L'ordine di arresto emesso dal giudice Grande Marlaska, ha implicato un dispositivo di polizia costituito da 650 agenti della FSE (corpo di sicurezza spagnola). Secondo quanto afferma un comunicato reso pubblico poche ore fa dal Ministero degli Interni spagnolo, gli arrestati "esercitavano presumibilmente funzioni di responsabilità" in Segi. Tale operazione, sempre secondo quanto sostiene la comunicazione sopra citata, mirava allo smantellamento della struttura direttiva dell'organizzazione giovanile e della sua struttura logistica e di finanziamento. Le accuse vertono oltremodo sul teorema "tutto è ETA" secondo cui si cerca di ricondurre varie organizzazioni indipendentiste alla lotta armata. Lo stesso Ministro degli Interni Alfredo Perez Rubalcaba ha dichiarato nella giornata di oggi che l'operazione di polizia portata a termine ha raggiunto tre obiettivi: "impedire che le organizzazioni di ETA che sono state illegalizzate si riformino", "impedire che ETA abbia una nicchia" e "lottare contro la violenza di strada, che nell'organizzazione di ETA corrisponde giustamente a Segi".
Dall'altra parte il partito Aralar ha dichiarato che tali detenzioni non sono casuali ma hanno lo scopo preciso di indebolire il processo interno cui ha dato il via la sinistra abertzale rappresentata da Batasuna; allo stesso tempo puntualizza che nel Codice Penale "coloro che commettono delitti sono le persone e non le organizzazioni", pertanto detenere persone "per appartenenza a un'organizzazione è una aberrazione giuridica".
Risulta quindi chiaro in questo momento politico, come lo Stato spagnolo abbia voluto dar "prova" della sua forza con l'ennesima operazione di repressione nei confronti della sinistra indipendentista, dimostrando un atteggiamento di chiusura rispetto alla proposta di dibattito politico annunciata diversi giorni fa dalla sinistra abertzale. Che tale "prova di forza" abbia successivamente dimostrato la paura di affrontare il dibattito politico viene avvalorata dalla scarsità di argomentazioni che lo Stato spagnolo ha nel negare effettivamente l'autodeterminazione di Euskal Herria e il diritto dei cittadini e delle cittadine basche a decidere sul proprio futuro.
Sulla base di queste considerazioni, la sinistra abertzale rinnova il suo impegno e la sua costanza nel seguire il cammino intrapreso, affermando a voce alta che nessun attacco repressivo riuscirà a fermare la volontà di avviare e sviluppare un processo democratico verso la risoluzione reale del conflitto.
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