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17 febbraio 2016

I SOLITI 2 PESI E 2 MISURE


Angela Davis, Arnaldo Otegi e Felipe González:
I SOLITI 2 PESI E 2 MISURE

Il passato 7 di febbraio, il governo spagnolo ha impedito all’attivista statunitense  Angela Davis di far visita, nel carcere di Logroño, al prigioniero indipendentista basco Arnaldo Otegi. Del fatto non si trova notizia né sui media spagnoli tantomeno su quelli internazionali (quelli italiani non li prendiamo in considerazione).
Ricordiamo, al contrario, il bombardamento mediatico creato quando, nel giugno del 2015, l’ex presidente spagnolo Felipe González non poté visitare, in Venezuela, il prigioniero dell’ultra destra Leopoldo López.

6 marzo 2015

Rayo Vallecano e il cuore operaio di Vallecas

di Vincenzo Paliotto

 
Vallecas. C’è un cuore operaio che batte nel cuore di Madrid. Nella zona a sud della Capitale, quella che viene subito dopo quella dedicata ai musei, da sempre lotta il quartiere opeario di Vallecas, che detiene contemporaneamente il primato di quartiere con il reddito più basso nella capitale, affilitto da droga e disoccupazione, ma dove da sempre esiste la dedizione al lavoro di tanta gente che vive dignitosamente. L’anima operaia del quartiere si identifica pienamente con la sua squadra di calcio, il Rayo Vallecano che con la stessa umiltà sfida le grandi e milionarie del calcio spagnolo. Del resto il Rayo non è più una novità nemmeno per il calcio iberico. Fondato nel 1924 in un palazzo umile dove adesso c’è una carrozzeria, il Rayo Vallecano ottenne per la prima volta la promozione nella Liga al termine della stagione del 1976/77. Il Rayo giunse terzo alle spalle di Sporting Gijòn e Cadice, ma con due punti in più rispetto a Real Jaen e Real Oviedo. Da allora, dopo anche una discesa in terza divisione, il Rayo può contare di aver disputato ben 16 volte il massimo campionato, con qualche risultato anche di prestigio come una partecipazione alla Coppa UEFA nel 2000/01. Competizione in cui il Rayo arrivò fino ai quarti, eliminato dai baschi dell’Alavès, dopo aver estromesso Constellaciò Esportiva, Molde, Viborg, Lokomotiv Mosca e Bordeaux. Il miglior piazzamento nella Liga è invece un 8° posto nel 2012/2013, mentre nel 1981/82 ha disputato le semifinali in Copa del Rey. Del resto in tanti sono passati ad indossare la maglia della squadra di Vallecas, anche gente importante come Fernando Morena, Hugo Sanchez e Toni Polster, ma qui hanno giocato anche Diego Costa, Laurie  Cunningham, Tamudo, Michel, Negredo, Viktor Onopko ed il povero portiere nigeriano Wilfred Agbonavbare, scomparso recentemente.

La banda izquierda. Il Rayo Vallecano indossa una caratteristica maglia bianca contrassegnata da una banda obliqua rossa. La banda izquierda, molto vicina a quella del River Plate che era in tournèe in Europa intorno al 1949, cioè quando fu adottata questa tenuta di gioco, anche se in molti dicono che l’ispirazione l’abbia data l’Atletico Madrid, con cui esisteva un accordo che però durò soltanto un anno senza particolari vantaggi. Poi sulla maglia c’è anche un’ape, in quanto il Rayo è ritenuto nel suo campionato un’ammazzagrandi.
Bukaneros. L’anima operaia del quartiere si riversa completamente anche sui gradoni del piccolo Estadio Teresa Rivero, intitolato alla Presidente donna del club. Al termine della Temporada del 1991/92 un gruppo di 7 ragazzi fonda la Brigada Franjrojas nel nome dell’antifascismo e della lotta al razzismo. Dalla stagione successiva il nome si trasforma in Bukaneros, denominazione che prende spunto dalla battaglia navale che ogni anno viene celebrata nel quartiere nella Fiesta del Carmen. Il numero dei seguaci Bukaneros aumenta sempre di più, soprattutto intorno alla stagione del 1995/96, quando nella Liga il Rayo vinse anche 2-1 al Bernabeu contro il Real. Nel 2000/2001 poi la tifoseria raysta finalmente conosce anche il palcoscenico europeo in Coppa UEFA con trasferte prestigiose. Su tutta quella di Bordeaux con ben 700 tifosi al seguito. Nel 1997 in occasione di una gara interna di campionato contro l’Osasuna di Pamplona fu istituita la “Prima giornata contro il razzismo negli stadi”. Un’iniziativa ovviamente carica di significati di un certo peso.
Antifa e il calcio moderno. La tifoseria raysta si riconosce per il suo forte spirito antifascista, ma non mancano a sui carico le persecuzioni della polizia spagnola. Il caso ultimo riguarda il sequestro di 400 semplicissime torce prima della gara di campionato contro il Levante. Torce non pericolose e di uso comune, ma che avevano la colpa di appartenere ai Bukaneros, un gruppo sempre nell’occhio del ciclone. Infatti, le coreografie dei Bukaneros sono sempre contro il calcio moderno ed il razzismo. E questo forse disturba la quiete pubblica del calcio spagnolo e della UEFA. L’operazione della polizia è stata oltretutto condotta in cooperazione addirittura della TEDAX, un corpo speciale dedito esclusivamente al disinnesco di esplosivi. Cioè un dispiegamento di forze senza dubbio inadeguato per sequestrare delle semplici torce.
 
Ad ogni modo, i Bukaneros hanno lasciato vuoto il loro settore dopo il sequestro della polizia, ma ci ha pensato l’attaccante Bueno ad onorare il loro prestigio rifilando una quaterna la Levante nel 4-2 finale.  Del resto la band Sk-P ha dedicato due canzoni alla squadra Como un Rayo e Rayo Vallecano.
Somos los hinchas mas anarquistas,
los mas borrachos, los mas antifascistas.
Nuestro rayito revolucionario
TODOS LOS FACHAS ¡¡FUERA DE MI BARRIO!!
Un suo sostenitore, il 16enne Carlos Palomino, fu assassinato nel 2007 a colpi di coltello al termine di un presidio antifascista da Josuè Estebanez de la Hija, militante di Democracia Nacional. Il Rayo ed i suoi tifosi ne tengono sempre vivo il ricordo.
Nel novembre del 2014 fu abbastanza clamorosa la protesta dei Bukaneros contro il calcio moderno nella gara interna contro il Deportivo La Coruna. Si segnalavano soprattutto le misure restrittive per andare allo stadio e la coreografia da loro preparata fu quella di paragonare lo stadio a Guantanamo, con tipico e logico riferimento per i detenuti politici.
Quella del Rayo Vallecano e dei Bukaneros è una storia che continua all’interno del panorama spagnolo in un connubio perfetto tra aficionados e club. Il Rayo del resto per la Vallecas è qualcosa più di un’istituzione.

28 gennaio 2014

Gamonal esempio di lotta!


 
tratto da: http://www.resistenze.org/

Dopo intensi giorni di lotta, il movimento popolare ha ottenuto che il sindaco di Burgos (PP) facesse marcia indietro sui piani urbanistici progettati esclusivamente per favorire gli oligarchi legati concretamente al settore delle costruzioni. E' un risultato anche se sarà necessario vigilare per evitare il rischio di un rilancio del progetto da parte del Comune.

La lotta degli abitanti di Gamonal ha scatenato un'ondata di solidarietà nei quartieri popolari di molte città spagnole, identificatesi nei problemi del quartiere di Burgos, problemi che affliggono la classe operaia di tutto il paese. E' stato evidente che la lotta è l'unico modo per vincere la guerra che l'oligarchia parassitaria e il suo Stato perpetrano contro la classe operaia e gli strati popolari.




I mezzi di comunicazione si premurano in questi giorni di trovare una spiegazione di quanto accaduto nel quartiere operaio Gamonal che convenga ai loro padroni capitalisti. In primo luogo hanno cercato di dividere il movimento popolare tra "pacifici" e "violenti", per tracciare in parallelo un'altra divisione tra "organizzati" e "non organizzati", puntando in seguito contro alcune organizzazioni politiche.

I mezzi di comunicazione agiscono secondo i comandi dei loro padroni e in perfetto coordinamento con lo Stato e le sue forze repressive. In un'intervista al quotidiano El Pais, il Segretario di Stato per la Sicurezza afferma che "è abituale che nelle proteste si collochino i violenti per distorcerle" (El País, 18/01/2014), rincarando la dose subito dopo contro varie organizzazioni tra le quali nomina espressamente i Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), organizzazione giovanile del PCPE.




Di fronte alle accuse e i tentativi di manipolazione del Segretario di Stato e dei monopoli della comunicazione, il Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna sostiene l'azione nella lotta di Gamonal dei CJC. La nostra organizzazione non agisce "al di fuori" né impiega metodi "violenti", ma è costituita da operai e operaie di Burgos, da disoccupati e studenti che promuovono quotidianamente la lotta nei quartieri e luoghi di lavoro e di studio, contro le misure capitaliste imposte al popolo, contro lo sfruttamento e la miseria a cui ci condanna questo sistema e per costruire un potere operaio e popolare al servizio della maggioranza del nostro paese.

Non è il movimento popolare che ha usato mezzi di lotta violenti. Come si è visto in Gamonal, è lo Stato che, attraverso i corpi e le forze repressive agisce violentemente contro il popolo. Violenta è la miseria crescente imposta alla classe operaia, violente sono le vergognose misure concordate dai governi a favore dei monopoli, violenta è la guerra imperialista nella quale partecipa lo Stato Spagnolo. In numerose occasioni è comprovata l'azione violenta di poliziotti infiltrati all'interno delle mobilitazioni popolari, questa azione mira a distruggere le mobilitazioni, a dare un pretesto ai monopoli della comunicazione per criminalizzare le lotte e allo Stato per reprimere la classe operaia e il popolo.



Il PCPE chiama tutta la classe operaia e tutti i settori popolari a continuare la lotta in ogni quartiere, in ogni luogo di lavoro e studio, sulle seguenti basi:
- Organizzazione di Comitati Popolari in ogni quartiere operaio con rivendicazioni concrete a favore della classe operaia e del popolo.
- Organizzazione dei Comitati per l'Unità Operaia in ogni luogo di lavoro e settore.
- Difesa di ogni lotta contro la repressione dello stato e contro le azioni manipolatrici estranee e contrarie al movimento popolare.
- Rivendicazione del rilascio, caducando le accuse, dei detenuti a seguito della lotta e piena solidarietà popolare contro la repressione statale.

Unifichiamo le lotte, sommiamo tutte le forze in un fronte operaio e popolare opposto al potere capitalistico, al potere dell'oligarchia parassitaria.


La lotta è l'unico cammino!
Gamonal esempio di lotta!
Tutto per la classe operaia!

11 dicembre 2013

Uruguay, sì definitivo alla marijuana di Stato

 
Via libera al monopolio statale sulla produzione e vendita della cannabis
la norma antiproibizionistaUruguay, sì definitivo alla marijuana di Stato Via libera al monopolio statale sulla produzione e vendita della cannabis
Con il voto favorevole del Senato, da oggi l’Uruguay è il primo Paese del mondo a liberalizzare e controllare la vendita delle droghe leggere. Manca solo la firma scontata del presidente Josè Mujica, che ha fortemente voluto la legge contro l’opinione della maggioranza degli uruguaiani, sin dall’inizio dell’iter parlamentare. Nel piccolo Paese sudamericano, dunque, parte una esperienza unica per debellare il narcotraffico. La marijuana oggi arriva dal vicino Paraguay, e secondo il governo è responsabile per l’aumento degli indici di violenza.
LA DOSE MENSILE - Ora invece i cittadini con più di 18 anni potranno comprare una dose mensile di «erba» (si parla di 40 grammi) ad un prezzo relativamente basso, meno di un euro al grammo, circa il 30 per cento in meno degli attuali valori sul mercato illegale. La vendita avverrà nelle farmacie, mentre la coltivazione sarà affidata a cooperative private, ma controllata dallo Stato. La legge permette anche ai cittadini di tenere un numero limitato di piantine di cannabis in casa. Per evitare la nascita di un turismo della marijuana, non sarà consentita la vendita agli stranieri.
 
L’ANTIPROIBIZIONISMO - Esperimento unico, si diceva, che sceglie un modello diverso da quello di altri Paesi come l’Olanda o di alcuni Stati americani, come California e Colorado. Il governo sostiene che la regolamentazione andrà di pari passo con campagne pubbliche che mettano in guardia dagli eccessi del consumo, simili a quelle che avvengono con il tabacco. Il dibattito finale al Senato è durato ben dieci ore e alla fine i voti favorevoli hanno prevalso per 16 a 13. Negli ultimi mesi una campagna per evitare l’approvazione delle legge è stata condotta dall’opposizione di destra e da gruppi religiosi.

7 novembre 2013

LANDER LIBERO: OCCUPATA SEDE ITALIANA DELLA EFE (AGENZIA STAMPA SPAGNOLA)


 
COMUNICATO STAMPA

Oggetto:
COMITATO “UN CASO BASCO A ROMA” OCCUPA SEDE ITALIANA DELLA EFE (AGENZIA STAMPA SPAGNOLA). “11 NOVEMBRE: PROCESSO PER LANDER, CI SAREMO ANCHE DALL’ITALIA SOTTO L’AUDINECIA NACIONAL DI MADRID”.
Questa mattina un nutrito gruppo di militanti del Comitato “Un caso basco a Roma” ha occupato la sede dell’agenzia stampa spagnola EFE, in Piazza Navona 106. Un’azione che ha puntato l’indice contro la principale agenzia stampa al soldo del governo di Madrid, sempre pronta a criminalizzare la lotta per l’autonomia dei militanti baschi e soprattutto schiacciata in maniera acritica sulla ragion di Stato del governo spagnolo, nonostante le torture e le leggi speciali che – come ha recentemente ricordato la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo – sono in aperta contraddizione con la “condotta democratica” che si dice di applicare in Euskal Herria.
L’azione di stamattina rappresenta un modo per rompere il silenzio e l’ipocrisia intorno al noto caso di Lander Fernandez Arrinda, che il prossimo 11 novembre si troverà davanti i giudici dell’Audiencia Nacional di Madrid (insieme al coimputato Aingeru, al quale fu estorta sotto tortura la dichiarazione con cui fu poi costruita l’accusa a Lander), chiamati ad emettere la sentenza finale su una montatura politica che rischia ancora di privare Lander della sua libertà.
Già da tempo, infatti, Lander si trova in arresto con l’accusa, infondata, di essere un etarra e soprattutto di aver danneggiato un autobus a seguito di un corteo di oltre 10 anni fa. Prima arrestato in Italia, nel giugno 2012, è poi costretto ai domiciliari per 10 mesi; poi, lo scorso 27 aprile, estradato e detenuto nel carcere di Estremera, appena fuori Madrid.
Il contributo dei suoi compagni e delle sue compagne, oltre al sostegno di chi da più di un anno si è prodigato per fare chiarezza sul suo caso, hanno dato vita all’azione odierna: che si torni a parlare del Paese Basco e di Lander, che si distenda nuovamente la fitta rete di solidarietà che ha dato vita alla campagna per la sua liberazione.
Oggi più che mai, parlare dei Paesi Baschi vuol dire parlare di noi.
Per info:
Twitter: @landerlibero
email uncasobasco@autistici.org

7 ottobre 2013

“Goccia a goccia per i diritti dei prigionieri baschi”


Tantaz tanta, euskal presoen eskubideen alde’

 
Di cifre ancora non si parla, da quelle parti sono più seri che in Italia nel dare i numeri sulla partecipazione alle manifestazioni. Ma basta guardare le foto e i video che già circolano in rete sulla grande manifestazione che oggi ha inondato il centro di Bilbao per accorgersi che la mobilitazione è stata piena, determinata, capillare. E ha portato in piazza un’enorme folla contro l’ennesima provocazione di Madrid sulla pelle dei prigionieri politici baschi e dei loro familiari andata in scena lunedì quando centinaia di agenti incappucciati hanno assaltato le sedi del movimento popolare Herrira e arrestato 18 tra coordinatori e militanti.

Una grande ovazione e applausi scroscianti hanno accolto poco dopo le 17,30 la partenza del compatto corteo, aperto da un grande striscione che recitava “Tantaz tanta, euskal presoen eskubideen alde’ (“Goccia a goccia per i diritti dei prigionieri baschi”). In prima fila, ad aprire il corteo, volti noti della società basca: il surfista Axi Muniain, il cineasta Juanba Berasategi, gli scrittori Eider Rodríguez, Irati Jiménez, e Lutxo Egia; i musicisti Joseba Tapia, Inés Osinaga e Txerra Bolinaga; la scalatrice Irati Anda, il campione di pelota Oier Zearra, l’attrice Itziar Ituño e altri ancora. Con loro esponenti politici di tutti i partiti della sinistra indipendentista e anche della sinistra federalista, insieme ai dirigenti di tutte le sigle del sindacalismo di classe e ‘soberanista’ che ieri hanno scioperato e dato vita a manifestazioni capillari per denunciare l’ennesima operazione repressiva. Non c’erano dirigenti dei partiti regionalista Pnv e socialista PSE, che però hanno ribadito la loro contrarietà a quello che appare un atto di arbitrio destinato a rendere più difficile il cammino verso la soluzione definitiva del conflitto basco.
Il video del corteo


Una risposta patente e potente, quella di oggi, alla tesi dell’Audiencia Nacional di Madrid e del Ministro degli Interni spagnolo secondo i quali Herrira, l’associazione di solidarietà con i prigionieri, sarebbe “un tentacolo dell’ETA”. A dimostrare il legame organico, oltre le normali attività del movimento costituitosi circa due anni fa, anche gli 'ongi etorri', le celebrazioni festose di ricevimento popolare organizzate ogni qualvolta un prigioniero politico esce dal carcere e torna alla sua comunità.

Una tesi smentita non solo dal buon senso, dalla realtà e dall’enorme partecipazione alla mobilitazione di oggi, ma anche dallo stessa magistratura speciale ‘antiterrorismo’. Il giudice Eloy Velasco, quello che ha firmato gli ordini di cattura, tra giovedì e venerdì ha smentito sé stesso e la fondatezza delle accuse, visto che ha rimesso in libertà tutti gli arrestati, e solo quattro di loro dietro pagamento di una cauzione. Una vera e propria rivendicazione, data l’infondatezza giudiziaria, del teorema accusativo, e del carattere politico dell’organizzazione che in questi anni ha animato settori crescenti della società basca a mobilitarsi per il rispetto dei diritti minimi dei militanti dell’ex organizzazione armata, e non solo, rinchiusi nelle carceri di Madrid e Parigi. La Spagna sui prigionieri non può e non vuole negoziare: perché continua a utilizzare il tema del contrasto al terrorismo come arma di distrazione di massa nei confronti di una popolazione impaurita da crisi e disoccupazione. E perché una gran parte dell’opinione pubblica spagnola, avvelenata da un nazionalismo reazionario e aggressivo, e già messa in crisi dall’accelerazione del processo indipendentista catalano, potrebbe non sopportare eventuali passi del governo Rajoy (il più a destra che Madrid abbia avuto dalla fine del franchismo) in direzione di una risoluzione negoziale e giusta del tema dei prigionieri politici.
Alla marcia ‘azzurra’ di oggi – dal colore della campagna di solidarietà con i prigionieri ed ora con Herrira - hanno partecipato anche tutti gli arrestati, accolti da ali di folla che non hanno lesinato abbracci e slogan di incitamento. Finché la testa del corteo, dopo aver percorso chilometri di ampie strade del centro della più popolata città basca ancora occupate al grido di ‘Euskal Presoak Etxera’ (Prigionieri baschi a casa) e ‘Herrira Aurrera’ (Avanti Herrira), non è arrivata sulla scalinata del municipio, dove alcuni rappresentanti del movimento popolare hanno letto un breve messaggio che riassumeva le parole d’ordine della mobilitazione, manifestando innanzitutto un totale appoggio a Herrira e ai suoi obiettivi. E chiarendo che l’ordine da parte del tribunale di Madrid sulla sospensione per due anni delle attività di Herrira – i cui dirigenti sono accusati di incitamento al terrorismo, partecipazione e finanziamento di banda armata - rimarrà lettera morta. Ancora una volta, Euskal Herria ha dimostrato che non intende obbedire all’imposizione.

19 settembre 2013

KARL MARX - L’ARTE DELL’INSURREZIONE


L’ARTE DELL’INSURREZIONE
A lezione da Marx, per vincere.

 
1.    Non giocare mai con l’insurrezione, che, una volta iniziata, deve essere condotta fino alla (sua) fine.

2.    Essere superiori al Nemico nel momento e nel punto decisivo.

3.    Mantenere sempre l’offensiva, perché la difensiva è la sconfitta.

4.    Sorprendere il Nemico, sorprenderlo quando è disperso e diviso.

5.    Mantenere la superiorità morale cercando di ottenere vittorie tutti i giorni, anche se piccole.

Queste le cinque regole che Marx ricorda a proposito dell’arte dell’Insurrezione, un’arte che, proprio perché tale, non può mai essere affidata all’improvvisazione o al dilettantismo, per quanto eroico esso possa dimostrarsi.
 

29 luglio 2013

Manifesto per l’amnistia sociale


Manifesto per l’amnistia sociale

 


Tratto da: http://www.osservatoriorepressione.org/

Negli ultimi mesi, fra alcune realtà sociali, politiche e di movimento, ma anche singoli attivisti e avvocati, è nato un dibattito sulla necessità di lanciare una campagna politica sull’amnistia sociale e per l’abrogazione di quell’insieme di norme che connotano l’intero ordinamento giuridico italiano e costituiscono un vero e proprio arsenale repressivo e autoritario dispiegato contro i movimenti più avanzati della società.
Da tempo l’Osservatorio sulla repressione ha iniziato a effettuare un censimento sulle denunce penali contro militanti politici e attivisti di lotte sociali. Ora abbiamo la necessità, per costruire la campagna, di un quadro quanto più possibile completo, che porterà alla creazione di un database consultabile on-line. Ad oggi sono state censite 17 mila denunce.

Il nuovo clima di effervescenza sociale degli ultimi anni, che non ha coinvolto solo i tradizionali settori dell’attivismo politico più radicale ma anche ampie realtà popolari, ha portato a una pesante rappresaglia repressiva, come già era accaduto nei precedenti cicli di lotte. Migliaia di persone che si trovavano a combattere con la mancanza di case, la disoccupazione, l’assenza di adeguate strutture sanitarie, la decadenza della scuola, il peggioramento delle condizioni di lavoro, il saccheggio e la devastazione di interi territori in nome del profitto, sono state sottoposte a procedimenti penali o colpite da misure di polizia. Così come sono stati condannati e denunciati militanti politici che hanno partecipato alle mobilitazioni di Napoli e Genova 2001 e alle manifestazioni del 14 dicembre 2010 e del 15 ottobre 2011 a Roma.

Il conflitto sociale viene ridotto a mera questione di ordine pubblico. Cittadini e militanti che lottano contro le discariche, le basi militari, le grandi opere di ferro e di cemento, come terremotati, pastori, disoccupati, studenti, lavoratori, sindacalisti, occupanti di case, si trovano a fare i conti con pestaggi, denunce e schedature di massa. Un “dispositivo” di governo che è stato portato all’estremo con l’occupazione militare della Val di Susa. Una delle conseguenze di questa gestione dell’ordine pubblico, applicato non solo alle lotte sociali ma anche ai comportamenti devianti, è il sovraffollamento delle carceri, additate anche dalla comunità internazionale come luoghi di afflizione dove i detenuti vivono privi delle più elementari garanzie civili e umane. Ad esse si affiancano i CIE, dove sono recluse persone private della libertà e di ogni diritto solo perché senza lavoro o permesso di permanenza in quanto migranti, e gli OPG, gli ospedali di reclusione psichiatrica più volte destinati alla chiusura, che rimangono a baluardo della volontà istituzionale di esclusione totale e emarginazione dei soggetti sociali più deboli.

Sempre più spesso dunque i magistrati dalle aule dei tribunali italiani motivano le loro accuse sulla base della pericolosità sociale dell’individuo che protesta: un diverso, un disadattato, un ribelle, a cui di volta in volta si applicano misure giuridiche straordinarie. Accentuando la funzione repressivo-preventiva (fogli di via, domicilio coatto, DASPO), oppure sospendendo alcuni principi di garanzia (leggi di emergenza), fino a prevederne l’annichilimento attraverso la negazione di diritti inderogabili. È ciò che alcuni giuristi denunciano come spostamento, sul piano del diritto penale, da un sistema giuridico basato sui diritti della persona a un sistema fondato prevalentemente sulla ragion di Stato. Una situazione che nella attuale crisi di legittimazione del sistema politico e di logoramento degli istituti di democrazia rappresentativa rischia di aggravarsi drasticamente.
Non è quindi un caso che dal 2001 a oggi, con l’avanzare della crisi economica e l’aumento delle lotte, si contano 11 sentenze definitive per i reati di devastazione e saccheggio, compresa quella per i fatti di Genova 2001, a cui vanno aggiunte 7 persone condannate in primo grado a 6 anni di reclusione per i fatti accaduti il 15 ottobre 2011 a Roma, mentre per la stessa manifestazione altre 18 sono ora imputate ed è in corso il processo.

Le lotte sociali hanno sempre marciato su un crinale sottile che anticipa legalità future urtando quelle presenti. Le organizzazioni della classe operaia, i movimenti sociali e i gruppi rivoluzionari hanno storicamente fatto ricorso alle campagne per l’amnistia per tutelare le proprie battaglie, salvaguardare i propri militanti, le proprie componenti sociali. Oggi sollevare il problema politico della legittimità delle lotte, anche nelle loro forme di resistenza, condurre una battaglia per la difesa e l’allargamento degli spazi di agibilità politica, può contribuire a sviluppare la solidarietà fra le varie lotte, a costruire la garanzia che possano riprodursi in futuro. Le amnistie sono un corollario del diritto di resistenza. Lanciare una campagna per l’amnistia sociale vuole dire salvaguardare l’azione collettiva e rilanciare una teoria della trasformazione, dove il conflitto, l’azione dal basso, anche nelle sue forme di rottura, di opposizione più dura, riveste una valenza positiva quale forza motrice del cambiamento.
Nel pensiero giuridico le amnistie hanno rappresentato un mezzo per affrontare gli attriti e sanare le fratture tra costituzione legale e costituzione materiale, tra la fissità e il ritardo della prima e l’instabilità e il movimento della seconda. Sono servite a ridurre la discordanza di tempi tra conservazione istituzionale e inevitabile trasformazione della società incidendo sulle politiche penali e rappresentando momenti decisivi nel processo d’aggiornamento del diritto. È stato così per oltre un secolo, ma in Italia le ultime amnistie politiche risalgono al 1968 e al 1970.
Aprire un percorso di lotta e una vertenza per l’amnistia sociale – che copra reati, denunce e condanne utilizzati per reprimere lotte sociali, manifestazioni, battaglie sui territori, scontri di piazza – e per un indulto che incida anche su altre tipologie di reato, associativi per esempio, può contribuire a mettere in discussione la legittimità dell’arsenale emergenziale e fungere da vettore per un percorso verso una amnistia generale slegata da quegli atteggiamenti compassionevoli e paternalisti che muovono le campagne delegate agli specialisti dell’assistenzialismo carcerario, all’associazionismo di settore, agli imprenditori della politica. Riportando l’attenzione dei movimenti verso l’esercizio di una critica radicale della società penale che preveda anche l’abolizione dell’ergastolo e della tortura dell’art. 41 bis.
Chiediamo a tutti e tutte i singoli, le realtà sociali e politiche l’adesione a questo manifesto, per iniziare un percorso comune per l’avvio della campagna per l’amnistia sociale.
A coloro che hanno a disposizione dati per il censimento chiediamo di compilare
la scheda che può anche essere scaricata dal sito www.osservatoriorepressione.org
Schede e adesioni vanno inviate a: osservatorio.repressione@hotmail.it
Puoi scaricare la scheda qui scheda qui

Qui sotto le condivisioni pervenute fino al 25 luglio 2013 ore 9
Chi è su facebook la può trovare cliccando qui cliccando qui
Adesioni collettive
ACAD, Associazione contro abusi in divisa onlus
Acoustic Impact, gruppo musicale
Action Diritti in Movimento
Assalti Frontali, gruppo musicale
Assemblea Aversana per l’Autonomia
Associazione Senzaconfine, Roma
Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
ATTAC Italia
Azione antifascista Teramo
Banda Bassotti, gruppo musicale
Banda Jorona, gruppo musicale
Baracca Sound, gruppo musicale
Blocchi Precari Metropolitani, Roma
Centro sociale 28 maggio, Rovato (BS)
Circolo Che Guevara PRC
COBAS PT  CUB
Coordinamento regionale dei Comitati NoMuos
Comitato Amici e Familiari Davide Rosci
Comitato Antirazzista COBAs - Palermo
Comitato di Quartiere Torbellamonaca, Roma
Comitato Pace di Robassomero (TO)
Comitato Piazza Carlo Giuliani, Genova
Communia, Spazio di mutuo soccorso, Roma
Confederazione dei Comitati di Base (COBAS)
Confederazione COBAS Perugia
Confederazione COBAS Pisa
Confederazione COBAS Terni
Consiglio Metropolitano di Roma
Coordinamento Regionale USB Umbria
CPOA Rialzo, Cosenza
CSA Depistaggio, Benevento
CSA Germinal Cimarelli, Terni
CSA Jan Assen (ex Asilo politico), Salerno
CSOA Angelina Cartella, Reggio Calabria
Fuori binario, giornale di Strada dei Senza Dimora di Firenze
Ginko (Villa Ada Posse) & Shanty Band, gruppo musicale
ISM – Italia
Ital Noiz Dub System, gruppo musicale
L@p Asilo 31- Laboratorio per l’Autorganizzazione Popolare Asilo 31, Benevento
Lavoratori Autorganizzati Ministero dell’Economia e delle Finanze
Legal Team Italia
Liberi dall’ergastolo
LOA Acrobax, Roma
Madri per Roma città aperta
Movimento No Tav
Movimento No Tem
Occupazioni Precari Studenti OPS area Castelli romani
Officina Rebelde Castell’Umberto (ME)
Oltremedia news
Osservatorio sulla repressione
Radici nel cemento, gruppo musicale
Radio Maroon, gruppo musicale
RAT – Rete Antifascista Ternana
Redgoldgreen, gruppo musicale
Rete Antirazzista Catanese
Rete Bresciana Antifascista
Rete 28 aprile Fiom - opposizione Cgil
Riscossa proletaria per il comunismo, Torino
Sindacato Lavoratori in Lotta (SLL)
Spazio Popolare Occupato S. Ermete, Pisa
Terradunione, gruppo musicale
Tribù Acustica, gruppo musicale
Unione Sindacale di Base (USB)
USB Bergamo
Wu Ming - scrittori
99 Posse, gruppo musicale
Adesioni individuali:

Alessandro Dal Lago - Università di Genova
Alessandra Magrini (AttriceContro), Roma
Alessia Montuori, Roma
Alfredo Tradardi, coordinatore ISM – Italia
Alfonso Di Stefano Comitato di base NoMuos/NoSigonella (Ct)
Alfonso Perrotta, Roma
Andrea Bitonto
Anna Balderi, Ladispoli
Antonino Campenni, ricercatore Università della Calabria
Antonio Musella, giornalista, Napoli
Assia Petricelli
Beppe Corioni
Bianca «la Jorona» Giovannini, musicista
Carlo Bachschmidt, consulente tecnico processi G8
Carlo Pellegrino, medico chirurgo
Carlo Tompetrini
Caterina Calia, avvocato, Roma
Cesare Antetomaso, Giuristi Democratici
Checchino Antonini, giornalista di Liberazione
Chiara Morello, educatore professionale
Claudia Urzi, insegnante
Claudio Dionesalvi, insegnante
Claudio Guidotti, Roma
Claudio Infantino, insegnante
Cosimo Maio, Benevento
Cristiano Armati, scrittore
Cristiano Carloni, studente, Università di Urbino
Cristina Povoledo, Roma
Daniela Frascati, scrittrice
Daniela Pantaloni, Comitato pace Robassomero (TO)
Daniele Catalano
Daniele Sepe, musicista
Danilo Bianconi, Roma
Dario Rossi, avvocato, Genova.
Davide Rosci, detenuto per i fatti del 15 ottobre 2011
Davide Steccanella, avvocato, Milano
Demetrio Conte, Counselor ed educatore, Milano
Don Vitaliano Della Sala, parroco
Donatella Quattrone, blogger
Egle Piccinini, Asti
Elena Giuliani, sorella di Carlo Giuliani
Emanuela Donat Cattin, Milano
Emidia Papi, USB
Enrico Contenti, ISM-Italia
Enrico Di Cola
Enrico Triaca, Roma, torturato dallo Stato nel 1978 e condannato per calunnia alle “forze dell’ordine”
Ermanno Gallo, scrittore, cittadino
Erri De Luca, scrittore
Fabio Giovannini, scrittore e autore televisivo
Federico Mariani, Roma
Federico Micali
Francesca Panarese, Benevento
Francesco Barilli, coordinatore reti-invisibili.net
Francesco Caruso, ricercatore Università della Calabria
Francesco Romeo, avvocato, Roma
Franco Coppoli, COBAS Terni
Franca Gareffa, Dipartimento sociologia Università della Calabria
Franco Piperno, docente di Fisica, Università della Calabria
Fulvia Alberti, regista
Gabriella Grasso, Milano
Gennaro Massimino, infermiere, COBAS Sanità Università e Ricerca
Gianni Piazza, ricercatore universitario
Gianpiero Bonvicino - Coordinatore PRC valli Brembana e Imagna
Gigi Malabarba
Gilberto Pagani, avvocato, presidente Legal Team Italia
Giorgia Listì, Palermo
Giovanni Russo Spena, responsabile giustizia PRC
Giulia Inverardi, scrittrice
Giulio Bass, musicista
Giulio Laurenti, scrittore
Giuseppina Massaiu, avvocato, Roma
Gualtiero Alunni, portavoce Comitato No Corridoio Roma-Latina
Guido Lutrario, USB, Roma
Haidi Gaggio Giuliani, Comitato Piazza Carlo Giuliani
Italo Di Sabato, Osservatorio sulla repressione
Laura Donati
Lello Voce, poeta
Letizia Romeo, Lucca
Livia Fenaroli
Lorenzo Guadagnucci, giornalista, Comitato Verità e Giustizia per Genova
Luca Fontana, segretario circolo PRC Che Guevara
Luciano Muhlbauer
Ludovica Formoso, praticante avvocato, Roma
Luigi Brambillaschi, Melzo (MI)
Luigi Fucchi, coordinamento regionale USB Umbria
Luigia Pasi, Milano
Luisella Consumi, RSU Università degli studi di Firenze
Manlio Calafrocampano, musicista
Marco Arturi, Rete 28 Aprile, Torino
Marco Bersani, Attac Italia
Marco Calabria, giornalista
Marco Clementi, storico
Marco Di Renzo, Roma
Marco Rovelli, scrittore e musicista
Marco Spezia, Tecnico della sicurezza su lavoro, Sarzana (SP)
Mario Battisti, Roma
Mario Pontillo, responsabile carceri PRC
Martina Grifoni, Narni
Massimo Carlotto, scrittore
Massimo Lo Sciuto, operaio informatico
Matteo Squadrani, studente, Università di Urbino.
Mattia Pellegrini, artista
Mauro Gentile, detenuto politico per gli scontri del 15 ottobre 2011
Mc Shark, Terradunione, musicista
Michele Baronio, attore
Michele Capuano, regista-scrittore
Mingo Fante, brigante, Torricella Peligna (CH)
Mino Massimei, Presidente Circolo ARCI Montefortino 93, Artena (RM)
Miriam Marino, scrittrice, Rete ECO, AMLRP
Nando Grassi, insegnante, Palermo
Nicoletta Crocella, responsabile edizioni Stelle Cadenti
Nunzio D’Erme, Roma
Paolo Caputo, ricercatore Università della Calabria
Paolo Di Vetta, Blocchi Precari Metropolitani
Paolo Persichetti, insorgenze.wordpress.com
Paolo “Pesce” Nanna, comico periferico
Paola Staccioli, Osservatorio sulla repressione
Pasquale Vilardo, avvocato, Roma
Pietro Saitta, ricercatore in Sociologia, Università di Messina
Pino Cacucci, scrittore
Rasta Blanco, musicista
Renato Rizzo, segreteria romana Unione Inquilini
Roberto Colarullo, Comitato pace Robassomero (TO)
Roberto Ferrucci, scrittore
Roberto Giardelli
Roberto Vassallo, Direttivo CGIL Milano, RSU FIOM Almaviva Milano
Rodolfo Graziani, Terni
Ruggero D’Alessandro, Lugano Breganzona, Svizzera
Salvatore Palidda, Università di Genova
Serge Gaggiotti (Rossomalpelo), cantautore
Sergio Bellavita, portavoce nazionale Rete 28 aprile Fiom
Sergio Bianchi, casa editrice DeriveApprodi
Sergio Riccardi, Roma
Silvia Baraldini, Roma
Silvio Arcolesse, Campobasso
Simonetta Crisci, avvocato, Roma
Stefano Ciccantelli (coordinatore circolo SEL Pineto (TE)
Stefano Poloni, Milano
Stefano Ulliana, insegnante scuola pubblica, Codroipo (UD)
Tamara Bartolini, attrice
Tatiana Montella, avvocato
Tiziano Loreti, Bologna
Valentina Bucci, libraia, Ancona
Valentina Perniciaro, blogger baruda.net
Valerio Evangelisti, scrittore, Bologna
Valerio Mastandrea, attore
Valerio Monteventi, Bologna
Vincenzo Brandi, ingegnere, ISM-Italia
Vincenzo Miliucci, COBAS, Roma
Vittorio Agnoletto
Wsw Wufer, musicista