10 giugno 2014
SV BABELSBERG 03
30 aprile 2013
FOOTBALL RIVALRIES - DERBY E RIVALITA' CALCISTISCHE IN EUROPA
Football Rivalries compie un viaggio ideale, come una sorta di vera e propria guida, attraverso le rivalità calcistiche di tutto il calcio europeo. Dalle più importanti e conosciute come l’Old Firm, i London Derbies o l’El Clàsico spagnolo, fino ad immergersi nei derby provinciali del calcio italiano ed inglese, scoprendo una volta di più che i derby e le rivalità calcistiche vengono vissute con la stessa intensità e tradizione in ogni angolo del Vecchio Continente. Il volume prende in esame in maniera più o meno diffusa oltre 150 sfide tra derby e rivalità, con i protagonisti in campo, gli impianti di gioco ed i suoi tifosi.
E’ un compendio straordinario di tutti i derby d’Europa, nessuno escluso, una raccolta di informazioni e di aneddoti unica nel suo genere. Dalla Gran Bretagna - partendo dalle partite di calcio ancora rudimentale tra parrocchie limitrofe, che si teneva già nell’Ottocento nella cittadina di Derby, e che dette poi il nome ad ogni tipo di sfida fratricida - all’Italia, dai nuovi ricchi di Mosca al celebratissimo Clasico di Spagna (che poi vero e proprio derby non è, confrontandosi Madrid e Barcellona), vengono passate in rassegna tutte le rivalità calcistiche del Vecchio Continente.
Con questo libro si ha la possibilità di conoscere le sfide di Paesi lontani dai riflettori del grande calcio come l’Old Firm maltese, della torcida dell’Hajduk di Spalato, la più antica d’Europa, delle sfide politiche più che calcistiche che si giocano nei Balcani e in Irlanda, dei derby di quartiere dell’Est europeo.
Partite e protagonisti lontanissimi tra loro ma uniti dal sacro fuoco del derby, della sfida che non si può perdere e che può regalare la fama eterna.
2- La cultura inglese del derby
3- Scozia, gente antica del calcio
4- Derby d’Irlanda, ben oltre le partite di calcio
5- Galles, rivalità di confine
6- De Klassieker, il calcio in Olanda e dintorni
7- Derby e rivalità nel cuore del Vecchio Continente
8- Il calcio champagne tra regioni e rivalità
9- La guerra eterna del Clàsico
10- Il campanilismo del calcio italiano
11- I Balcani, una polveriera per il calcio
12- Cose turche del pallone
13- Derby nel Mediterraneo
14- Est europeo, derby oltre la storia ed i regimi
15- Derby, vodka e nuovi ricchi
14 settembre 2012
Cinema e calcio: "Golpe de estadio"
Nel 1993, la Nazionale Colombiana avanza trionfalmente nelle eliminatorie sudamericane e ha buone possibilità di qualificarsi per il Mondiale USA '94. Una impresa petrolifera ha installato un accampamento in un piccolo villaggio della Colombia, chiamandolo Nuovo Texas, che diventa il bersaglio della guerriglia, con continui scontri con le forze di polizia locale.
In mezzo a questi scontri vengono distrutti gli unici due televisori della regione e questo rende impossibile vedere la partita finale tra Argentina e Colombia che si giocherà allo stadio Monumental de Núñez, a Buenos Aires.
Golpe de Estadio è stato candidato al Premio Goya come migliore pellicola straniera di lingua spagnola.
25 luglio 2011
La bella favola del Derry FC
Nella città del Bloody Sunday e della strenue resistenza contro gli invasori unionisti, la locale squadra di calcio ha una storia tutta da raccontare
Derry (per gli irlandesi) o Londonderry (per gli invasori inglesi) è la seconda città per grandezza dell’Ulster (o Irlanda del Nord) e insieme a Belfast quella potenzialmente più calda dal punto di vista politico. Il nome della città è soggetto ad una disputa tra i nazionalisti (filoirlandesi, principalmente cattolici) e gli unionisti (filobritannici, in larga maggioranza protestanti). Assediata dalle truppe unioniste inglesi nel 1688, Derry è nota soprattutto per il Bloody Sunday del 30 gennaio 1972, quando il 1° Battaglione del Reggimento Paracadutisti britannico aprì il fuoco contro una folla disarmata di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26. Tredici persone, sei delle quali giovanissime, furono uccise, mentre una quattordicesima persona morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all'investimento da parte di veicoli militari e cinque vittime inoltre furono colpite alle spalle. L’evento segnò l’inizio dell' anno più terribile della storia dei Troubles in cui morirono 472 persone. La regina d’Inghilterra, anziché punire i responsabili, decorò il comandante dell’operazione, il colonnello Derek Wilford.
Dei circa 90mila abitanti di Derry il 78% è cattolico filoirlandese ed il 20% protestante filounionista. Cuore nazionalista della città è il celebre quartiere del Bogside, nella cosiddetta “free Derry”, dove ha sede lo stadio della prima squadra calcistica locale, il Derry City FC che, come la città che rappresenta, ha una storia tutta da raccontare.
Nonostante la città faccia giuridicamente parte dell’Irlanda del Nord, il Derry City FC gioca dal 1972 nel campionato di calcio irlandese, unico caso nel Nord Irlanda e nell'intera isola. Gli unionisti considerano il club come un simbolo del cattolicesimo nazionalista irlandese e in molte occasioni hooligans protestanti hanno attaccato i supporters del Derry proprio per motivi politici.
Ma andiamo per ordine. Nel 1964/65 il Derry conquista il campionato nordirlandese ottenendo il diritto di disputare la Coppa dei Campioni ma al secondo turno la Federazione calcistica nazionale dichiara che lo stadio di Brandywell non possiede i requisiti minimi di sicurezza. Una decisione che indigna la città: perché nel primo turno nessuno si era posto il problema? Era chiaro che si trattava di una decisione politica contro una città a larga maggioranza nazionalista sotto amministrazione unionista.
Nell’anno 1969 l’Associazione per i diritti civili nell’Irlanda del Nord, nazionalista, inizia una campagna contro il governo che produce uno scontro trentennale tra filoirlandesi e unionisti. Dato che lo stadio Brandywell si trova nel Bogside, molte squadre con tifosi a maggioranza unionista si rifiutano di andare a giocare a Derry. Chi lo fa rischia e non poco: il 12 settembre 1971, al termine dell’incontro casalingo contro il Ballymena United, hanno luoghi tafferugli tra gli abitanti del Bogside e i pochi tifosi ospiti e la squadra del Ballymena, anziché il proprio pullman, non trova che un mucchio di lamiera contorta e plastica bruciata. Al pari di molti altri veicoli parcheggiati nel Bogside quell’autunno del 1971, il bus del Ballymena, club protestante di una città protestante, era stato distrutto dagli abitanti del quartiere. Non passa molto tempo dall’incidente che la squadra del Linfield, protestante, acerrima rivale del Derry, si rifiuta di lasciare Belfast per recarsi a incontrare il Derry nel suo ormai infamato stadio di Brandywell. Parallelamente, la polizia nordirlandese dichiara insicura la città, obbligando il club a giocare la maggior parte della sue partite casalinghe a Coleraine (di maggioranza unionista), a 30 miglia da Derry.
Per 13 anni il Derry è costretto a giocare quasi sempre in esilio fino a quando, grazie all’intermediazione della FIFA, riesce ad affiliarsi alla Lega irlandese. E’ il 1985 e i biancorossi rientrano anche in possesso del loro stadio.
Due anni di serie B e al secondo anno di Premier Division (la massima serie), il Derry fa il grande slam, conquistando scudetto, coppa nazionale e coppa di Lega. L’anno successivo ottiene il diritto di disputare la Coppa dei Campioni, dove viene eliminato al primo turno dal Benfica.
Dall’89 al 2000 il Derry riesce a conquistare un altro titolo nazionale, tre coppe nazionali e ben sei coppe di Lega. Nel 2000 arriva ad un passo dal fallimento, ma un’incredibile risposta popolare dei suoi tifosi riesce ad evitare il peggio. Personaggi celebri di Derry sposano la causa del club e grazie agli incassi derivanti da alcune partite amichevoli di lusso contro Celtic, Manchester United, Barcellona e Real Madrid, la società riesce a salvarsi. Qualche anno per rimettere in sesto i cocci e il club, nella stagione 2006-07, torna a riaffacciarsi in Europa, stavolta in Coppa Uefa. Il Derry sorprende tutti eliminando nei primi due turni prima l’IFK Göteborg e poi gli scozzesi del Gretna. Viene eliminato al terzo turno dal Paris Saint-Germain (0-0 in casa e 0-2 in Francia).
13 maggio 2011
La tessera nel pallone
Domenica 15 maggio su Rai3
di Luca Chianca
Secondo i dati del Viminale gli incidenti tra le forze di polizia e i tifosi, durante le partite di calcio, sono in continuo calo dal campionato 2006/07 eppure lo scorso anno per aumentare la sicurezza negli stadi il Ministro dell’Interno ha introdotto un nuovo strumento: la tessera del tifoso. Rilasciata solo dopo il controllo della questura è anche uno strumento di “fidelizzazione” per le Società di calcio per creare una nuova categoria di tifosi, quelli "ufficiali". Che la tessera non sia stata accettata di buon grado dai tifosi lo dicono i numeri degli abbonati di quest'anno: - 40.000 rispetto al campionato scorso. Siamo andati in giro per l'Italia per vedere come funziona, facendo anche un salto in Inghilterra, quella che una volta era la patria degli hooligan.
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-773581c9-7d04-476a-ac29-b38fbdba45c4.html
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23 novembre 2010
DISORDINE PUBBLICO
Rivista Romanista, dicembre 2010
di Daniele Lo Monaco
La segnalazione ci è stata fatta pervenire in forma strettamente confidenziale.
La lettera, partendo da alcuni complimenti per le modalità con cui la nostra attività giornalistica
veniva svolta, toccava poi alcuni punti interessanti per le tematiche da sempre affrontate da
Rivista Romanista e si concludeva più o meno così: “Comprendo benissimo in quale situazione di
abbrutimento culturale e di principi si trovi il nostro Paese e sono peraltro consapevole di quanto sia arduo per i cittadini per bene rischiare in prima persona per provare a cambiare qualcosa. Lei certamente ha questo coraggio e lo dimostra nei suoi articoli. Per comprensibili motivi, non desidero
chiarire in questa sede tutte le questioni di cui vorrei parlarle, ma lo farò sicuramente se riterrà
di volermi incontrare personalmente”.
Così, qualche giorno dopo, il vostro cronista ha ritenuto opportuno incontrare l’autore della missiva, dopo essersi accertato della sua identità e del suo ruolo assolutamente non marginale nell’attività di ordine pubblico con decennale esperienza di comandi allo stadio Olimpico di Roma. Di fronte, nel tavolino del bar scelto per l’incontro, siede un signore di mezza età, graduato della Polizia di Stato, pronto ad aprire il sacco dei suoi segreti, con una sola inevitabile garanzia: l’anonimato. “Se denunciassi tutto con il mio nome e il mio cognome, farei un servizio migliore alla società civile, ma
sarei chiamato a render conto di tutti i reati a cui ho assistito negli anni e che per omertà, per non mettere nei guai dei colleghi, non ho denunciato. Il senso del mio incontro con lei oggi, invece, dovrebbe servire unicamente da monito per il prossimo futuro. A Roma è stato da poco nominato
questore il dottor Tagliente, la mia speranza è che lui sappia dare una svolta all’attività della sicurezza e dell’ordine pubblico allo stadio Olimpico, a far finire questo schifo. C’è molto da lavorare”.
Continua a leggere il file pdf
http://www.asromaultras.org/rivistaromanista_dicembre2010_74-79.pdf
18 ottobre 2010
COMUNICATO CV 1920 - GRADINATA POPOLARE CIVITAVECCHIA
Ebbene si! Siamo rimasti orgogliosamente indietro negli anni ottanta come mentalità, ma almeno con la nostra coerenza e lealtà rimaniamo puliti e puri dal circo che oggi si vede nel mondo calcistico enegli stadi.Oggi lo spirito della contraddizione in molte realtà continua a diffondersi soprattutto nelle nuove leve con mitomania. Molti in Italia oggi tendono ad immedesimarsi nelle “firm” Inglesi facendo arricchire chi oggi in Inghilterra scrive libri di avventura sul loro passato o chi fa addirittura film. Bene tutto questo è ridicolo facendo creare un giro di business come avviene nel calcio moderno, tra l’atro chi diffonde il modo di vestirsi “casual” o fa stendardi con le raffigurazioni delle marche degli indumenti, fa grossa pubblicità a multinazionali plurimiliardarie e poi si tende a dire che si e' contro il sistema economico del calcio degli stadi e della pay-tv.Il casual in quegli anni era una scelta tattica di imboscamento, oggi in Italia e' moda.La repressione si e' ormai inasprita pesantemente al punto di uccidere, come e' accaduto purtroppo a Gabriele Sandri, assassinato l’11 novembre del 2007 in un autogrill ad Arezzo, Sergio Ercolano tifoso del Napoli ucciso ad Avellino, Matteo Bagnaresi, tifoso del Parma, investito da un pullman che trasportava un club juventino dove l'autista, preso dalla psicosi che trasmette la stampa e la tv sugli ultras, pensa bene di investirlo. Ma le vittime, anche se non mortali, continuano ad esserci. Come Paolo Scaroni di Brescia che ha problemi fisici perenni dopo essere stato massacrato da agenti nella trasferta di Verona. La lista e' lunga se si va indietro nel tempo e abbiamo imparato che la giustizia in questo paese e' solo una parola...
A contribuire alla repressione è stato anche il fatto che nel mondo ultras dal novanta in poi ci sia stata una sorta di decadenza riguardante la lealtà, passando così all'uso delle lame, che per noi rimane una cosa estranea alle curve e alle gradinate oltre che una vigliaccata. C'e' chi pensa che sia la legge della strada, pur dimenticando che nella strada, in alcune realtà, si sparano pure. Quindi dovremmo andare allo stadio con le pistole?Una vittima che ricordiamo e' Vincenzo Spagnolo, ultras della gradinata nord di Genova, accoltellato da una mano vigliacca il 29 gennaio 1995.
La decadenza nel mondo ultras c’è stata anche grazie al fatto che alcuni gruppi hanno iniziato a collaborare con le società di appartenenza concordando i treni per le trasferte, accordandosi anche per i biglietti, gestendo servizi dello stadio, creando catene di negozi in franchising e faxando gli striscioni. Tutto questo per noi non ha fatto altro che infangare quei valori di un codice non scritto.
Il nostro motto è essere non apparire, e da tifosi seguiremo i nostri colori, essere ultras è tutta un'altra cosa e lo racconteremo ai nostri nipoti. Essere ultras e' una cosa da trattare con i guanti per noi, ma nel mondo di oggi ci si sporcherebbe sicuramente, e quindi lo conserveremo dentro.
Abbiamo scelto di fare questo comunicato perché crediamo che il capitolo ULTRAS in Italia sia ormai chiuso, e alle soglie del 2011 noi del gruppo Cv 1920, senza tanti giri di parole e con umiltà, non abbiamo vergogna a dire che non ci sentiamo più ULTRAS, ma bensì TIFOSI della nostra squadra e della nostra città.
SEMPRE AL FIANCO DEL CIVITAVECCHIA CALCIO
i tuoi tifosi
8 luglio 2009
RADUNO ANTIRAZZISTA DELLE TIFOSERIE RIBELLI
Non secondario il no alla tessera del tifoso, predisposta dal calcio italiano per fidelizzare i loro tifosi. L’appuntamento è in contrada Fossa a Rossano in provincia di Cosenza (24-25-26 luglio) per un campeggio sul mare che ospiterà il “1° Raduno antirazzista” e contro la "tessera del tifoso", promosso dai supporter del Cosenza 1914. Non è nuova a simili iniziative la tifoseria cosentina delle due curve visti i raduni di Tortora e Fuscaldo andati in scena nel 1985 e nel 1986 che ruppero consuetudini e lanciarono un segnale in controtendenza.
Molte adesioni sono arrivate dalle curve vicine alle simbologie di sinistra. La volontà di provare ad organizzare un “raduno antirazzista delle tifoserie ribelli” - si legge sul sito che promuove l’iniziativa - nasce essenzialmente dalla consapevolezza di trovarsi in un momento storico molto particolare per il movimento ultras e in generale per tutte quelle realtà che vivono una socialità “altra”, basata sul confronto, sull'aggregazione sullo “scontro” dialettico e sul conflitto sociale. Noi siamo ultras, né tifosi né tanto meno dei criminali vogliono far credere a tutti i costi…e la nostra passione non si tessera!».
Gli ultrà promotori dell’iniziativa puntualizzano quanto segue: «Il progetto di trasformare i nostri stadi in una specie di grandi centri commerciali rientra perfettamente in questa logica e purtroppo diventa sempre di più una realtà tangibile, visibile agli occhi di tutti, non sono solo delle supposizioni! dobbiamo resistere…dobbiamo farlo con intelligenza e capacità tattica».
Questi gli slogan e il credo della parte pensante delle curve cosentine che sono da oltre un ventennio in contatto con altre tifoserie che la pensano in maniera simile. Opposizione decisa alla tessera del tifoso promossa dal calcio italiano.
La tessera del tifoso, voluta dal ministro Amato (subito dopo la morte a Catania del commissario Raciti) e messa in pratica adesso da Maroni, si presenta come uno strumento di fidelizzazione adottato dalla società di calcio per contrastare gli episodi di violenza. «Non sono contrario di per sé alla tessera - spiega Contucci - perché è corretto che una proprietà adotti una fidelizzazione coi propri supporter e cerchi di invogliare il proprio cliente con un rapporto di natura premiale. Il problema sono i criteri con cui viene distribuita la tessera.
Vieta l'emissione o la vendita per qualsiasi persona sottoposta a daspo o che è stata condannata, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive».
Quindi se uno, sbagliando, fa una bravata da giovane poi per tutta la sua vita non potrà più entrare negli stadi. I supporter delle curve non ci stanno.
E a Rossano in campo scenderanno proprio loro e non solo metaforicamente. E’ in programma un goliardico torneo di calcetto tra le squadre delle curve.
DURANTE LA 3GIORNI IN FUNZIONE BIRRERIA AUTOGESTITA , BANCHETTI E INFO-SHOP DI SOSTEGNO PER LE SPESI LEGALI DEI DETENUTI,DEI DIFFIDATI E DELLE VITTIME DELLA REPRESSIONE
26 maggio 2009
2 marzo 2009
Da "discriminato" a "discriminante"
I vertici neri del rugby sudafricano discriminano i maori neozelandesi accusandoli a loro volta di discriminare i neozelandesi bianchi? Echi impazziti dei cupi anni dell’apartheid rimbalzano dal Sud Africa dove sale rischio di una clamorosa cancellazione, per motivi razziali, del match fra gli Springboks e i New Zealand Maori: una sfida prevista per giugno nel gigantesco stadio da 94mila posti di South West Town (Soweto, insomma, alle porte di Joahnnesburg) che ospiterà i mondiali di calcio 2010, il che rende ancora più stonata questa storia di rugby.
Gran bella partita, quella annunciata: da una parte la nazionale Springboks campione del mondo, in attesa della superpotenza britannica, i Lions, dall’altra la squadra dei Maori neozelandesi. Ebbene, adesso la federazione sudafricana dice che non si può più: il Consiglio della Saru ha infatti vietato agli Springboks di giocare contro una squadra basata su criteri razziali. Da non credere: i New Zealand Maori non sono mica una squadra che discrimina i bianchi neozelandesi, come ha spiegato in una prima lettera inviata all’Union sudafricana la stupefatta federazione neozelandese che punta a confermare il match. Questo divieto trascura infatti le trisecolari vicende della selezione di nativi neozelandesi che dal 1888 offre grande rugby con vittorie anche su Inghilterra, Scozia, Argentina e gli stessi Lions. Coloni e soldati dell’Impero Britannico non andarono tanto per il sottile con i maori, primi abitanti della Terra della Lunga nuvola bianca, ma su una cosa si trovarono subito d’accordo: il rugby. Il piacere dello scontro fisico, innanzitutto, su cui è cresciuta la leggenda degli All Blacks. Le prime invincibili selezioni neozelandesi in tournée in Europa erano costituite in gran parte da maori e tutt’ora non si possono nemmeno immaginare gli All Blacks senza la componente maori. E fin dal 1910 ai ”nativi” neozelandesi è piaciuto assemblare ufficialmente anche una squadra composta solo da giocatori che hanno almeno un sedicesimo di sangue maori (basta un trisnonno). Un modo anche per conservare tradizioni e riti tribali, ma senza gelosie dai bianchi, tanto che la danza maori Haka fu subito adottata anche dagli All Blacks. Ed ecco l’assurdo attuale: durante l’apartheid i sudafricani non concedevano il visto d’ingresso ai maori e così gli All Blacks in versione ”tutti bianchi” non riuscivano a vincere a casa degli Springboks. Poi però nel 1992 i vincoli dell’apartheid sono caduti e già tre anni dopo la nazione arcobaleno di Mandela ha festeggiato con gli Springboks la vittoria della Coppa del Mondo. Da torre d’avorio dei bianchi anche il rugby è poi via via passato a una gestione a maggioranza nera e coloured che ora però viene duramente criticata per questa rigida applicazione del divieto per le selezioni nazionali di affrontare squadre allestite su base razziale. Certo, ci mancherebbe, ma che c’entrano i New Zealand Maori con tale principio? Ma come, durante l’apartheid questi guerrieri tatuati non potevano affrontare gli Springboks in Sud Africa e adesso che l’apartheid non c’è più accade lo stesso?
Prendete il mediano di mischia degli All Blacks, Piri Weepu: se sbarca in Sud Africa con la maglia appunto degli All Blacks può giocare, ma se mette quella dei New Zealand Maori deve restare a casa.
2 ottobre 2008
The Old Firm
Penso di non commettere un errore affermando che Celtic-Rangers è il derby più passionale del mondo. Tale partita, infatti, è assolutamente unica per le implicazioni politiche, sociali e religiose che la caratterizzano. Tutte componenti che fanno di questa partita un evento fantastico tendente ad oltrepassare i limiti di comune partita di calcio. Per capire il fondamento di questa rivalità è necessario fare un salto di circa 1600 anni, risalendo a quella che è la tradizione cattolica irlandese. L'Irlanda, infatti, è stata convertita al cattolicesimo da San Patrizio nel 432. La popolazione irlandese visse abbastanza tranquillamente sino al Medioevo quando, successivamente all'occupazione degli inglesi, fu costretta a vivere in una condizione di semischiavitù. A partire dal 1500 la rivolta contro l'anglicanesimo dei colonizzatori iniziò ad assumere aspetti molto violenti culminati con la battaglia di Boyne (1690) che sancì la definitiva affermazione dei protestanti in quello che oggi è denominato Ulster.
Il regime di sfruttamento spinse molti cattolici, verso la metà dell'ottocento, ad abbandonare la loro terra per rifugiarsi prevalentemente negli Stati Uniti; ma almeno 400.000 di loro decisero di riparare in Scozia. Glasgow fu la città dove i cattolici affluirono maggiormente modificando radicalmente il suo tessuto sociale. Verso la fine del diciannovesimo secolo la città aveva, relativamente alla totalità della sua popolazione, un quarto di cattolici. Gli immigrati venivano visti come una minaccia per il lavoro e nell'immaginario collettivo i cattolici vennero considerati poveri, ladri e propensi alla delinquenza. Le marcate diversità esistenti non favorirono, in alcun modo, lo spirito di aggregazione tra le due componenti sociali in conflitto tra loro. E le differenze esistenti contribuirono ad emarginare socialmente tutti i cattolici. La divisione religiosa che separa in due la città non si materializzò sino ai primi anni venti (nel 1921 indipendenza dell'Eire). Mentre il Celtic, seppur orgoglioso del proprio status cattolico, ha mantenuto una politica di non segregazione (il più grande tecnico della storia dei Bohys, Jock Stein, era protestante). La comunità cattolica, pur diventando una realtà politico-sociale ben radicata, si ritrovò in una situazione economica abbastanza precaria.
E fu proprio per aumentare il suo peso politico e migliorare le sue condizioni economiche che decise di intraprendere tutta una serie di iniziative tra le quali, nel 1887, la creazione, ad opera di padre Walfrid, del Celtic Football and Athletic Club. La scelta dei colori biancoverdi con il quadrifoglio richiamava alla memoria la terra d'origine: l'Irlanda. La prima partita ufficiale di questo nuovo club venne disputata l'8 maggio 1888 contro la squadra cattolica di Edimburgo: l'Hibernian. I Rangers vantano una tradizione calcistica più consolidata (1872) e i suoi quadri dirigenziali dell'epoca pare che fossero legati all'oltranzismo antipapista dell'Orange. Il club manifestava fin dai tempi della sua fondazione una sorta di adesione all'anglicanesimo e al suo essere British, sancita dal bianco, rosso e blu della propria divisa che richiamavano i colori dell'Union Jack.
Nei derby andava costantemente in scena questo spaccato sociale, senza precedenti nella storia del calcio. Fu da quel momento che le tifoserie iniziarono a portare vessilli politici sugli spalti: tricolori irlandesi da una parte e l'Union Jack dall'altra. I canti del movimento nazionalista del Celtic, mentre i Blues risposero con Boyne Water, inno che celebrava la vittoria di Guglielmo d'Orange contro il cattolico Giacomo II.
Il primo derby fu disputato il 28 maggio 1888 nel nuovissimo Celtic Park, scesero in campo i Rangers e persero per 5-2. Una rivincita per tutta la comunità cattolica. Nel 1899 i Rangers si trasferiscono ad Ibrox, malfamato quartiere. In passato le cifre relative agli spettatori erano da capogiro. Nel 1939 venne stabilito il record assoluto di presenze per una partita in tutta la storia britannica: 118.567 . Il record relativo a Celtic Park era stato stabilito un anno prima con 92.000 presenze circa. Nel
Un altro record, questa volta purtroppo negativo, fu quello relativo al derby del
(tratto da supertifo.it)
foto murales Falls Road - Belfast





