiama Cuban Medical Professional Parol Program(1). E'il programma del Dipartimento di Stato che persegue la diserzione e la compra dei medici professionisti che sono membri delle brigate della solidarietà cubana nel mondo.
Un vero scandalo morale sul quale i mass-media hanno tutti i dettagli, ma sul quale preferiscono non informare.
Menzionare questo fatto tanto deplorevole li obbligherebbe a citare i dati sulla massiccia solidarietà di Cuba in campo medico. Per esempio: che Cuba ha più di 37000 cooperanti della salute in 77 paesi poveri, la più alta cifra al mondo (2), che supporta il 45% dei programmi di cooperazione Sud-Sud in America Latina (3) o il 40% delle cure contro il colera in Haiti (4), che ha operato alla vista, gratuitamente, un milione e mezzo di persone senza risorse (5), o che concede, attualmente, quasi 4000 borse di studio a studenti di medicina di 23 paesi, tra cui alcuni degli Stati Uniti (6).
Che tutto questo lo offre un paese povero e bloccato come Cuba è troppo spettacolare per essere reso noto all’opinione pubblica, a cui solo si presentano le sue carenze e deficit.
Il Cuban Medical Professional Parole è un’iniziativa che coordina, dal 2006, il Dipartimento di Stato e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Come si può leggere sulla sua pagina web, offre un trattamento speciale delle ambasciate USA, in qualsiasi paese del mondo, e una corsia preferenziale per entrare negli Stati Uniti, a medici professionisti ed infermieri, fisioterapisti, tecnici di laboratorio e allenatori sportivi incorporati nelle missioni mediche cubane.
Il quotidiano The Wall Street Journal pubblicava, nel gennaio 2011, un reportage, in chiave propagandistica, in cui si affermava che 1574 cooperanti avevano usufruito del citato programma, in 65 paesi diversi, nei 4 anni e mezzo dalla sua creazione (8). La cifra sembra elevata, ma facciamo un semplice calcolo per valutare l'impatto reale dell'iniziativa. Se si considera che, come dichiarato sul giornale, solo in un anno (nel 2010), ci sono stati più di 37000 cooperanti cubani, e che il periodo di permanenza all'estero - anche se varia a seconda della missione - è di solito di circa due anni, nei circa 4,5 anni Cuba avrebbe inviato all’estero almeno 83000 professionisti del settore medico. I 1574 medici “catturati” sono quindi l’1,89% del totale. Questi risultati sono un chiaro fallimento, se si considera che l'iniziativa conta sul bilancio federale e centinaia di funzionari, che è sostenuto da tutte le ambasciate statunitensi nel mondo, e che conta su potenti alleati politici e mediatici in diversi paesi.



Non è un caso che il maggior numero di professionisti che hanno scelto il programma esercitassero il loro lavoro in Venezuela (9). In questo paese é presente la maggior quantità di cooperanti medici cubani, operanti in comunità svantaggiate all'interno del programma di salute Missione Barrio Adentro. Vi è chiaramente, in questo caso, un ulteriore obiettivo: minare il prestigio sociale della Missione Barrio Adentro, forse il programma sociale di maggior successo del governo di Hugo Chávez, nel quale la cooperazione medica di Cuba resta la pietra angolare.
Questa iniziativa del governo degli Stati Uniti incide nella utilizzazione del tema della migrazione cubana a fini di destabilizzazione sociale e politica. Ricordiamo che una legge del 1966, la Legge di Aggiustamento Cubano, dà ad ogni uomo o donna cubana che calpesti il suolo USA il permesso di soggiorno e numerosi benefici sociali e di lavoro, cosa negata al resto della immigrazione latino-americana a cui si applica una sistematica politica di espulsione (10). Tuttavia, il numero di emigrati cubani negli Stati Uniti è nettamente inferiore a quelli degli altri paesi dell’area.
Il programma di "compra" di medici cubani conta sul sostegno, diretto o indiretto, di altri fattori. In primo luogo, quello dei grandi media di comunicazione. La grande stampa privata dei paesi dove più incide l’aiuto cubano, come il Venezuela, Nicaragua e Bolivia, silenziano l'impatto sociale di tali programmi medici, mentre danno una straordinaria copertura all'abbandono di uno solo dei medici cubani (11).
Da Miami, presunte "ONG" anche sostengono il programma per attirare medici. Questo è il caso di “Solidarietà senza frontiere", che chiama "Barrio afuora" la sua particolare collaborazione con il governo degli Stati Uniti (12). Sul suo sito web si trovano anche i formulari che devono compilare i medici, gli indirizzi di consolati e ambasciate degli Stati Uniti a cui possono rivolgersi.
Questa organizzazione ha anche promosso la causa di alcuni medici cubani disertori, al Tribunale Federale di Miami, contro la compagnia petrolifera venezuelana PDVSA, a cui reclamano 450 milioni di dollari, in risarcimento per quello che loro chiamano "lavori forzati" o lavori di "schiavi moderni", espressioni con cui definiscono l'opera solidaria di cure mediche che si esercitano in quartieri e comunità rurali svantaggiate del Venezuela, luoghi in cui, per inciso, nessuno li ha costretti a recarsi (13). Dobbiamo ricordare che la cooperazione medica cubana in Venezuela ha caratteristiche particolari rispetto ad altri programmi di assistenza medica cubana: è parte di un accordo bilaterale in cui Cuba offre migliaia di professionisti della salute, istruzione, sport, agricoltura e altri settori, e in cui il Venezuela fornisce petrolio all'isola a condizioni preferenziali (14).
Nonostante il silenzio dei media Cuba ha vinto, con i suoi programmi di solidarietà internazionale, un solido prestigio nella popolazione e governi di molti paesi del Terzo Mondo. Per distruggerlo, il governo degli Stati Uniti usa tutto il suo potenziale economico e diplomatico. Nel frattempo, i grandi media di comunicazione, dimenticando la loro funzione sociale, continuano a tacere tutto questo: l'esempio di solidarietà internazionale che Cuba offre al mondo, e l'esistenza di una delle iniziative di diplomazia sporca più immorale e scandalosa degli ultimi tempi.
 



1) http://www.state.gov/p/wha/rls/fs/2009/115414.htm



(2) http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203731004576045640711118766.html
(3) http://embacu.cubaminrex.cu/Default.aspx?tabid=2785&mid=8016&ctl=Details&ItemID=2893
(4) http://www.cubainformacion.tv/index.php?option=com_content&task=view&id=18215&Itemid=86
(5) http://embacu.cubaminrex.cu/Default.aspx?tabid=12686
(6) http://es.wikipedia.org/wiki/Escuela_Latinoamericana_de_Medicina
(7) http://213.251.145.96/cable/2009/04/09CARACAS442.html
(8) http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203731004576045640711118766.html



(9) http://es.wikipedia.org/wiki/Misi%C3%B3n_Barrio_Adentro
(10) http://www.cubainformacion.tv/index.php?option=com_content&task=view&id=351&Itemid=65
(11) http://www.infobae.com/mundo/557182-101515-0-Los-medicos-cubanos-se-van-del-pais-trabajar-los-Estados-Unidos
(12) http://helpexperts.org/indexbarrioafuera.html
(13) http://www.globovision.com/news.php?nid=141156
(14) http://www.cubadebate.cu/noticias/2010/11/09/diez-anos-mas-para-convenio-cuba-venezuela-fotos/

23 marzo 2011

Conflitti nel mondo


Nel mondo sono in corso 31 conflitti.
45055
 Ma in quanti di questi conflitti ONU e VOLENTEROSI sono intervenuti o hanno una vaga intenzione di intervenire?

PUPAZZI!!!!


MEDIO ORIENTE


1. Iraq 140.000 morti dal 2003 (+4.000)
2. Israele-Palestina 7.100 morti dal 2000 (+100)
3. Turchia (Kurdistan) 45.000 morti dal 1984
4. Yemen (Sciiti) 16.000 morti dal 2004
5. Yemen (Tribali) 300 morti dal 2010
6. Yemen (Secessionisti) 200 dal 2009

ASIA
7. Afghanistan 61.000 morti dal 2001 (+10.000)
8. Pakistan (Pashtunistan) 31.000 dal 2004 (+5.000)
9. Pakistan (Balucistan) 1.800 morti dal 2004 (+350)
10. India (Kashmir) 68.000 morti dal 1989 (+400)
11. India (Assam) 52.000 morti dal 1979 (+300)
12. India (Naxaliti) 13.000 morti dal 1980 (+1.200)
13. Birmania (Karen) 30.000 morti dal 1988
14. Thailandia-Cambogia 20 morti dal 2008
15. Thailandia (Pattani) 4.200 morti dal 2004 (+700)
16. Filippine (Npa) 41.000 morti dal 1969 (+350)
17. Filippine (Mindanao) 71.000 morti dal 1984
18. Coree  200 morti dal 1953 (+50)

AFRICA
19. Somalia 10.500 morti dal 2006 (+3.000)
20. Etiopia (Ogaden) 4.000 morti dal 1994
21. R.D.Congo (Kivu) 6.000 morti dal 2004
22. Uganda 100.000 morti dal 1987
23. Sudan (Darfur) 300.000 morti dal 2003
24. Sudan (Sud)  400 morti dal 2011
25. Rep.Centrafricana 2.000 morti dal 2003
26. Ciad  2.000 morti dal 2005
27. Nigeria (Delta) 15.000 morti dal 1994
28. Algeria 200.000 morti dal 1992

EUROPA
29. Russia (Nord Caucaso) 50 mila morti dal 1999 (+1.000)

AMERICA LATINA
30. Colombia 300.250 morti dal 1964
31. Messico (Narcos)  32.000 morti dal 2006 (+12.500)

NB:  La differenza delle cifre rispetto all'anno scorso registra sia incrementi (indicati tra parentesi) che ricalcoli delle vittime totali fatti sulla base di nuove e più attendibili informazioni

http://it.peacereporter.net/



 

22 febbraio 2011

Tripoli-Roma, gli effetti di un folle matrimonio


Eni, Unicredit e Impregilo trascinano Piazza Affari nel baratro. Il mercato italiano paga più di tutti le relazioni con il dittatore libico 
 


berlusconi-gheddafi 


Il motivo principale, fino a smentita, per cui il governo italiano tentenna e non critica apertamente l'operato di Gheddafiin questa ultima settimana è rintracciabile nei listini della Borsa di Milano.  
 


PeaceReportersi è interrogata in questi giorni sulla natura ordinaria dei bollettini emanati dalla Farnesina. La risposta è arrivata stamattina: non appena il ministero degli Esteri italiani ha lanciato l'avviso di emergenza, sconsigliando i viaggi in Libia "a qualsiasi titolo" e le mega aziende italiane  hanno richiamato in Italia i dipendenti e i loro famigliari, la Borsa di Milano è andata a piccotrascinata dai titoli di Eni (- 5,01), Saipem (- 4,06), Finmeccanica (- 2,37), Impregilo (- 6,09), Astaldi (- 4,65) e Unicredit (- 6,09)*.
È una conseguenza tutta italianae lo si capisce confrontando i 3,59 punti percentuali lasciati sul terreno dalla Borsa di Milano. Anche i mercati europei sono in calo ma, come spiegato a PeaceReporterda un trader finanziario, si tratta di una flessione fisiologica: Francoforte perde l'1,41; Parigi l'1,47; Londra solo 1,05. Andando nei confronti di settore, in quello energetico la francese Totallascia l'1,80 (a fronte del 5 per cento di Eni) e la Bnp Paribasl'1,94 (contro il 6 per cento di Unicredit).  
L'Italia è il paese europeo più esposto nei confronti della Libia. Tripoli si è infiltrata nelle trame della finanza e dell'economia italiana grazie a patti scellerati mediati dalla politica: la Banca centrale libica (Cbl)e il fondo sovrano Lybian Investment Authority(Lia)possiedono il 6,5 per cento dei titoli Unicredit- il che rende Tripoli il principale azionista dell'istituto di credito. La vice presidenza di Unicredit occupata da Farhat Bengdara- presidente della Cbl - la dice lunga sul peso libico all'interno della banca. Il gigante energetico Eni è il primo investitore straniero in Libia: dai giacimenti petroliferi libici dipende il 12,5 per cento della produzione totaledel gruppo e l'ad Paolo Scaroniha recentemente annunciato investimenti per 25 miliardi di euro. Impregiloha firmato contratti per il valore di un miliardo di euro. Il fondo Lia ha partecipazioni nel capitale di Finmeccanica pari al 2 per cento.
Adesso gli investitori sono preoccupatie gli altri azionisti, quelli importanti, hanno paura. Perché sanno che Gheddafi lotterà "fino all'ultima pallottola", che prima di affondare darà fuoco ai pozzi petroliferi.
L'Italia ha accolto il Colonnello Gheddafi arrivato con i suoi forzieri, come il salvatore dell'economia italiana. È comprensibile, allora, che Frattini vesta i panni di "ambasciatore libico" a Bruxelles- dove invita i suoi omologhi a non interferire nella rivolta in atto - e al telefono con il Segretario di Stato Usa Hillary Rodham Clinton, aggiornandola sui tentativi di mediazione del governo libico con i rivoltosidella Cirenaica. È comprensibile che l'onorevole Fabrizio Cicchito inviti alla moderazione e al "senso di equilibrio"che - lo ripetiamo - sarebbe stato più utile quando si sceglieva Gheddafi come partner strategico. È comprensibile che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi- che pure, scavando nelle scatole finanziarie, ha degli interessi privati in Libia - non intenda "disturbare" il Colonnello.  
Non è più tempo di parlare solo alla pancia degli italiani: sarebbe comprensibile, ma anche auspicabile, che le opposizioni - da Pierluigi Bersani ad Antonio di Pietro, fino a Futuro e Libertà - chiedano conto e dimissioni del governonon per le notti di Arcore e le cortigiane, ma per il ruolo di sensali che Berlusconi&Co hanno avuto in questo folle matrimonio.
 
tratto dahttp://it.peacereporter.net

10 febbraio 2011

FASCIST LEGACY


LA STORIA RIMOSSA.
 



I crimini del colonialismo
e del fascismo italiano.

fascist_legacy_312



Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini
di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale
.
La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico.
La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce
le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista
coloniale in Etiopia – e negli anni successivi – e delle ancora più terribili vicende
durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943.
Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia
antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani.
Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione  filmata di
repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film.
Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia.
Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili
militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del
codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e
crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo,
autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli.
Nel film vengono intervistati  -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca,
Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.

Una Storia negata e rimossa dalla memoria collettiva, una Storia che gli italiani non
conoscono sebbene sia, a differenza di altri episodi ben più romanzati, documentata
da fonti ed atti storicamente indiscutibili. Per questo è importante oggi prendere
coscienza e conoscere questa pagina della Storia italiana e diffonderne i contenuti,
da sempre censurati nel nostro Paese.

Il documento proposto venne trasmesso da LA7 anni fa, nel corso del programma
Altra Storia curato dallo storico Sergio Luzzato, mentre la RAI da molto tempo
teneva nel cassetto questo documentario avendolo acquistato ed impedendone
la diffusione e la trasmissione....


Prima parte, Fascist Legacy (BBC)
Seconda parte, Fascist Legacy (BBC)
Terza parte, Fascist Legacy (BBC)

 

4 febbraio 2011

RAGGATRUFFEN

Spiritus mundi / Daniele Sepe

montatura defE un 27 marzo del 1994
il popolo italiano c'è riuscito un'altra volta:
dopo quarant'anni di D.C.
ha eletto il Cav. Silvio Berlusconi* Viva!
1.000.000 di supposte sul lavoro
Viva!
Mi si consenta…
Viva!

 

7 gennaio 2011

ROMPIENDO EL SILENCIO

DSC_0513Il Governo degli Stati Uniti mantiene, dal 12 settembre 1998, Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González, in un’arbitraria e ingiusta reclusione. 
Sono trascorsi 11 anni di ingiustizia e spudorata, cinica complicità col terrorismo. Washington ha sempre ammesso che il suo proposito, agendo contro i Cinque, era quello di proteggere e dare rifugio ai gruppi terroristici anticubani che operano liberamente dal territorio nordamericano. La loro colpa è di aver lottato.
DSC_0514Per questo e solo per questo, vengono puniti con infame accanimento.


Per saperne di più: http://www.tunonsaichisonoio.org/ 

24 novembre 2010

VIENI VIA...........FEDERICO


Lunedì sera, per far posto all’autoimposizione televisiva del  ministro Maroni, la madre di Federico Aldrovandi è stata esclusa dalla scaletta della trasmissione “Vieni via con me” di Fazio e Saviano. in tal modo le è stato di fatto impedito di elencare le sue personali liste davanti a milioni di telespettatori che forse avrebbero sentito per la prima volta la storia dell’assasinio di Federico per mano di quella polizia che proprio il ministro comanda. Non sappiamo se potrà godere di questa opportiunità nelle prossime puntate, quelle che seguono sono le due liste messe in rete ieri.



vieni-via-federico-aldrovandiELENCO DELLE OFFESE RICEVUTE PER IL SOLO FATTO CHE FEDERICO E’ MORTO PER MANO DI QUATTRO POLIZIOTTI




  • 54 lesioni. Ciascuna di queste avrebbe dato luogo ad un processo (Giudice F.M.Caruso)
     


  • 3  invocazioni di aiuto rivolte da Federico agli stessi poliziotti, prima dei rantoli mortali.
     


  • “Federico è morto perchè drogato” : dichiarazione dell’allora questore Elio Graziano
     


  • la pm che non si è degnata di andare sul posto e noi siamo stati avvisati solo dopo 5 ore
     


  • il fatto che a me e mio marito è stato impedito con la menzogna di vedere il corpo di mio figlio abbandonato  sul selciato a poca distanza da casa
     


  • le parole “io so sempre dov’è mio figlio” pronunciate dalla prima pm per farci sentire in colpa dopo che il blog aveva scatenato la polemica e l’urgenza di chiarezza
     


  • “calunniatori”, “sciacalli” sono le offese e le umiliazioni dichiarate da alcuni sindacati di polizia ai media su di noi e chi ci aiutava
     


  • il rifiuto di riceverci da parte del vescovo di Ferrara
     


  • l’indagine per calunnia subita dagli avvocati Fabio e Riccardo che si ribellavano alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici di Procura e Questura
     


  • le offese rivolte alla memoria di Federico dai difensori degli imputati durante il processo nell’impossibilità per lui di difendersi
     


  • le offese rivolte alla memoria di Federico definito “povero disgraziato” dal procuratore Minna intervenuto nel processo bis a difesa della dott.ssa Guerra
     


  • la querela della dott.ssa Guerra nei miei confronti, nonostante lei non sia andata sul posto, non abbia sequestrato i manganelli, le auto, non abbia raccolto testimonianze se non quella spontanea di Anne Marie Tsegueu e non abbia indagato i poliziotti che 6 mesi dopo, poco prima di lasciare il caso. Non ha avuto conseguenze disciplinari eppure ha querelato me e La nuova ferrara che ha riportato la notizia della condanna in primo grado di suo figlio per spaccio di droga



ELENCO DEGLI ANGELI INCONTRATI DOPO CHE MIO FIGLIO E’ MORTO PER MANO DI QUATTRO POLIZIOTTI



è un elenco qui molto parziale perchè la realtà include una moltitudine di persone che ci hanno sostenuto manifestando il loro senso civico, l’esigenza umana e sociale di trasparenza e di giustizia.




  • Fabio Anselmo, avvocato. A lui si sono affiancati Venturi, Gamberini e DelMercato. E’ diventato la voce di Federico in Tribunale e fuori dalle aule. E non solo per Federico, anche per Stefano Cucchi, e Giuseppe Uva, e diversi altri. Assume un ruolo politico perchè non ha paura di schierarsi contro chi commette abusi di potere. Riceve minacce, richiami e querele.
     


  • il popolo del blog costantemente presente
     


  • il cardinal Ersilio Tonini, Arcivescovo di Ravenna. Insieme a don Domenico Bedin ci ha trasmesso il calore della fede e il calore umano della condivisione e della solidarietà
     


  • Anne Marie Tesgueu, la cittadina di via Ippodromo. Ha dato a tutti una lezione di civiltà.
     


  • Nicola Proto, il magistrato che ha avuto il coraggio di fare il suo dovere senza condizionamenti e lavorando in un clima difficilissimo perchè fosse fatta giustizia
     


  • Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara, che si è ribellato all’ipocrisia delle versioni ufficiali in una città che aveva paura di conoscere la verità, rompendo il nostro isolamento
     


  • Dean Buletti, Checchino Antonini, Cinzia Gubbini e tutta la stampa che ha impedito che venisse calato un velo sulle circostanze della morte di mio figlio, e Filippo Vendemmiati che ha salvato la memoria di ciò che è successo con il suo prezioso film “E’ stato morto un ragazzo”
     


  • Francesca Boari, che ha messo nel libro “Aldro” i sentimenti miei e di Federico togliendoli dall’oblio della morte
     


  • gli amici di Federico, a cui voglio un gran bene, e che per me sono ciascuno una parte di lui


http://www.militant-blog.org